A 10 giorni alla Brexit Theresa May vuole un nuovo rinvio della Brexit. Data prevista entro il 22 maggio.L’Ue non dice no ma è Emmanuel Macron a esprimere lo stato d’animo dell’intera Unione: “Non siamo ostaggi” di Londra. L’Unione europea non nasconde i timori per un’uscita disordinata del Regno Unito, ma ha detto il capo negoziatore, Michel Barnier, “si deve sperare di evitarlo”. Donald Tusk ha fatto un nuovo appello alla “pazienza” dopo una riunione di piu’ di 7 ore del Consiglio dei ministri. “Lasciare con un accordo e’ la soluzione migliore. In questa direzione, abbiamo bisogno di una ulteriore estensione dell’articolo 50, che sia breve e abbia termine quando approveremo l’intesa”, ha detto May aprendo al dialogo con Jeremy Corbyn.
“Sono molto felice di incontrare il primo ministro. Non voglio porre alcun limite, in un modo o nell’altro, prima di questi meeting. Riconosciamo che” la premier “abbia fatto una mossa”. Jeremy Corbyn, leader del partito laburista, raccoglie l’invito della premier Theresa May, pronta a dialogare per varare una soluzione condivisa che consenta di attuare la Brexit d’intesa con l’Ue. “Riconosco la mia responsabilità di rappresentare le persone che hanno sostenuto il Labour nelle ultime elezioni e le persone che non hanno sostenuto il Labour ma vogliono comunque sicurezza e certezza per il proprio futuro. E su questa base incontreremo” il primo ministro “e avremo questi colloqui”, dice Corbyn. “Il Labour ha avanzato le proposte per garantire l’unione doganale con l’UE, l’accesso a mercati vitali e la protezione dei nostri standard in materia di diritti dei consumatori, diritti ambientali e dei lavoratori. E faremo in modo che quelli siano sul tavolo. Siamo anche molto chiari sul fatto che ci deve essere una garanzia assoluta che l’accordo del Venerdì Santo sia mantenuto per la pace nell’Irlanda del Nord”, aggiunge.
“Finora, il primo ministro non ha mostrato molti segnali di compromesso, ma sono lieto che oggi abbia indicato che accetterà il punto di vista del Parlamento ed è pronto ad avere contatti e discutere. Ho incontrato parlamentari di tutte i partiti nelle scorse settimane”, afferma ancora. “C’è un terreno comune e ci sono alcune aree su cui è difficile essere d’accordo. Ma, comunque, le persone hanno votato al referendum del 2016, non hanno votato per standard di vita più bassi o per perdere il lavoro. Quello che unisce le persone su entrambi gli schieramenti è maggiore rispetto a cio che le divide”, conclude.