Deutsche Bank si riporta in terreno positivo dopo il crollo di questa mattina in apertura alla Borsa di Francoforte, con il titolo arrivato a perdere il 9% sui timori legati alla fuga di alcuni hedge fund. Rassicurazioni dal Ceo John Cryan, secondo cui la violenta speculazione e’ ingiustificata. Le altre Borse europee proseguono in calo, dopo i minimi della mattinata, nonostante il rialzo di Wall Street. Milano ha azzerato il calo. Il governo tedesco non si pronuncia sulla situazione.
Chiusura di seduta in rialzo per la Borsa che riscatta nel finale grazie al buon andamento di Wall Street una giornata negativa, influenzata in gran parte dal caso Deutsche Bank. L’indice Ftse Mib segna un +0,38% a 16.401 punti, All Share sul +0,31%. Per Piazza Affari un esito quasi insperato dopo che a meta’ mattina l’indice toccava il minimo del -2,5%, affossato con i titoli bancari dal tracollo del titolo Deutsche Bank a Francoforte, dopo la maximulta Usa, sui timori di un contagio per l’intero settore. Con il passare delle ore pero’ la situazione si e’ ribaltata e Deutsche Bank e’ passata in positivo, mentre l’a.d. garantiva sui forti fondamentali dell’istituto. Il mercato si appoggiava anche a Wall Street, che ha sfruttato i buoni dati macro relativi alla fiducia delle famiglie e all’indice dell’attivita’ nell’area di Chicago.
All’avvio della seduta di venerdì, Deutsche Bank è crollata di quasi il 9 per cento, mentre il titolo è sprofondato fin sotto la soglia psicologica dei 10 euro. Successivamente con il passare delle ore la portata del calo si è andata riducendo, fino ad azzerarsi e nel pomeriggio, clamorosamente le azioni hanno iniziato a galoppare chiudendo con un più 6,39 per cento a 11,57 euro. Questa accentuata volatilità è causata sia da elementi di “cronaca” che da fattori di fondo.
1 – Cosa che crea allarme tra gli investitori Deustche Bank è la più grande banca della Germania ed è stata coinvolta in una serie di scandali dalla crisi finanziaria del 2008, tra cui quello sui mutui subprime e quello che aveva riguardato molte banche internazionali sulle manipolazioni dei cambi valutari. Nelle ultime settimane l’allarmismo degli operatori è stato riacceso dalla maxi multa reclamata dalle autorità Usa sui contenziosi su mutui risalenti al 2008. Inizialmente son stati chiesti 14 miliardi di dollari. Ma ora secondo indiscrezioni gli Usa potrebbero ridimensionare la richiesta a 5,54 miliardi, ed è questo che ha guidato l’altalena di oggi. La Banca potrebbe comunque incontrare difficoltà nella raccolta dei fondi eventualmente supplementari, dato l’attuale contesto di bassa redditività e elevata turbolenze sul mercato.
2 – Cosa ha innescato l’ultimo crollo Nel corso della seduta di giovedì, hanno iniziato a circolare concordanti indiscrezioni di stampa secondo cui un crescente numero di investitori rilevanti e fondi speculativi americani, soprattutto hedge fund, avrebbero deciso di ridurre o chiudere le loro rispettive esposizioni sulla banca, ritirando i loro fondi. Deutsche Bank ha reagito con una lettera ai dipendenti dell’amministratore delegato John Cyran, che assicura sulla “stabile posizione finanziaria” della banca.
3 – La solidità finanziaria Deutsche Bank è tra gli istituti usciti meno bene dagli ultimi stress test condotti dalle autorità europee. Nella simulazione sulla resistenza di bilancio, in caso di scenario avverso il suo coefficiente patrimoniale di base (Cet1) si ridurrebbe al 7,8 per cento degli attivi, a fronte dell’11,1 per cento cui si attestava a fine 2015 e del 12,1 per cento stimato a fine 2018 in caso di scenario di base. Cyran ha però insistito sul fatto che la banca “è ben attrezzata contro fasi difficili”.
4 – Perché la tensione ha contagiato altre banche e mercati In uno studio del giugno scorso, il Fondo monetario internazionale ha definito Deutsche Bank come “il più grande contributore netto ai rischi sistemici nel sistema finanziario globale, seguita da Hsbc e Credit Suisse”. Il valore complessivo delle sue attività raggiunge 1.600 miliardi di euro, facendone una delle più grandi banche del mondo e ben più sviluppata di quanto fosse Lehman Brothers, la banca il cui crack fece precipitare la crisi finanziaria nel 2008. Da tempo si sollevano interrogativi sulla sua esposizione al settore dei contratti derivati, segmento non proprio trasparente. Nel bilancio 2015 la banca quantificata a 46.000 miliardi di dollari, 13 volte il Pil della Germania, la sua esposizione lorda. Nell’ipotesi, comunque improbabile, di 100% di perdite a tutto campo ne deriverebbe un rosso da 52 miliardi.
5 – In casi estremi lo Stato tedesco elargirebbe aiuti Al di là di tutte le smentite ufficiali di piani in tal senso, vista l’indiscutibile rilevanza sistemica di Deutsche Bank, in casi estremi con ogni probabilità la Germania, se non tutta l’Ue tramite in fondo anticrisi Esm, interverrebbero. Ma c’è da chiedersi quanto ci vorrebbe prima di fari decidere, perché ci sono non pochi problemi politici a muoversi in tal senso. Innanzitutto l’ostilità dell’opinione pubblica tedesca ai salvataggi delle banche, e la Germania terrà le elezioni generali il prossimo anno. Poi i possibili attriti diplomatici dopo che lo scorso luglio il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble si è opposto all’idea che l’Italia potesse elargire aiuti per Mps. E Berlino ha appena smentito formalmente di aver mai studiato piani simili. Il prestigioso settimanale Die Zeit ha invece riferito che la Germania ha discusso un possibile intervento in caso di scenari estremi, anche con le autorità europee. 6 – Cosa succede in Borsa Si tratta di uno degli aspetti più difficili da analizzare. Basti sapere che solo oggi, in avvio di seduta, il titolo Deutsche Bank è arrivato a sfiorare il meno 9 per cento. Successivamente, in assenza di sviluppi di rilievo, o almeno di sviluppi noti al grade pubblico, ha invertito la rotta con incursioni al rialzo. Rispetto ai valori di un anno fa è stato accumulatto un calo i oltre il 50 oper cento e l’attuale livello di capitalizzaizone, poco sopra i 14 miliardi di euro è simile a quella del social network Twitter.