Nel primo trimestre l’occupazione e’ in crescita con 242mila occupati in piu’ su base annua (+1,1% dati grezzi). Lo comunica l’ Istat sottolineando che rispetto al trimestre precedente c’e’ un “moderato aumento” dello 0,1%. “Il contributo decisivo viene dall’ occupazione a tempo indeterminato (+341 mila) – spiega il report sul Mercato del lavoro – a fronte della sostanziale stabilita’ di quella a termine e del calo degli indipendente. L’incremento e’ maggiore per il lavoro a tempo parziale”.
E’ in ripresa il mercato del lavoro: secondo l’Istat, nel I trimestre di quest’anno rispetto al I trimestre 2015 si sono registrati 242 mila occupati in piu’, con un contributo decisivo dell’occupazione dipendente a tempo indeterminato (+341 mila). Ci sono da registrare pero’ la sostanziale stabilita’ dell’occupazione a termine e il calo degli indipendenti, concentrato tra i collaboratori e gli autonomi senza dipendenti. Inoltre, su base annua l’occupazione aumenta in particolare per gli uomini, nelle regioni settentrionali, per gli over 50, per i laureati e per gli stranieri. Resta invece stabile il tasso di disoccupazione, che nel I trimestre e’ fisso all’11,6% rispetto al trimestre precedente mentre diminuisce di quasi 1 punto percentuale rispetto ai primi tre mesi del 2015, con un calo tendenziale di 127 mila disoccupati di lunga durata. Giu’ anche il tasso di inattivita’ diminuito in misura lieve (-0,1 punti) attestandosi al 35,7%. Il premier non nasconde una certa soddisfazione per i numeri dell’Istat: “Qualsiasi paese che non vive di rancore ideologico dovrebbe accoglierli con uno sguardo sorridente”, ha detto Renzi. “Sono – ha aggiunto – gli ennesimi dati positivi. Da febbraio 2014 sono 455mila posti in piu’, piu’ 390mila a tempo indeterminato. Aver cancellato l’articolo 18 non ha tolto diritti, non ha permesso di licenziare ma di assumere”. Piu’ critici i sindacati: il segretario della Cisl Anna Maria Furlan la quale mette in rilievo che “ci sono ancora 3 milioni di donne e uomini disoccupati che aspettano il lavoro – ha dichiarato Furlan, a margine dell’assemblea generale di Confcommercio – Quindi, vanno incrementati gli investimenti, l’innovazione, la ricerca,per creare nuovi posti di lavoro stabili”. Intanto all’assemblea generale, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli fa notare che “siamo di fronte a una ripresa senza slancio e senza intensita’: una ripresa senza mordente che non salta mai la faglia, il crepaccio tra stagnazione e crescita”. La “nebbia” che avvolge le possibilita’ di crescita della nostra economia, aggiunge, ancora non si e’ diradata del tutto. E se i consumi, ad aprile, mostrano una crescita dello 0,3% rispetto a marzo e dell’1,0% tendenziale, resta “una contenuta tendenza al recupero dei livelli di consumo da parte delle famiglie”. Non solo, ma le famiglie assolutamente povere sono quasi raddoppiate nei sette anni di ciclo recessivo (+78,5%), con un’incidenza sul totale passata dal 3,5% pre recessione al 5,7% del 2014.