L’Europa è nuovamente in allarme per la sicurezza dello spazio aereo in seguito all’avvistamento, nella notte, di circa quindici droni non identificati sopra la vasta area militare di Elsenborn, nel Belgio orientale. L’incidente, su cui sta indagando il Ministero della Difesa belga, segue di poche ore la chiusura, sempre notturna, dell’aeroporto tedesco di Monaco a causa di velivoli sospetti.
La base di Elsenborn, un campo di addestramento dell’esercito di 28 chilometri quadrati dove vengono regolarmente condotte esercitazioni di tiro e test di droni, è stata l’obiettivo del sorvolo. Le autorità belghe hanno confermato l’apertura di un’indagine per fare luce sull’origine e lo scopo dell’incursione. In attesa di chiarimenti ufficiali, i media locali, come l’emittente VRT, avevano già riportato la presenza di una quindicina di droni.
L’allarme droni all’aeroporto di Monaco si è rivelato parte di una minaccia alla sicurezza aerea e infrastrutturale che sta interessando la Germania. Secondo quanto riportato dal quotidiano Bild, l’incursione della scorsa notte è iniziata ben prima della chiusura dello scalo civile, concentrandosi inizialmente su obiettivi militari sensibili.I primi avvistamenti risalirebbero alle 19:30, quando alcuni velivoli senza pilota sono stati segnalati sopra la base aerea di Erding, un’area dove la Bundeswehr (l’esercito tedesco) esegue test su droni di nuova generazione. Solo un’ora dopo, intorno alle 20:30, i droni si sono spostati verso l’aeroporto civile, distante circa otto chilometri.
In totale, le autorità hanno confermato l’osservazione di almeno cinque droni (su un totale di sei avvistati), con dimensioni stimate tra i 60 centimetri e un metro di apertura alare. La presenza dei velivoli ha costretto alla ripetuta chiusura delle piste dell’aeroporto, con l’ultimo avvistamento registrato alle 23:30.
Gli episodi hanno immediatamente sollevato preoccupazioni a Bruxelles, con la Commissione Europea che ha alzato il livello di allarme. “È l’ennesima dimostrazione che l’intera UE è a rischio,” ha dichiarato Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea per la Difesa, durante il briefing quotidiano con la stampa.
Regnier ha sottolineato che, sebbene spetti ai singoli Stati membri (Belgio e Germania in questo caso) condurre le indagini per identificare l’origine e la responsabilità dei droni, l’evento “evidenzia ancora una volta” la necessità di una difesa comune.
Il portavoce ha ripreso le dichiarazioni della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del Commissario Andrius Kubilius, rilanciando l’idea che un “muro anti droni” di protezione lungo il confine terrestre di oltre 3.500 km dell’UE con Russia e Bielorussia “proteggerebbe l’intera Unione Europea”. La Commissione ha confermato di essere in contatto con gli Stati membri interessati.