IL PIANO SUL RIARMO CAMBIA NOME: ‘PRONTEZZA AL 2023’
Si all’accordo sulla difesa, ma sul debito e sulle modalità per finanziare le spese le posizioni rimangono distanti. Si è concluso a tarda sera il vertice Ue sul piano di riarmo. Il presidente von der Leyen, dopo la riunione, ha affermato che il Libro Bianco sulla difesa “ha un nome che dice tutto, ‘Prontezza 2030′” e “prevede di finanziare anche le infrastrutture, la mobilità militare, il cyber, la comunicazione”. Se ne riparlerà comunque a giugno, dopo il vertice Nato. Da Orban nessun sostegno a Kiev. Zelensky dal canto suo ribadisce che occorre insistere sulle pressioni a Mosca. Il 27 marzo a Parigi una nuova riunione dei ‘volenterosi’ convocata da Macron.
Nelle conclusioni del Consiglio europeo di ieri i leader Ue non invitano piu’ la Commissione europea a “esplorare ulteriori misure” per il finanziamento della difesa, come fatto lo scorso 6 marzo. Sono invece più restrittive: “Il
Consiglio europeo chiede che sia avviata con urgenza l’attuazione delle azioni individuate nelle sue conclusioni del 6 marzo 2025 nel settore delle capacita’ e che siano portati avanti i lavori relativi alle pertinenti opzioni di finanziamento”. “La base della discussione tra i leader – ha risposto von der Leyen a una domanda in conferenza stampa – è stata la presentazione del Libro bianco sulla difesa. E il Libro bianco ha un nome che dice tutto , ovvero ‘Prontezza per il 2030’. Ma l’ambito è più ampio, se si guarda a cosa finanziamo con lo strumento ‘Safe’ e con la clausola di sospensione nazionale” del Patto di stabilità che sarà attivato per gli investimenti degli Stati membri nella difesa. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha deciso di cambiare nome al piano per riarmare l’Ue, optando per un nome meno bellicista, “Readiness 2030”, Prontezza al 2030. La decisione di chiamare il piano da 800 mld di euro (stimati) di investimenti nella difesa comune ReArmEu, riarmare l’Ue, era piaciuta poco ad alcune capitali.

La decisione della Commissione europea, di rinviare di due settimane l’attivazione della prima serie di contro-dazi dell’Ue, annunciata originariamente per l’inizio di aprile in risposta agli annunciati dazi americani aggiuntivi del 25% su acciaio e alluminio e prodotti derivati, non è un cedimento alle ritorsioni minacciate del presidente americano Donald Trump. L’obiettivo del rinvio, e dell’attivazione contemporanea alla seconda serie di contro-dazi, a metà aprile, è motivato invece dall’esigenza di minimizzare l’impatto delle ritorsioni americane sull’economia europea, distribuendolo in modo più equilibrato tra gli Stati membri, e dando anche più tempo al negoziato con l’Amministrazione Usa. E’ quanto ha spiegato in sostanza ieri sera la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rispondendo a un giornalista durante la conferenza stampa al termine del
Consiglio europeo.
“Come sapete, l’Ungheria ha una posizione diversa rispetto agli altri ventisei su come sostenere l’Ucraina nel raggiungimento della pace. Dobbiamo rispettare le differenze, ma non possiamo essere bloccati perché l’Ungheria la pensa diversamente dagli altri. Dobbiamo continuare, ed è quello che stiamo facendo. Due settimane fa abbiamo adottato 26 conclusioni molto chiare sull’Ucraina. Oggi abbiamo seguito lo stesso metodo. È così che riusciamo a restare uniti, ma rispettando le reciproche differenze”. Lo ha detto ieri sera, rispondendo a un giornalista in spagnolo, il presidente del Consiglio europeo, António Costa
“La nostra Unione – ha aggiunto Costa – è composta da ventisette Stati membri, ventisette nazioni, con storie diverse, culture diverse, tradizioni diverse, visioni del mondo diverso. La diversità non è quindi una novità. La novità – ha sottolineato – è che siamo riusciti ad avere una posizione comune, e questa è la storia dell’Unione europea. Tutto è iniziato con sei Stati membri. Siamo già ventisette, ci stiamo allargando e, con allargamento ogni sfida diventa sempre più grande. Ma ciò che è molto positivo nella nostra Unione è la capacità di convivere con la diversità”.
“Tutti gli stati membri, senza eccezioni, concordano sul fatto che dobbiamo accelerare la nostra agenda economica. Ed è ciò che ha fatto il Consiglio europeo , prendendo decisioni importanti in tre aree chiave: tagliare la burocrazia inutile; rendere l’energia più accessibile per cittadini e aziende; e trasformare i risparmi in investimenti produttivi”. Costa ha ringraziato il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ei suoi commissari per il lavoro svolto in tutte queste aree in vista di questo Consiglio europeo, un lavoro, ha detto, “che ha fornito una base eccellente e indispensabile per le nostre decisioni odierne”. “Abbiamo concordato – abbiamo rivendicato il presidente del Consiglio europeo, “obiettivi chiari, compiti chiari e tempi chiari. Attraverso la riduzione della burocrazia del 25% per tutte le imprese e del 35% per le Pmi, rendiamo più semplice il lavoro di tutte le aziende nel nostro spazio economico. Attraverso misure volte a ridurre i prezzi dell’energia, aiutiamo le aziende a essere più competitive. Attraverso l’integrazione dei nostri mercati finanziari, le imprese ei cittadini otterranno benefici per l’innovazione. Il ‘business as usual’ non è un’opzione. Perché, ad oggi – ha ricordato -, circa 300 miliardi di euro di risparmio delle famiglie dell’Ue escono dai mercati dell’Unione europea ogni anno. Ci sono 300 miliardi di euro che non finanziano le aziende nell’Ue” e vengono investiti invece nelle borse di altre economie, soprattutto quella americana. “I nostri obiettivi – ha continuato Costa – sono chiari: creare più posti di lavoro, e più posti di lavoro di qualità; rafforzare le industrie fondamentali, come i settori automobilistico, siderurgico e metallurgico; assicurarci che l’Europa rimanga un continente di innovazione e dinamismo tecnologico”. “Oggi – ha concluso il presidente del Consiglio europeo – abbiamo anche ricordato che tutti questi sforzi devono essere perseguiti in linea con gli obiettivi climatici che abbiamo concordato congiuntamente; perché competitività e sostenibilità sono pienamente compatibili, quando gestite bene”.