8 CONDANNE E 7 ASSOLUZIONI. IRA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME
Otto condanne e 7 assoluzioni: e’ la sentenza letta dal giudice monocratico del tribunale di Avellino, Luigi Buono, nel processo per il bus caduto in una scarpata dell’autostrada A16 nel 2013, provocando 40 vittime. Assolti fra gli altri l’ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, per il quale l’accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni, e l’ex condirettore della societa’ Riccardo Mollo. La condanna piu’ severa, 12 anni di reclusione, e’ stata comminata a Gennaro Lametta, proprietario del bus. Rabbia dei familiari delle vittime: “Non e’ giustizia”.
“Schifo”, “Vergogna”, “Venduti” hanno gridato i familiari delle vittime in aula dopo la sentenza sulla strage del Bus che assolve i vertici di Autostrade per l’Italia. Dal pubblico che assiepava il tribunale di Avellino anche invettive contro il giudice monocratico Luigi Buono, autore della sentenza: “Esci, ti aspettiamo”. Il clima e’ rimasto teso a lungo, poi la situazione e’ tornata tranquilla. “Questa e’ l’Italia – ha detto Giuseppe Bruno, presidente del comitato che riunisce le famiglie delle vittime – dove i poteri forti mettono a tacere la verita’ e la giustizia”. La sentenza e’ arrivata dopo 2 anni e 4 mesi dalla prima udienza del 28 settembre 2016, dopo il rinvio a giudizio per i 15 imputati avvenuto il 9 maggio dello stesso anno.
Oltre a Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l’Italia, sono stati assolti Riccardo Mollo, ex condirettore generale di Autostrade; Michele Maietta, uno dei dirigenti che dal 2010 si sono succeduti alla direzione del VI Tronco di societa’ Autostrade a cui e’ affidata la manutenzione e la sicurezza; Massimo Fornaci, responsabile del settore Pavimentazione e barriere di sicurezza; Marco Perna, responsabile del progetto di “sostituzione e potenziamento delle barriere di sicurezza” dell’A16 Napoli-Canosa; Antonio Sorrentino, coordinatore del Posto di manutenzione-Centro di servizio. Nei loro confronti, la accusa aveva chiesto la condanna a 10 anni di reclusione. Confermata la richiesta del procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, per Gennaro Lametta, proprietario del Bus e titolare dell’agenzia Mondo Travel, condannato a 12 anni di reclusione. Antonietta Ceriola, la dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli, accusata di aver falsificato la revisione dell’automezzo dopo essersi introdotta nel sistema informatico, e’ stata condannata a 8 anni di reclusione rispetto ai 9 richiesti. Pene quasi dimezzate per gli ex responsabili succedutisi alla direzione del VI Tronco: Paolo Berti (5 anni e 6 mesi), Michele Renzi (5 anni), Nicola Spadavecchia (6 anni), Bruno Gerardi (5 anni), Gianluca De Franceschi (6 anni), Gianni Marrone (5 anni e 6 mesi).
Autostrade per l’Italia ribadisce “che nel corso del dibattimento è emerso con chiarezza che la causa dell’incidente è riconducibile alle disastrose condizioni del bus – che viaggiava con un milione di chilometri, non aveva meccanica in ordine, non era mai stato sottoposto a revisione e aveva gli pneumatici usurati e non omologati, oltre che il sistema frenante non funzionante – e alla condotta dell’autista”. È quanto si legge in una nota di Aspi dopo la sentenza ad Avellino per la strage del bus.
“Soddisfatto a meta’”. Cosi’ uno dei legali del collegio difensivo di Autostrade per l’Italia commenta la sentenza nell’ambito del processo a carico dei 12 dirigenti di Aspi, tra fui l’ad Giovanni Castellucci, assolto, e del proprietario del bus precipitato dal viadotto Acqualonga e due funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli. “Per valutare una sentenza bisogna rifarsi alle richieste del pubblico ministero – spiega l’avvocato Giorgio Perroni – la sentenza e’ andata in modo completamente diverso, con 6 assoluzioni e pene dimezzate rispetto alle richieste”. La difesa dei dirigenti di Aspi ricorrera’ in Appello. “Siamo sicuri – aggiunge Perroni – di ottenere l’assoluzione anche per chi, a mio avviso, e’ stato condannato ingiustamente”. Per il difensore la sentenza ha “sconfessato l’ipotesi accusatoria che vedeva indagati tutti i vertici apicali, addirittura l’amministratore delegato, per il quale e’ stata chiesta una condanna senza motivo a 10 anni”. Giovanni Castellucci e’ stato appunto assolto. Una decisione, quella del giudice Luigi Buono, che ha scatenato la rabbia dei parenti delle vittime, presenti in aula alla lettura del dispositivo e che hanno bloccato l’uscita di avvocati e imputati presenti per circa un’ora, costringendoli a lasciare il tribunale protetti dalle forze dell’ordine per un ingresso secondario. “La rabbia e’ comprensibile – rimarca l’avvocato – il primo pensiero e’ sempre per chi ha perso i propri cari. Ma a una grande tragedia non si puo’ ovviare con una grande ingiustizia”.
Una sentenza che dopo 5 anni e mezzo chiude, almeno per il primo grado di giudizio, una vicenda drammatica nata la sera del 28 luglio 2013. E’ la notte in cui il bus che riportava a casa 49 persone dopo una giornata trascorsa a Pietralcina, precipita dal viadotto Acqualonga dell’Autostrada A16 Napoli-Canosa all’altezza del comune di Monteforte Irpino, in provincia di Avellino. Il drammatico bilancio è di 40 morti, uno dei più gravi disastri stradali della storia italiana. Le vittime sono quasi tutte di Pozzuoli, ed è qui, nel Palazzetto dello Sport del rione Monteruscello, che il 30 luglio si celebrano i funerali alla presenza dell’allora premier Enrico Letta. Il giorno seguente è quello del primo passo della Procura di Avellino, che indaga sull’incidente e che emette i primi avvisi di garanzia: tra gli indagati spiccano subito i nomi di Gennaro Lametta, proprietario dell’agenzia di viaggi che ha noleggiato il bus, la Mondo Travel, e di Ciro Lametta, fratello di Gennaro, alla guida del pullman e morto nell’incidente. Pochi giorni dopo è la volta del sequestro del viadotto Acqualonga e della scarpata sottostante, lì dove è precipitato il bus che ha portato con sé pezzi del new jersey. La perizia è tutta concentrata sulla ricostruzione degli ultimi momenti prima della caduta del bus, sulle condizioni nelle quali versavano il mezzo e il tratto autostradale: oltre 2500 pagine consegnate il 10 giugno 2014 nelle quali la Procura punta il dito sulle condizioni dell’impianto frenante del bus e della barriera autostradale. Vengono emessi altri avvisi di garanzia nei confronti di due funzionari della Motorizzazione Civile, che avrebbero falsificato la revisione del bus.
Quando inizia l’udienza preliminare, il 16 luglio 2015, gli imputati sono diventati 15 e tra loro c’è anche l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, con i direttore di tronco che si sono via via avvicendati negli anni e i responsabili dell’Area esercizio di Aspi. Tutti vengono rinviati a giudizio e il processo di primo grado può iniziare, prima udienza il 28 settembre 2016. Ci vorranno altri due anni di udienze per arrivare alle richieste della Procura di Avellino, annunciate in aula il 10 ottobre 2018 dal pm Rosario Cantelmo: 12 anni di reclusione per Gennaro Lametta, 10 anni per Castellucci e per altri 11 dirigenti della società. Oggi la sentenza di primo grado con l’assoluzione dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, così come per alcuni dei dirigenti di Aspi: l’ex direttore generale Riccardo Mollo, Marco Perna, Massimo Fornaci, Antonio Sorrentino e Michele Maietta, per i quali la Procura irpina aveva chiesto 10 anni di reclusione.
Condannato, invece, a 12 anni di reclusione Gennaro Lametta, titolare dell’agenzia di viaggi Mondo Travel che noleggiò il bus. Condannata anche Antonietta Cariola, funzionaria della Motorizzazione di Napoli, a 8 anni di reclusione a fronte della richiesta di 9 anni da parte della Procura di Avellino. Condannati a 6 anni di reclusione i dirigenti di Aspi Nicola Spadavecchia e Gianluca De Franceschi, a 5 anni Paolo Berti, Michele Renzi, Bruno Gerardi e Gianni Marrone. Assolto infine Vincenzo Saulino, uno dei due funzionari della Motorizzazione civile imputato nel processo insieme ad Antonietta Cariola, e per il quale il pm aveva chiesto la pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione.