Berlusconi prefigura invece un governo di centrodestra di minoranza, ‘che va in Parlamento a chiedere il consenso – dice – o almeno l’astensione delle altre forze politiche o dei singoli parlamentari’.
“In Europa non sarebbe una novità, solo in Italia sembra una cosa strana, se fallisce il dialogo fra 5 Stelle e Pd non ci sarebbe nulla di anomalo in un governo di centrodestra che va in Parlamento a chiedere il consenso delle altre forze politiche o almeno l’astensione”. Lo afferma il leader di Fi, Silvio Berlusconi, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, sottolineando che “chi pensa di dividerci si fa delle grandi illusioni. I mercati finanziari scommettono sulla nostra alleanza”. Sull’abbraccio con il leader della Lega, Matteo Salvini, Berlusconi rimarca: “E’ un fatto del tutto normale fra amici ed alleati leali. Cosa c’è di strano? Sono vent’anni che siamo uniti da una storia comune, da comuni valori, da comuni battaglie politiche, da comuni esperienze di governo nazionali e locali”. Su un eventuale accordo M5s-Pd, l’ex Cav è netto: “Sarebbe la fine del Pd, e un grande e grave problema per il Paese”, dice, sottolineando di non “prendere sul serio le dichiarazioni di Di Maio” su una legge sul conflitto di interessi che vieterebbe a chi fa politica di possedere televisioni. “Però sarebbe grave mettere in pericolo una delle maggiori aziende che fanno comunicazione e cultura in Italia e in Europa, dando lavoro a decine di migliaia di persone, ed è grave minacciare l’avversario politico di colpirlo nelle sue proprietà personali. È un atteggiamento degno della peggiore sinistra degli anni 70, quella degli espropri proletari”, aggiunge.
Quanto alle possibilità che si torni al voto, secondo Berlusconi sono “purtroppo non poche, ma io mi ostino ad essere ottimista. Gli italiani ci hanno chiesto un governo per affrontare i tanti problemi che abbiamo evidenziato in campagna elettorale, non un nuovo voto che porterebbe a pochissimi cambiamenti”. E sulle probabilità che si arrivi a un governo istituzionale, “non mi pare un’ipotesi possibile: non sarebbe giusto avere un governo non scelto dagli elettori”, sottolinea Berlusconi. E aggiunge: “Nella situazione in cui ci troviamo, possiamo per fortuna contare su un capo dello Stato saggio ed equilibrato come il presidente Mattarella, un arbitro imparziale e prudente. Ho piena fiducia in lui e nelle sue scelte”. Per quel che riguarda il rischio Italia per i mercati finanziari se la crisi non si sblocca “finora non è accaduto nulla di tutto questo – dice l’ex premier – ma il pericolo c’è ed è grave: lo stato dei nostri conti pubblici, e in particolare del nostro indebitamento, rende l’Italia un Paese a forte rischio. Ma, nonostante tutto, per ora i mercati contano ancora sulla possibilità che il centrodestra, l’unica forza politica con un programma concreto e credibile, possa andare al governo”.
Tutti capiscono che in tema di numeri una maggioranza di Governo formata o sostenuta dalle sinistre sarebbe comunque molto risicata e – specie nella considerazione delle due o tre anime del PD – sarebbe molto esposta ai “franchi tiratori” e quindi di possibile breve durata. Anche l’Europa la potrebbe considerare poco stabile, con le relative ripercussioni sui mercati, la borsa, lo spread e le relative speculazioni. Io la auspicavo, perché ho sempre pensato che il Movimento per molti versi assomiglia al vecchio Partito Repubblicano di Ugo La Malfa: per gli aspetti sociali del proprio programma è certamente più orientato a sinistra, mentre le posizioni nei confronti della politica economica, della tassazione e la sua ultima evoluzione nei confronti dei temi europei hanno più un carattere liberista. Poiché la crisi, i gravi problemi della occupazione e le politiche del lavoro richiedono in questo momento la massima attenzione, dopo le elezioni pensavo che – al di là degli insulti e delle prese di posizione elettorali – fosse più naturale che il M5S rivolgesse le proprie attenzioni al PD, tanto esecrato, ma in fondo con un naturale orientamento verso le soluzioni in favore delle classi meno abbienti e la eliminazione dei privilegi di casta, la lotta alla corruzione, la “questione morale” di cui per anni il PDS ha fatto (seppur solo teoricamente) la propria bandiera. Molti elettori si sono rivolti al M5S appunto perché vi hanno ritrovato quelle posizioni che solo fino a pochi anni fa appartenevano al PDS. Certo, il PD ha perso molto in questi ultimi 5 anni del suo “essere di sinistra”, ma non può ignorare le proprie radici, che restano al di sotto della evoluzione dei tempi e della politica anche internazionale. Ciò premesso il dialogo immediato con Salvini, che ha portato alla elezione dei presidenti di Senato e Camera, seppur intuitivo e politicamente corretto, mi era sembrato poco lungimirante, nei confronti appunto delle sinistre. Come ho avuto modo di scrivere in questi due mesi, ero certo che Salvini non avrebbe mai abbandonato il treno della coalizione di Centrodestra, per andare al Governo come secondo di Di Maio. Non ne ha alcun interesse e FI rappresenta ancora una grande – e potente – parte dell’elettorato, di cui Salvini spera di diventare il “primus” non “inter pares”. Un suo allontanamento dalla coalizione non sarebbe certo benvisto dal suo elettorato.
Viste le premesse fortemente antiberlusconiane tutta la trattativa del M5S con il Centrodestra mi è perciò sembrata poco realistica, a meno che in fondo servisse a Di Maio – molto machiavellicamente – ad arrivare ad una chiusura e poi, viste le difficoltà di formare una maggioranza stabile con il PD – far digerire FI e Berlusconi al proprio elettorato… magari come acquiescenza alla necessità – ben chiara a Mattarella – di dare comunque un governo all’Italia. Se così fosse dovrei dire che Di Maio e i suoi consiglieri sono i nuovi “Andreotti” della politica italiana.
Se invece così non fosse si aprirebbe un altro scenario: Salvini premier incaricato, mandato in Parlamento a cercare i voti… e Di Maio perderebbe, forse per sempre, la possibilità di diventare premier e il M5S di andare al Governo.
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