^Dopo la prudenza iniziale, Obama, Merkel e Nato hanno espresso il loro appoggio a Erdogan che i golpisti avevano cercato di destituire con un colpo di stato, fallito, nella notte. Il premier turco Binali Yildirim considera tuttavia gli Usa colpevoli “di sostenere Fethullah Gulen, leader di un’organizzazione terroristica”. Obama chiede di evitare ‘violenza e instabilita” mentre la Turchia chiede agli Usa l’estradizione di Gulen. Lui dice: potrebbe essere messa in scena di Erdogan. Anche Federica Mogherini chiede ad Ankara il rispetto della legge.
Gulen ha respinto tutte le accuse come “offensive”, insinuando anzi che il golpe sia stata tutta “una messa in scena” di Erdogan “per continuare a perseguitare i miei sostenitori”. “Non penso che il mondo possa credere alle sue accuse”, ha tagliato corto. Di ben altre certezze il presidente turco: “Hanno ricevuto ordini dalla Pennsylvania. La Turchia non puo’ essere governata dalla Pennsylvania”, ha tuonato nella notte dall’aeroporto di Istanbul, identificando i militari golpisti in seguaci del movimento gulenista. Nel pressing per l’estradizione, Erdogan potrebbe giocare sull’uso della strategica base aerea di Incirlik, aperta dalla scorsa estate alla Coalizione anti-Isis ma da oggi sospesa fino a nuovo ordine. Gulen e’ un personaggio enigmatico. L’ex imam e’, tra le tante cose, il fondatore di una vasta rete di ‘charter school’ diffusissime in Turchia, ma anche in Pakistan e perfino negli Stati Uniti – ce ne sono un centinaio finanziate lautamente dal governo federale – dove si insegna un curriculum all’occidentale basato sulla matematica e le scienze e che negli Usa sono finite piu’ volte sotto inchiesta per motivi fiscali. 75 anni, dal 2008 residente legale negli Usa con tanto di green card, Gulen e’ stato alleato di ferro di Erdogan fino al 2013, quando l’allora premier e’ stato accusato di corruzione. Da allora, e’ diventato uno dei suoi piu’ acerrimi nemici.