Il presidente americano Donald Trump ha intensificato la pressione diplomatica per la finalizzazione di un accordo di pace a Gaza, lanciando un ultimatum diretto ad Hamas e spingendo Israele ad approvare il piano. “Siamo vicini” a un accordo, ha dichiarato Trump ad Axios, aggiungendo che cercherà di finalizzarlo “nei prossimi giorni”. Su Truth, il presidente ha lodato la temporanea interruzione dei bombardamenti israeliani per facilitare il rilascio degli ostaggi, ma ha avvertito Hamas di agire con rapidità: “Hamas deve agire rapidamente, altrimenti tutto sarà annullato. Non tollererò ritardi… né qualsiasi risultato che possa far sì che Gaza rappresenti nuovamente una minaccia. Facciamolo, velocemente. Tutti saranno trattati equamente!”.
Trump ha rivelato di aver parlato direttamente con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, esortandolo ad accettare: “Ho detto, ‘Bibi, questa è la tua occasione per la vittoria’. Deve essere d’accordo. Non ha scelta. Con me, devi essere d’accordo,” ha raccontato il tycoon, aggiungendo che il premier israeliano, pur con riserve iniziali, ha infine accettato di procedere. Trump ha anche elogiato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per aver “aiutato molto” nel fare pressione su Hamas.
Nonostante la fretta di Trump, Hamas ha sollevato dubbi sui tempi previsti per la consegna degli ostaggi. Musa Abu Marzouk, alto funzionario dell’organizzazione, ha definito “irrealistica” l’idea di consegnare “tutti gli ostaggi, vivi e morti, entro 72 ore” nelle attuali circostanze, in un’intervista ad Al Jazeera.
Dall’altro lato, anche il primo ministro Netanyahu mantiene un atteggiamento cauto. Secondo l’emittente israeliana Channel 12, il premier valuta la risposta affermativa di Hamas “principalmente in maniera negativa”, ma sta “assecondando” gli sforzi di Trump per “non vedere altra opzione”. La preoccupazione di Israele è che Hamas possa sollevare obiezioni e cercare garanzie aggiuntive, soprattutto sul futuro di Gaza post-bellico.
Netanyahu ha ribadito la sua priorità: “Prima riportare gli ostaggi, poi verrà il resto”. Ha anche sottolineato che la pressione militare su Gaza City, roccaforte di Hamas, unita alla mossa diplomatica coordinata con Trump, ha “ribaltato la situazione”, isolando Hamas.
Per finalizzare l’accordo, la diplomazia si muove rapidamente. Secondo le fonti dei media, stasera è attesa una delegazione di Hamas al Cairo. Domani, una delegazione israeliana di alto livello – composta da Ron Dermer, rappresentanti di IDF, Shin Bet e Mossad, incluso il capo ad interim dello Shin Bet, Nitzan Alon – partirà per l’Egitto.
Il primo round di colloqui tra le parti dovrebbe iniziare domani, probabilmente nella località turistica di Sharm el-Sheikh. La delegazione americana sarà guidata dal genero del presidente, Jared Kushner, e dall’inviato Steve Witkoff, inviati con l’obiettivo dichiarato di “concludere la questione” senza negoziare alcuna clausola sugli ostaggi.
Intanto, sul campo, il direttore dell’ospedale Al-Shifa, Mohamed Abu Selmiyah, ha confermato ad Associated Press che i bombardamenti israeliani su Gaza City sono “notevolmente diminuiti”.