Allarme dei sindacati per la vertenza Almaviva: ‘Se non si risolve nel giro di qualche mese, ci saranno 70-80 mila posti a rischio nel settore dei call center’. Il ministero dello Sviluppo scende in campo: ‘Tolleranza zero sulle gare al massimo ribasso e norme per contrastare le delocalizzazioni in un nuovo provvedimento, insieme agli ammortizzatori sociali’. Sulla manovra, intanto, si prepara battaglia in commissione Bilancio alla Camera. Il presidente Boccia chiede di fissare ‘un tetto a 20-30mila euro che tenga fuori evasori e riciclatori’.
Il ministero dello Sviluppo economico sta presidiando con “grande attenzione il settore dei call center attraverso l’attuazione di interventi idonei a contrastare il fenomeno della delocalizzazione e azioni mirate a mitigare l’impatto sociale provocato dalla profonda crisi che sta attraversando il settore”. In particolare, spiega una nota, “sulla delocalizzazione, per rendere efficace la normativa in materia era stato inserito uno specifico emendamento nel Ddl Concorrenza. Dati i ritardi che quest’ultimo sta incontrando nell’iter legislativo, si è stabilito di intervenire con altro provvedimento. Si interverrà anche sul tema degli ammortizzatori sociali per il settore dei call center”. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, “ha inoltre inviato lo scorso 7 ottobre una comunicazione agli amministratori delegati delle maggiori aziende committenti pubbliche e private coinvolte sollecitandole al rispetto della norma che contrasta le delocalizzazioni in Paesi extraeuropei e invitandoli a predisporre quanto necessario a consentire all’utente finale di scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato in Italia”.
Il 17 ottobre scorso, i rappresentanti delle aziende committenti sono stati convocati al Mise. Il Ministro Carlo Calenda ed il Vice Ministro Teresa Bellanova sono stati perentori nell’indicare la linea di tolleranza zero del governo nei confronti di chi continuerà a procedere con modalità di gara che, permettendo aggiudicazioni a prezzi al di sotto dei livelli di retribuzione indicati dai contratti nazionali di lavoro maggiormente rappresentativi, consentono alle aziende fornitrici di applicare i cosiddetti “contratti pirata”. Il Mise è da tempo “impegnato a gestire le singole crisi di aziende del settore, che continueranno ad essere trattate con incontri dedicati finalizzati alla ricerca di positive soluzioni di tutte le situazioni di disagio occupazionale anche in virtù della recente approvazione della clausole sociale”.