Decreto Sicurezza, prescrizione, reddito di cittadinanza. Sono tanti i punti di attrito tra M5s e Lega. E anche se nelle dichiarazioni ufficiali di tutti, dal presidente del Consiglio ai due vicepremier, si rivendica il lavoro fatto fino ad ora e si rilancia il mantra ‘andiamo avanti uniti. C’e’ un contratto di governo da rispettare’, i nodi sono tutti da sciogliere. La settimana sara’ cruciale per il dl Sicurezza, provvedimento voluto da Matteo Salvini: da lunedi’ sara’ all’esame dell’Assemblea in Senato e il ministro dell’Interno sara’ sempre presente in Aula da martedi’ pomeriggio. Una presenza significativa a testimoniare l’importanza del provvedimento per il vicepremier leghista che non accetta rallentamenti o ostacoli. Sul testo, che dovrebbe avere il primo via libera entro giovedi’, pesa ancora l’incognita del voto di alcuni senatori 5 stelle, i ‘dissidenti’ Paola Nugnes, Elena Fattori, Gregorio De Falco e Matteo Mantero, che avevano presentato emendamenti contrari e che hanno gia’ annunciato di non voler votare il decreto cosi’ com’e’. Il caso agita molto il Movimento 5 stelle che la scorsa settimana avrebbe dovuto affrontare la questione in un’assemblea congiunta, poi slittata ai prossimi giorni (ancora non c’e’ una nuova convocazione) a causa del dilungarsi dei lavori alla Camera sul dl Genova.
Sul rischio che i dissidenti possano essere espulsi da M5s, molti parlamentari minimizzano sostenendo che non si arrivera’ a questo epilogo: ma il pericolo che la miccia inneschi un’esplosione c’e’. Altro fronte di scontro si e’ aperto sulla prescrizione dopo che la ministra della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha espresso la sua netta contrarieta’ all’emendamento M5s presentato in commissione Giustizia alla Camera al ddl Anticorruzione sullo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio. “Bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio – avverte la ministra nonche’ noto avvocato penalista – significa mettere una bomba atomica nel processo penale e io questa cosa non posso accettarla e non posso non segnalarla”. Parole che non potranno non creare nuove frizioni nel governo gialloverde dal momento che era stato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ‘padre’ della riforma, ma anche Di Maio e il premier Giuseppe Conte, a rivendicare il valore di questa norma, altra battaglia storica dei 5 stelle. E infatti, secondo quanto fanno sapere fonti qualificate M5s, non ci sara’ nessun passo indietro su questo.
Ma ad agitare le acque dentro la maggioranza resta sempre il tema del reddito di cittadinanza. La prossima settimana iniziera’ l’esame della manovra economica (che non contiene il reddito, rinviato a un decreto ad hoc, ma solo a Natale, come annunciato da Di Maio) in commissione Bilancio alla Camera e ci saranno le prime audizioni. E’ probabile che il tema del reddito sia in primo piano nel dibattito politico specie dopo le perplessita’ espresse dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti per quanto in un secondo tempo, dopo aver incontrato il premier Conte, lo stesso Giorgetti abbia tenuto a dire di essere sorpreso da “polemiche inutili e pretestuose”. Mentre Salvini, ieri, ricordando le priorita’ del governo M5s-Lega ha elencato una serie di provvedimenti tra i quali ha inserito il reddito chiamandolo non ‘di cittadinanza’ ma di ‘reinserimento al lavoro’. Una denominazione diversa che, secondo la Lega, non cambia la sostanza del provvedimento ma che in questo modo comunque punta a enfatizzare l’obiettivo della norma e cioe’ quella di reinserire nel mondo del lavoro e non regale sussidi a chi vuole restare ‘sul divano’, per usare un’espressione gia’ adoperata sia da Salvini che da Di Maio. Di certo, tra i due litiganti il presidente del Consiglio tiene il punto e ribadisce che la riforma partira’ pur essendo tutti “ben consapevoli che e’ una riforma che va fatta con molta attenzione: e’ la ragione per cui non e’ stata inserita adesso, teniamo farla bene e con tutti i dettagli”. Sui tempi, infatti, di varo ed entrata in vigore i termini sono ancora vaghi anche se l’obiettivo di Di Maio e’ che il decreto sia approvato a Natale ed entri in vigore a marzo 2019. La settimana politica vedra’ il il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lunedi’ in visita ufficiale in Algeria e mercoledi’ alla Camera per rispondere al question time. Anche il vicepremier Salvini rispondera’ alle interrogazioni in Aula al Senato nella giornata di giovedi’. Tra gli impegni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lunedi’ la cerimonia di cambio al vertice dello Stato Maggiore della Difesa a Ciampino. Sabato il capo dello Stato sara’ a Valle di Mosso (Aosta) per il cinquantenario dell’alluvione del’68 nel Biellese, e domenica a Parigi per la cerimonia del centenario dell’armistizio della Prima Guerra Mondiale e l’inaugurazione del Forum sulla pace.