La tensione sui dazi tra Stati Uniti ed Europa si fa sempre più palpabile, con il Presidente americano Donald Trump che continua a pressare, avvertendo che la scadenza del 9 luglio per un accordo potrebbe essere “estesa o accorciata”. Il monito di Trump è chiaro: “L’Europa imparerà a non essere cattiva con gli USA”, riferendosi alle tasse che, a suo dire, il blocco europeo impone eccessivamente alle aziende statunitensi.
Dopo una breve apertura, Trump ha bruscamente interrotto le trattative con il Canada, accusando Ottawa di aver introdotto una tassa sui servizi digitali, definendola “un diretto e chiaro attacco al nostro Paese”.
Per l’Unione Europea, la situazione è resa ancora più complessa dalla potenziale strategia di Trump di distinguere tra gli Stati membri nell’applicazione dei dazi. Una tale mossa creerebbe un ulteriore problema per Bruxelles, dato che la risposta del blocco, in base alle normative comunitarie, deve essere collettiva e unitaria.
L’Europa ha, teoricamente, 12 giorni di tempo per trovare un’intesa con gli Stati Uniti e scongiurare l’imposizione di nuove tariffe che potrebbero avere un impatto significativo sull’economia globale. La partita sui dazi, dunque, è tutt’altro che chiusa.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che l’Ue “si è comportata male” nei confronti degli Stati Uniti negli ultimi anni e ha suggerito che “molto presto” i paesi europei finiranno per “imparare”, sostenendo che Washington avrebbe il sopravvento in una guerra commerciale: “Abbiamo carte molto migliori delle loro”. Trump, apparso davanti ai media nello Studio Ovale in occasione della firma di un accordo tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, ha nuovamente riproposto la teoria secondo cui “l’Ue è stata creata per trarre vantaggio dagli Stati Uniti in materia commerciale”, nonostante abbia poi affermato che Usa e Ue hanno un “buon rapporto” anche in quella che ha riconosciuto essere una situazione “difficile”.
L’Unione Europea resta nel segno della cautela mentre la scadenza dei dazi statunitensi si avvicina, ma le divisioni interne sono dietro l’angolo. Francia e Germania, in particolare, mostrano approcci divergenti: Parigi è più intransigente nelle trattative, mentre Berlino assume una linea più morbida.
Non si esclude che il presidente americano Donald Trump possa richiedere un rinvio o una riduzione del Digital Markets Act, una mossa volta a tutelare le Big Tech statunitensi. Dal canto suo, l’Europa intende far valere l’intesa siglata all’Aja sull’impegno a destinare il 5% del PIL alla NATO, un accordo che inevitabilmente favorirà i produttori di armi americani.
Francia e Italia saranno particolarmente attente a valutare eventuali compensazioni da chiedere a Washington a fronte dei dazi del 10%, con l’obiettivo di evitare “asimmetrie” sconvenienti per le imprese del continente.
Nel frattempo, Bruxelles mantiene aperta la porta delle contromisure, che spaziano dalle tariffe allo “Strumento anti-coercizione”. Nessuno in Europa desidera una guerra commerciale con un alleato così imprevedibile, ma tutelarsi è un obbligo.
La Commissione europea sta valutando di ampliare la sua rete di scambi commerciali regolati, guardando all’Accordo per il Partenariato Trans-Pacifico, che include Paesi di Oceania, Sud-Est asiatico e Americhe, ma esclude Stati Uniti e Cina. Da qui, la presidente Ursula von der Leyen mira a costruire una sorta di “WTO 2.0”, senza entrare in conflitto con l’attuale Organizzazione Mondiale del Commercio.
Tuttavia, la necessità di riformare e rafforzare il WTO è un tema caldo. In una telefonata con la direttrice Ngozi Okonjo-Iweala, il commissario Maroš Šefčovič ha sottolineato l’urgenza di una riforma per “rafforzare e rivitalizzare” l’organizzazione, anch’essa finita nel mirino di Donald Trump.