Sul fronte corruzione, “l’onda lunga degli scandali e delle indagini giudiziarie non sembra arrestarsi”. Così il presidente Raffaele Cantone, nel presentare alla Camera la relazione annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.”D’altro canto la creazione, per la prima volta nella storia del Paese, di un organismo amministrativo anticorruzione, con poteri reali ed effettivi – prosegue – ha ingenerato aspettative forse eccessive nell’opinione pubblica e negli operatori e anche qualche equivoco sui reali ambiti di intervento. Equivoco che rischia di tradursi in delusione, ma anche in critiche aspre che, a prescindere dalla loro condivisibilità, sono un segnale da non sottovalutare”.
La corruzione continua ad avere “centralità nel dibattito pubblico” perché “l’onda lunga degli scandali e delle indagini giudiziarie non sembra arrestarsi”, lo ha detto il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, presentando alla Camera la Relazione sull’attività svolta dall’Anac nel 2016; e da questa centralità deriva anche la “notorietà” ormai acquisita dall’Autorità, non solo tra amministrazioni pubbliche, operatori economici ma anche tra i cittadini. “La relazione di quest’anno – ha sottolineato Cantone – è particolarmente importante perché si pone giusto a metà del mandato di questo Consiglio, che resterà in carica infatti fino al 2020, e si inserisce in un contesto oggettivamente nuovo”. Infatti, “terminata la fase ‘costituente’ che ha caratterizzato il primo triennio di vita e che ha visto una continua implementazione normativa di poteri e funzioni, l’Anac è oggi un’istituzione che, dismessi gli abiti della novità, è riconoscibile non solo alle amministrazioni pubbliche e agli operatori economici, ma anche a gran parte dei cittadini”. E “questa ‘notorietà’ è certamente figlia della centralità che continua ad avere nel dibattito pubblico la tematica della corruzione, anche e soprattutto perché l’onda lunga degli scandali e delle indagini giudiziarie non sembra arrestarsi”.
Cantone ha anche notato che “la creazione, per la prima volta nella storia del Paese, di un organismo amministrativo anticorruzione, con poteri reali ed effettivi, ha ingenerato aspettative forse eccessive nell’opinione pubblica e negli operatori e anche qualche equivoco sui reali ambiti di intervento. Equivoco che rischia di tradursi in delusione, ma anche in critiche aspre che, a prescindere dalla loro condivisibilità, sono un segnale da non sottovalutare”. Cantone ha però aggiunto che “questa non può essere la sede per ribattere alle obiezioni né tantomeno per indulgere ad autocelebrazioni”, spiegando che la Relazione concentra l’attenzione su come si sta operando in concreto. A questo proposito il presidente ha ricordato che, sul fronte dell’organizzazione interna, da gennaio 2017 “si sono ulteriormente razionalizzate le strutture dell’Autorità, rafforzando le aree vitali della vigilanza e della regolazione, anche attraverso l’istituzione di nuovi uffici” – in particolare sono stati infatti, istituti gli uffici di vigilanza sulle centrali di committenza, sull’imparzialità dei pubblici funzionari e per la redazione delle linee guida e dei bandi-tipo – e “contestualmente aggiornando i regolamenti di vigilanza, per uniformare il più possibile le modalità di intervento in tutti gli ambiti di competenza”. Inoltre nel 2016 “è stato finalmente attenuato dal Parlamento il vincolo di spesa previsto dal decreto legge 90 del 2014” e “ciò permetterà di reclutare nuove professionalità, a mezzo di un concorso pubblico, per affrontare meglio le nuove sfide”.
Le politiche di prevenzione appaiono “molto piu’ efficaci rispetto al passato “ma nessuno si illude che i piccoli ma importanti risultati ottenuti o i segnali di fiducia che giungono dall’esterno, per quanto significativi, possano giustificare eccessi di ottimismo. Siamo consapevoli, invece, che gli effetti positivi sul piano della lotta alla corruzione si potranno vedere solo nel medio e lungo periodo, sempre che la strada intrapresa venga perseguita con ancora maggiore impegno da tutti gli attori istituzionali”. Lo ha sottolineato Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Autorita’. “Del resto – ha spiegato Cantone – e’ in atto una evidente e benefica rivoluzione culturale nell’affrontare questo fenomeno, come mostra la netta e reiterata posizione del Papa che ha anche reso noto di avere allo studio la possibilita’ di scomunica dei corrotti. Per quanto ci riguarda, ci impegneremo al massimo nei prossimi anni su tutti i fronti di competenza e lavoreremo con grande alacrita’ anche sul piano culturale perche’ si imponga sempre piu’ l’idea della corruzione come un grave pericolo sociale, un furto di futuro e di democrazia, per citare le parole del presidente Mattarella”. La visibilita’ di cui oggi gode l’Anac “e’ certamente figlia della centralita’ che continua ad avere nel dibattito pubblico la tematica – ha concluso il presidente dell’Anac – anche e soprattutto perche’ l’onda lunga degli scandali e delle indagini giudiziarie non sembra arrestarsi. D’altro canto la creazione, per la prima volta nella storia del Paese, di un organismo amministrativo anticorruzione, con poteri reali ed effettivi, ha ingenerato aspettative forse eccessive nell’opinione pubblica e negli operatori e anche qualche equivoco sui reali ambiti di intervento. Equivoco che rischia di tradursi in delusione, ma anche in critiche aspre che, a prescindere dalla loro condivisibilita’, sono un segnale da non sottovalutare”.
Nell’ambito dell’attività anticorruzione “è fondamentale rimuovere i conflitti di interesse”, lo ha detto il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, presentando alla Camera la Relazione sull’attività svolta dall’Anac nel 2016; ma su questo fronte il presidente Anac segnala una normativa “poco efficace e poco chiara”, quindi per Cantone “è indifferibile una rivisitazione complessiva della materia”. Cantone ha infatti sottolineato che “un aspetto molto importante della vigilanza anticorruzione è quello che concerne i conflitti di interesse, la cui rimozione è fondamentale per evitare possibili utilizzi indebiti di posizione e conseguenti fatti di maladministration”, e – ha ricordato “una declinazione” della normativa in materia di conflitto di interesse che è la disciplina delle situazioni di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi contenuta nel decreto legislativo 39 del 2013. In questo ambito, “sono ben 149 i procedimenti avviati nel 2016; un lavoro ponderoso che, però, ha prodotto risultati deludenti, a causa del testo normativo poco efficace e non sempre chiaro”. Per questo “abbiamo chiesto modifiche mediante due segnalazioni a governo e Parlamento; con una del 2015, si era formulata una proposta di revisione organica del dettato normativo, con un’altra del 2016 si è chiesto almeno di eliminare il riferimento alle deleghe gestionali dirette per il presidente del consiglio di amministrazione ed estendere la disciplina agli organi collegiali (consigli di amministrazione o equivalenti) e al direttore generale”.
l presidente Anac ha infatti sottolineato che, infatti, “negli ultimi due anni oltre il 38% dei casi scrutinati ha riguardato, proprio la verifica della sussistenza di deleghe gestionali e ben il 77% è stato archiviato perché si è diffusa la pratica elusiva della modifica degli statuti con l’espunzione delle deleghe gestionali al presidente”. “È indifferibile, quindi – ha avvertito Cantone – una rivisitazione complessiva della materia”. Nell’ambito dei conflitti di interesse il presidente Anac ha ricordato che l’Autorità si è occupata anche di casi al di fuori delle indicazioni del decreto 39, in primo luogo nell’ambito dell’esame dei casi di c.d. “pantouflage”, ovvero il passaggio di funzionari dal settore pubblico al comparto privato. Nel 2016 “due sole questioni meritano di essere citate: quello di un importante ex dirigente del Ministero degli affari esteri assunto da un’impresa e quello di un dirigente di un’Autorità indipendente nominato assessore di un comune avente quote in una società vigilata da quella stessa Autorità. In entrambi i casi è stata esclusa la violazione del pantouflage, a dimostrazione di come la disciplina stia entrando nella cultura dell’amministrazione”.
Altri casi di conflitti di interesse, sottoposti all’esame dell’Autorità, sono stati valutati alla luce dell’obbligo generale di astensione e delle disposizioni dei codici di comportamento, in base alla legge 190 del 2012. “Di rilievo, sotto questo punto di vista – ha ricordato Cantone – sono due casi in particolare. Quello del direttore del Dipartimento Organizzazione e risorse umane di Roma Capitale in merito al procedimento di nomina del fratello a dirigente della Direzione turismo (provvedimento poi rimosso in autotela a seguito dell’intervento dell’Autorità) e quello del presidente di una compagnia portuale nominato componente del comitato di gestione dell’autorità portuale in cui la compagnia stessa operava, con una evidente sovrapposizione dei ruoli di controllore e controllato non sanabile con la mera astensione”.
Nel settore dei servizi e delle forniture l’anno scorso si sono registrati “molti problemi: gli esposti su presunte irregolarita’ sono stati, infatti, quasi 2.600. Numerose le attivita’ sulla gestione dei centri di accoglienza per stranieri e richiedenti asilo”. Lo ha affermato il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, presentando la Relazione annuale dell’Autorita’. “Dopo essersi occupati nel 2015 del Cara di Mineo – ha ricordato Cantone – lo scorso anno e’ stata delegata alla Guardia di finanza un’ispezione sul Cara di Castelnuovo di Porto che ha messo in luce inadempimenti del gestore su vari aspetti del servizio (dalle pulizie ai pasti), carenza nei controlli degli ospiti in entrata e uscita e l’inattendibilita’ delle presenze dei residenti, cui e’ legato il corrispettivo contrattuale. Le esperienze maturate nella vigilanza sono poi divenute occasione per individuare ‘buone pratiche’, sfociate in indicazioni operative per il ministero dell’Interno, che ha opportunamente deciso di elaborare uno schema di capitolato di gara per la fornitura di beni e servizi in favore dei centri (poi adottato con decreto ministeriale del 7 marzo)”.
Il percorso verso la costruzione di una casa di vetro è tutt’altro che agevole” visto che il 40% delle amministrazioni non si adegua alle prescrizioni, come emerge dall’analisi dell’attività di vigilanza Anac sul fronte della trasparenza, che ha rilevato criticità “soprattutto nelle realtà di ridotte dimensioni” ma “problemi si sono riscontrati anche in comuni più grandi, come Roma Capitale e Milano”: lo ha detto il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, presentando la relazione 2016 alla Camera. Dopo la riforma sulla trasparenza, con il decreto legislativo 97 del 2016, l’attività di vigilanza Anac è stata infatti “intensa”: nel 2016 sono stati aperti 193 procedimenti di vigilanza, a cui si aggiungono 59 procedimenti sanzionatori sulla mancata pubblicazione dei dati concernenti i titolari di incarichi politici. E “in linea con gli anni precedenti, si conferma l’efficacia dell’azione dell’Autorità, che vede in oltre il 60% dei casi esaminati un successivo adeguamento totale dell’amministrazione”. Ma “il residuo 40%, che non si adegua del tutto o solo in parte, testimonia tuttavia che il percorso verso la costruzione di quella casa di vetro è tutt’altro che agevole, soprattutto nelle realtà di ridotte dimensioni”. “Problemi però si sono riscontrati anche in comuni più grandi, come Roma Capitale e Milano”, ha sottolineato Cantone, ricordando in particolare che “sono emerse carenze nel primo caso sui dati patrimoniali dei consiglieri dell’Assemblea capitolina cessati dall’incarico a seguito del commissariamento del Comune; nel secondo, nelle indicazioni delle situazioni patrimoniali di un esponente dell’Amministrazione e di alcuni consiglieri municipali”.
La fase post-sisma legata all’emergenza “e’ stata caratterizzata da polemiche per presunti ritardi e difficolta’ connesse alla normativa e a procedure burocratiche e farraginose; in realta’, a parte l’oggettiva complessita’ degli interventi da effettuare, relativi a un’area di cratere geograficamente molto vasta (140 Comuni), ancora oggi sismicamente instabile, non e’ vero che le norme siano state un ostacolo agli interventi urgenti, perche’ esse invece consentono procedure particolarmente ‘speditive’ che concreto molte amministrazioni, per presumibili ragioni di cautela, non hanno utilizzato”. Lo dice il presidente dell’Anac, Raffaele CANTONE, nella relazione annuale alla Camera. Per quanto riguarda la ricostruzione, “ad oggi vi e’ stata solo una prima sperimentazione sulle procedure per la ricostruzione di 18 scuole ma il clima di collaborazione instauratosi con il commissario straordinario e con la struttura di missione, creata per evitare le infiltrazioni mafiose, fa sperare in una ricostruzione trasparente e il piu’ possibile rapida”, conclude.