Le grandi banche britanniche si preparano a trasferirsi fuori dal Regno Unito all’inizio dell’anno prossimo per i timori crescenti generati dalla Brexit, mentre gli istituti piu’ piccoli stanno approntando piani per farlo gia’ prima di Natale. Lo scrive sull’Observer il capo della British Bankers’ Association (Bba) Anthony Browne. La maggior parte delle banche, all’epoca del referendum, si e’ schierate per rimanere nell’Unione europea. Browne ha avvertito che “il dibattito pubblico e politico al momento ci sta portando nella direzione sbagliata”.
Le grandi banche britanniche si preparano a trasferirsi fuori dal Regno Uniti all’inizio dell’anno prossimo per i timori crescenti generati dalla Brexit, mentre gli istituti piu’ piccoli stanno approntando piani per farlo gia’ prima di Natale. Lo scrive sull’Observer il capo della British Bankers’ Association (Bba) Anthony Browne. La maggior parte delle banche, all’epoca del referendum, si e’ schierate per rimanere nell’Unione europea. Browne ha avvertito che “il dibattito pubblico e politico al momento ci sta portando nella direzione sbagliata”.
Una fonte vicino al ministro della Brexit David Davis ha affermato che la settimana scorsa Davis e il Cancelliere Philip Hammond hanno cercato di offrire rassicurazioni alle banche sul mantenimento dello status della City di Londra. Tuttavia, prosegue l’Observer, la dichiarata intenzione del governo di controllare la liberta’ di movimento degli stranieri nel Regno viene vista nel settore come un duro colpo per qualsiasi possibilita’ di mantenere l’attuale status delle banche nel Paese. Anche alla luce delle bellicose affermazioni di alcuni leader d’oltremanica. I cosiddetti ‘diritti di passaporto’ per i membri del mercato unico permettono alle banche basate nel Regno Unito di offrire servizi finanziari a societa’ e persone nell’intera Ue senza alcun ostacolo. Tuttavia, il presidente francese Francois Hollande e’ tra coloro che nelle ultime settimane hanno insistito nel dire che la ‘hard Brexit’ significhera’ per il Regno un “duro negoziato” e che il Paese dovra’ “pagare il prezzo” dell’uscita dall’Unione europea. Browne da parte sua mette in guardia i politici britannici ed europei che sembrano preferire obiettivi dannosi per il commercio internazionale: essi devono rendersi conto che “innalzare barriere al commercio nei servizi finanziari oltremanica ci danneggera’ tutti”. E poi ricorda che attualmente le banche basate nel Regno “mantengono a galla finanziariamente il continente” con prestiti per 1.100 miliardi di sterline: anche questa realta’ e’ a rischio.