Si sono svolti nel cimitero del monte Herzl, a Gerusalemme, i funerali di Stato dell’ex presidente israeliano Shimon Peres. Presenti tra gli altri Abu Mazen, Obama e Renzi. Al centro degli interventi funebri, la figura dello statista defunto come uomo di pace. A questo proposito lo scrittore Amos Oz ha ribadito che ‘la pace non solo e’ possibile, ma e’ essenziale e ineluttabile, per noi e per i palestinesi’. Il premier israeliano Netanyahu ha sottolineato che ‘gli obiettivi sono la prosperita’ e la pace per noi e i nostri vicini’. Per Obama ‘il popolo ebraico non e’ nato per governare un altro popolo’.
Decine di leader mondiali hanno reso un caloroso ultimo omaggio all’anziano statista israeliano e premio Nobel per la pace Shimon Peres ai funerali organizzati sotto alta sorveglianza oggi a Gerusalemme con il presidente americano, Barack Obama, che lo ha definito uno dei giganti del 20esimo secolo alla stregua di Nelson Mandela. Alle esequie presso il cimitero nazionale del Monte Herzl spiccava la presenza del presidente palestinese Abu Mazen. Il numero uno dell’Anp aveva preso posto in prima fila, su richiesta dagli stessi Peres, secondo fonti vicine alla famiglia. Evento raro, ha stretto la mano e ha parlato brevemente con il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu prima dell’inizio della cerimonia. Massima allerta per le forze di sicurezza; strade chiuse e migliaia di agenti schierati. Circa 70 i Paesi rappresentati. Fra i leader presenti oltre a Obama figuravano il presidente francese Francois Hollande e predecessore Nicolas Sarkozy; l’omologo canadese Justin Trudeau, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il capo della diplomazia dell’Ue, Federica Mogherini, il principe Carlo di Inghilterra, gli ex premier britannici Tony Blair e David Cameron, l’ex presidente Usa Bill Clinton, testimonianza del rispetto che Peres si era guadagnato negli anni nella sua trasformazione da falco in strenuo paladino della pace.
“Sotto molti aspetti mi ricordava alcuni dei giganti del 20esimo secolo che ho avuto l’onore di incontrare: uomini come Nelson Mandela, donne come Sua Maestà la regina Elisabetta,”, ha detto Obama, che indossava una kippà. Alla morte di Peres avvenuta mercoledì a 93 anni, omaggi sono giunti da tutto il mondo all’ultimo dei padri fondatori dello Stato di Israele. L’ex presidente Usa Bill Clinton aveva reso omaggio già ieri a Peres nella camera ardente allestita davanti alla Knesset dove era apparso commosso. Clinton contribuì al successo degli accordi di Oslo fra Israele e palestinesi negli anni ’90 che valsero poi a Perez il premio Nobel per la pace. L’ex presidente americano ha anche lui preso la parola ai funerali, pronunciando un calorosa discorso nel quale ha detto dei critici di Peres. “Spesso lo hanno descritto come un ingenuo, un sognatore troppo ottimista. Si sbagliavano solo sul conto della sua ingenuità”, ha detto Clinton davanti a centinaia di convenuti. Da parte sua Netanyahu, nel suo discorso funebre, ha definito Peres un “grande uomo”. I due erano stati rivali politici e l’attuale premier ha ricordato una recente discussione a tarda notte sul futuro di Israele con Peres nel corso della quale avevano parlato di sicurezza e di pace. “Si ci sarà la pace, Shimon, caro, leader eccezionale”, ha detto Netanyahu. “Te lo dico dal profondo del mio cuore”. Obama, che ha avuto una particolare relazione personale con Netanyahu, ha invece voluto sottolineare la presenza di Abu Mazen fin dall’inzio del suo discorso: “segno che la pace è un cantiere ancora aperto”, ha detto. I funerali sono avvenuti nel cimitero nazionale del Monte Herzl dove molti dignitari israeliani sono sepolti. Circa 8,000 poliziotti sono stati mobilitati per queste commemorazioni. L’ultimo evento del genere in Israele furono i funerali del 1995 di Yitzhak Rabin, il rivale di Peres nel Partito laburista ma partner nei negoziati che poi sfociarono negli accordi di Oslo. Al termine di tutti i discorsi la bara di Peres è stata inumata accanto alla tomba di Rabin, assassinato nel 1995 da un estremista ebreo contrario agli accordi.
In 70 anni di carriera Peres ricoprì quasi tutte le principali cariche, divenendo due volte primo ministro e presidente dal 2007 al 2014. Nel 1994 vinse il premio Nobel per la pace che condivise con Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat per il suo contributo ai negoziati che portarono agli Accordi di Oslo. Fu anche l’artefice del programma nucleare di Israele, unica nazione mediorientale dotata dell’arma nucleare, sebbene non lo abbia mai dichiarato. Mentre Peres in occidente è considerato un campione della pace, in molti nel mondo arabo, anche fra i palestinesi, lo considerano un “criminale di guerra”. Citano il suo coinvolgimento nelle guerre arabo-israeliane, nell’occupazione del territorio palestinese, e il suo sostegno alla colonizzazione prima del suo lavoro per Oslo. Fu anche primo ministro nel 1996 quando più di 100 civili furono uccisi in una base dell’Onu nel villaggio libanese di Qana dal fuoco israeliano. Hamas ha condannato le condoglianze offerte da Abu Mazen alla famiglia di Peres, dicendo che equivaleva ad una “offesa al sangue dei martiri e alla sofferenza del popolo palestinese “. Abu Mazen, che firmò gli accordi di Oslo insieme a Peres, lo ha definito un “coraggioso” partner per la pace. Sono stati pressoché nulli i tributi giunti dal mondo arabo: solo l’Egitto e la Giordania, unici due Paesi ad aver fatto la pace con Israele, hanno inviato rispettivamente il ministro degli Esteri Sameh Shoukry e un ministro alle esequie di Peres. Nato in Polonia nel 1923, Peres emigrò nell’allora Palestina sotto il mandato britannico a 11 anni. Negli anni successivi aderì al sionismo e incontrò David Ben-Gurion che divenne il suo mentore e il primo premier israeliano. Peres divenne direttore generale del nascente ministero della Difesa a soli 29 anni. Dopo la dimissioni da presidente, ha cercato di mantenersi in attività, soprattutto attraverso il suo Centro per la Pace. Allo scorso inverno proprio in questa sede risalgono i suoi ultimi incontri “ufficiali” con un leader politico ma non solo: in un giorno di marzo ha incontrato il vice presidente americano Joe Biden la ex modella britannica e Naomi Campbell.