La presenza dell’ex premier alla parata militare in Cina scatena una raffica di critiche, da Calenda a Bignami. L’opposizione accusa: “Omaggia il fronte anti-occidentale”.
La presenza di Massimo D’Alema a Pechino, in occasione della grande parata militare che ha celebrato l’ottantesimo anniversario della vittoria cinese nella Seconda Guerra Mondiale, ha sollevato un’ondata di polemiche in Italia. L’ex presidente del Consiglio, intervistato da una TV cinese, ha dichiarato di augurarsi che dalla capitale cinese possa partire “un messaggio per la pace e la cooperazione”.
Le sue parole, in un contesto in cui sul palco sfilavano i leader di Cina, Russia e Corea del Nord, hanno scatenato l’indignazione di molti esponenti politici. Carlo Calenda (Azione) ha attaccato duramente D’Alema, definendo “grave” che un ex premier vada a celebrare “la nascita del fronte anti-occidentale”, omaggiando Putin, Kim Jong Un e Xi Jinping mentre in Ucraina si continua a morire. Sulla stessa linea, Galeazzo Bignami (FdI) ha bollato la presenza di D’Alema come “inaccettabile”, sottolineando come i tre leader autocrati stiano apertamente sfidando l’Occidente. Anche Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha commentato sarcasticamente il ritorno di “fantasmi del passato”.
Non sono mancate, tuttavia, le voci a difesa dell’ex segretario del Pds. Maurizio Acerbo (Partito della Rifondazione Comunista) ha elogiato D’Alema per non essersi “allineato con la nuova guerra fredda con la Cina che gli Usa ci vogliono imporre”. A lui si è unito anche Stefano Fassina, che ha definito l’ex premier “tra i pochi con consapevolezza della Storia e il coraggio di parlare”.
Le parole di D’Alema riportano alla luce un precedente incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, svelato a marzo in un dibattito con Gianfranco Fini. Secondo il racconto dell’ex premier, Zelensky gli avrebbe chiesto “di andare in Brasile e a Pechino per capire se Lula e Xi Jinping potevano fare qualcosa” per la pace. A D’Alema, che aveva avviato dei contatti con la leadership cinese, sarebbe stata data la rassicurante (ma allo stesso tempo allarmante) risposta che lui era “il primo europeo venuto a parlarci di questo”.