Dopo la destituzione di Dilma, Michel Temer ha prestato ieri giuramento come 37mo presidente del Brasile. Subito scambio di accuse di ‘golpismo’ tra i due. Manifestazioni e scontri a San Paolo. In Venezuela prevista oggi una grande manifestazione contro Maduro. In Spagna la Camera nega l’investitura a Rajoy nel primo voto di fiducia.
Michel Temer ha assunto la presidenza del Brasile nel corso di una cerimonia nello stesso Senato che aveva destituito alcune ore prima Dilma Rousseff. Dopo aver intonato l’inno brasiliano, Temer, che ha 75 anni ed e’ l’ex-vicepresidente di Rousseff, ha giurato al comando del Paese piu’ grande dell’America Latina.
Il mondo ha bisogno di vedere il Brasile come un paese in possesso di stabilita’ legale e politica. Lo ha detto Michel Temer dopo aver giurato come 37esimo presidente del Paese, a poche ore dalla destituzione di Dilma Rousseff. Dopo la cerimonia ufficiale, Temer ha annunciato di aver chiesto colloqui bilaterali con i leader di Spagna, Italia, Giappone e Arabia Saudita e che sara’ in Cina per il G20. Il nuovo presidente ha spiegato che questa attivita’ diplomatica e’ finalizzata a “rivelare al mondo che abbiamo stabilita’ politica e legale”, riferisce El Universo. Il Paese – ha aggiunto – deve “dimostrare che nella nazione c’e’ ancora speranza” e ha anticipato che intende concentrare la propria attenzione sul tema della riforma delle pensioni e sulla disoccupazione, sottolineando i quasi 12 milioni di persone senza lavoro nel paese. Temer (gia’ vice presidente dal 2011) esercitava gia’ la presidenza ad interim dalla sospensione della Rousseff da parte del Senato il 12 maggio scorso.
“A quelli che vi chiamano golpisti, rispondete che golpisti sono loro, che sono contro la Costituzione”, perché il processo di destituzione di Dilma Rousseff dalla presidenza si è svolto “all’interno del più stretto margine costituzionale”. Lo ha detto il nuovo presidente del Brasile, Michel Temer, nella prima riunione con i suoi ministri dopo aver giurato. Rousseff e i suoi sostenitori hanno definito la destituzione un colpo di stato.
Il Senato del Brasile, dunque, ha deciso di rimuovere Dilma Rousseff dal suo ruolo di presidente del Paese. I senatori hanno votato 61 a favore dell’impeachment contro 20 contrari, come ampiamente atteso. Rousseff – che si era auto sospesa in attesa del giudizio – aveva parlato ieri davanti al parlamento sostenendo la tesi di un complotto contro di lei. Il presidente ad interim Michel Temer – che l’aveva sostituita fino ad ora – entra formalmente in carica per restarci fino alla fine del 2018, la conclusione del mandato di Dilma. Rousseff e’ stata messa sotto impeachment con l’accusa di aver gestito in modo poco chiaro il denaro pubblico. La presidente si è sempre dichiarata innocente e ha accusato le opposizioni di aver ordito “un colpo di stato” per rovesciare il suo governo e prendere il potere senza passare per le elezioni.
Il Senato brasiliano ha votato la destituzione della presidente Dilma Rousseff, ponendo termine a 13 anni di governi di sinistra. Si tratta di un passo traumatico, che segna un momento cruciale della storia brasiliana contemporanea. A otto giorni dalla fine delle Olimpiadi di Rio, sulle quali Lula e Dilma avevano puntato fortemente, il Brasile si trova a dover affrontare una profonda crisi economica che s’intreccia a una crisi politica esacerbata dai molteplici scandali di corruzione che hanno toccato sia la sinistra, sia i conservatori i quali hanno scalato il potere con l’impeachment della presidente. Quest’incertezza ha una ricaduta evidente nelle piazze, dove c’è tensione. Le manifestazioni si sono susseguite negli ultimi mesi e anche oggi la polizia ha utilizzato i gas lacrimogeni contro i dimostranti filo-Dilma che sono scesi in strada a San Paolo del Brasile. I dimostranti parlano di golpe e contestano ai conservatori i tanti scandali che sono emersi anche nei loro confronti: più della metà dei senatori chiamati oggi a votare la destituzione della presidente sono a loro volta sospettati di corruzione.
Dalle ore 10 locali (le 15 italiane), i senatori che da giovedì hanno svolto il processo sotto la direzione del presidente del Tribunale supremo (Stf) Ricardo Lewandowski, hanno ascoltato un’ultima volta le argomentazioni degli avvocati delle due parti. Al termine, hanno votato e l’esito era scontato: 61 a favore della destituzione, 20 contro. Rousseff “è tranquilla”, ha assicurato prima del voto uno dei consiglieri dell’ex presidente, che si è difesa con le unghie e coi denti durante tutto il processo d’impeachment. Lunedì Dilma ha risposto per più di 14 ore al fuoco di fila delle domande dei senatori con calma e fermezza. “Votate contro la destituzione, votate per la democrazia”, ha sfidato i senatori. E ha chiarito di avere “la coscienza tranquilla, per non aver commesso alcun reato”. Il nuovo presidente a pieno titolo del Brasile diventa così Michel Temer, 75 anni, ex vice presidente di Rousseff della quale ha accelerato la caduta. Impopolare quanto la rivale, Temer giurerà in Parlamento in giornata nel corso di una breve cerimonia, prima di volare in Cina per partecipare al G20. Temer esercita già la presidenza ad interim dalla sospensione, il 12 maggio da parte del Senato, della prima donna eletta, nel 2010, alla guida del quinto Paese più popoloso del pianeta. Sprofondato, dalla rielezione di Rousseff di fine 2014, in una crisi economica e politica di storiche dimensioni, sullo sfondo di un mega-scandalo di corruzione, il Brasile girerà così la pagina di 13 anni di governo del Partito dei lavoratori (Pt) iniziata nel 2003 da Luiz Inacio Lula da Silva. Una lunga pagina di storia segnata dal “miracolo” socio-economico degli anni 2000 che ha visto uscire 40 milioni di brasiliani dalla miseria, prima degli scandali di corruzione e una repentina inversione del trend economico che hanno catapultato il Brasile e Dilma Rousseff sull’orlo di un abisso.