Anche l’assemblea della Banca Popolare di Milano, dopo quella del Banco Popolare a Verona, ha approvato la fusione. Nasce cosi’ il terzo gruppo bancario italiano: 2.467 sportelli, 4 milioni di clienti, l’8,2% di quota di mercato. Si tratta delle prima aggregazione tra ex popolari dopo la riforma del governo Renzi, che ha imposto la trasformazione delle grandi banche cooperative in societa’ per azioni. L’approvazione dell’assemblea della Bpm segue quella dei soci del Banco Popolare.
L’assemblea straordinaria dei soci della Banca Popolare di Milano, riunita alla Fiera di Rho, ha votato a favore della fusione con il Banco Popolare. I voti a favore sono stati 7.314, i contrari 2.731, gli astenuti 142, non votanti 11. Al momento del voto erano presenti 10.198 soci. Per approvare la fusione serviva il via libera dei due terzi dei votanti. Dopo la comunicazione ufficiale dell’esito del voto assembleare di Bpm che ha sancito l’ok alla fusione con il Banco Popolare, un grande e lungo applauso si è sollevato dalla sala dei lavori assembleari, svoltisi presso gli spazi di FieraMilano a Rho. L’assise dei soci, iniziata intorno alle 9.30, è durata quasi 7 ore.
Con il voto favorevole dei soci alla fusione, la nuova entità bancaria Banco-BPM ha la strada spianata. Dal 1 gennaio 2017, l’aggregazione avrà efficacia e l’istituto diventerà la terza banca del Paese – dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo – con un attivo di oltre 171 miliardi di euro, 4 milioni di clienti, 2.467 sportelli, circa 25mila dipendenti e quasi 120 miliardi di impieghi. Il progetto ha avuto una ‘gestazione’ di sette mesi, prima di arrivare alle assemblee congiunte di Verona e Milano. A marzo, dopo almeno tre mesi di analisi, trattative e di “siamo sulla buona strada”, è stato firmato il primo protocollo di intesa tra BPM e Banco Popolare, salutato con favore dallo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan.
Nei mesi successivi, sono arrivate le diverse autorizzazioni, a partire dall’Antitrust il 26 luglio. A settembre, in successione, è arrivato il nullaosta ufficiale di Bankitalia e della Banca centrale europea, che ha seguito l’iter in ogni suo passaggio. L’ultima autorizzazione è arrivata martedì scorso, da parte dell’Ivass. Fondamentale per avere il benestare della Bce è stato l’aumento di capitale da un miliardo varato dal Banco Popolare, che si è concluso il 22 giugno scorso con sottoscrizioni al 99,4%. Con l’aumento, il concambio è stato definito in un’azione della nuova capogruppo per ogni azione del Banco e per ogni 6,386 azioni Pop Milano.
l piano industriale 2016-2019 sulla fusione prevede un utile di 1,1 mld al 2019 un rote pari al 9% nel 2019 e un dividend pay-out del 40%. Il nuovo gruppo disporrà sin da subito di una posizione di capitale solida, con un Cet1 al 12,3% nel 2015, che aumenterà fino a 12,9% nel 2019. Le sinergie a regime ammonteranno a circa 460 mln: queste deriveranno da sinergie di costo per 320 milioni di cui 140 milioni da riduzione del personale, attraverso l’attivazione di fondi di solidarietà con capacità per 1.800 dipendenti. Le 2.417 filiali retail di Banco-BPM si ridurranno di 335 unità in arco piano riducendosi a 2.082 filiali. Quanto alle sofferenze, il piano prevede una ‘nuova unità dedicata alle sofferenze’ e la cessione di 8 mld di non performing loan.