L’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha espresso forte preoccupazione riguardo alle politiche commerciali dell’amministrazione statunitense, definendole un “punto di rottura” che rischia di compromettere in modo “difficilmente reversibile” l’ordine multilaterale. Parlando a Coimbra, in Portogallo, Draghi ha sottolineato come il mondo stia attraversando “un periodo di profondi cambiamenti nel commercio e nelle relazioni internazionali”. Un processo, ha spiegato, iniziato ben prima delle recenti tensioni tariffarie, ma che ha subito un’accelerazione preoccupante.
“La frammentazione politica interna e la crescita lenta hanno ostacolato una risposta europea efficace”, ha affermato Draghi. “Tuttavia, gli eventi recenti rappresentano un punto di rottura. Il vasto ricorso ad azioni unilaterali per risolvere controversie commerciali, insieme alla definitiva delegittimazione del WTO, hanno minato l’ordine multilaterale in un modo difficilmente reversibile”. Le parole di Draghi lanciano un allarme sul futuro del commercio globale e sulle possibili conseguenze delle attuali tensioni internazionali.
“Non dimentichiamo l’eredità dei nostri padri fondatori, un’Europa di cui essere orgogliosi. E mentre ne valutiamo le debolezze, cerchiamo incessantemente speranza nel futuro”. Con queste parole, Mario Draghi ha aperto il suo intervento al XVIII summit sull’innovazione Cotec Europa, lanciando un appello all’azione per il futuro del continente.
L’ex presidente della BCE ha individuato tre elementi chiave che hanno storicamente portato l’UE a compiere “salti significativi” verso una maggiore integrazione: “una crisi che dimostra l’insostenibilità del sistema precedente, un grande shock politico che sconvolge l’ordine istituzionale e un piano d’azione già esistente”. “Oggi, per la prima volta in 30 anni, questi tre fattori sono presenti”, ha affermato Draghi. “Dal 2020 abbiamo perso il nostro modello di crescita, energetico e di difesa. Gli europei avvertono acutamente la crisi”.
Draghi ha poi sottolineato come “lo stato d’animo diffuso sia passato dalla noncuranza all’allarme”, evidenziando i “rischi materiali” che incombono sulla crescita, sui valori sociali e sull’identità europea. Lo shock politico proveniente dagli Stati Uniti, insieme al cambio di rotta in paesi come la Germania e alla nuova determinazione della Commissione, rappresentano, secondo Draghi, “grandi fratture istituzionali”. Infine, Draghi ha individuato un “inizio di piano d’azione”, sottolineando l’urgenza delle raccomandazioni politiche. “Torneremo a investire in Europa, affronteremo gli interessi consolidati che ostacolano il nostro cammino verso un futuro basato sull’innovazione, e proteggeremo la nostra libertà”, ha concluso.
Parole a cui si aggiungono quelle del capo dello Stato, Sergio Mattarella: “Oggi abbiamo avuto poc’anzi la possibilità di ascoltare spunti di grande rilevanza e grande interesse da parte di Mario Draghi, il cui rapporto sul futuro della competitività europea sta già contribuendo a orientare le politiche della Commissione Europea per la nuova Europa degli anni a venire – sottolinea Mattarella – Un’Europa rinnovata, più competitiva, più resiliente, più presente nello scacchiere internazionale. È una sfida epocale per il nostro continente, tanto più urgente se raffrontata a recenti evoluzioni negli equilibri mondiali”. “Il nostro Simposio ha quindi il merito di lanciare ‘Un appello all’azione’ di grande attualità: è infatti urgente, direi prioritario, che l’Europa agisca, perché stare fermi non è più un’opzione” sostiene Mattarella, che ha aggiunto: “La romanza che abbiamo ascoltato, ‘Nessun dorma’, potrebbe applicarsi alla nostra Unione”.
Secondo il presidente “i rischi dell’immobilismo sono ben identificati nel Rapporto Draghi come in quello Letta, sul futuro del mercato interno: le conseguenze ipotetiche per l’Europa, ad esempio in termini di arretramento nelle condizioni materiali di benessere diffuso o di un allontanamento irreversibile dalla frontiera tecnologica, ne accrescerebbero anche la vulnerabilità sui piani strategico e geopolitico, riducendone la capacità di contrastare le attuali perturbazioni, così allarmanti, dell’ordine internazionale. Scongiurare tali rischi è fondamentale. A questo fine – si osserva nei due rapporti – che occorre mettere in campo misure efficaci e allo stesso tempo ambiziose”.