Dimissioni congelate fino all’ok alla manovra, elezioni a breve (con la legge elettorale che uscira’ dalla sentenza della Consulta sull’Italicum), chiarimento nel Pd. E’ il dopo-referendum di Matteo Renzi, che accoglie l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mannarella ad aspettare (entro sabato al massimo) il via libera alla manovra prima di formalizzare le dimissioni al Quirinale, ma intanto affronta il passaggio chiave della resa dei conti nella Direzione Dem di domani. Voto a febbraio contro ‘accanimenti terapeutici’ e’ anche la linea di Alfano.
Intanto lo stesso Alfano manda a dire a Fi che “chi va cercando pretesti per far proseguire la legislatura, non lo otterra’ gratis”. Ma la linea del voto subito spacca Area Popolare: i parlamentari dell’Udc non ci stanno e lasciano il gruppo. Dal blog di Grillo, Di Battista dice no ‘al tavolo con i bari sulla legge elettorale’, e chiede si voti con l’Italicum corretto con la sentenza della Consulta.
Il capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato fa sapere sulla legge di bilancio che c’e’ la volonta’ di fare il piu’ presto possibile, ed e’ presumibile che il testo vada in Aula domani sera. “Se non ci saranno emendamenti – dice Giorgio Santini -, bastera’ un voto”, non necessariamente di fiducia. Intanto la Lega lancia un altola’, dicendo che non ci sono le basi per l’approvazione rapida a meno che, dicono i presidenti dei gruppi parlamentari, “il governo non elimini immediatamente tutte le marchette pre-elettorali inserite prima del voto di domenica”.
“Siamo stati responsabili per il bene del paese e su quella strada proseguiremo”. Lo dice il ministro Angelino Alfano entrando, in Senato, alla riunione con i membri di Ncd indetta proprio per decidere quale linea tenere all’indomani delle dimissioni congelate del premier Matteo Renzi. “Certo – aggiunge Alfano – il nostro faro è il presidente della Repubblica. E’ il presidente Mattarella che ha le competenze per lo scioglimento delle Camere” ma “intanto vediamo come va la Direzione del Partito democratico. Chi va cercando pretesti per far proseguire la legislatura, e mi riferiscono in primo luogo a Forza Italia, sappia che non lo otterrà gratis. E’ troppo comodo pensare a proseguire la legislatura e scaricare il peso su altri. Sappiano che per quanto ci riguarda così non si va avanti. Forza Italia accusa noi di sostenere un governo con il Pd e pero’ vocliono la prosecuzione della legislatura. Per quanto ci riguarda non avverrà gratis nei confronti di quel pezzo di centro destra che deve fare i conti con i irisultati del referndum che inevitabilmente ha prodotto questi esiti politici”.
Resta teso il clima interno a Ndc dopo la vittoria del No al referendum. Durante la riunione dei gruppi parlamentari di oggi al Senato il partito si sarebbe diviso sull’ipotesi di voto a gennaio-febbraio, sponsorizzata dai renziani, sui contenuti della legge di bilancio e sul nodo dell’Italicum. Angelino ALFANO ha minimizzato sull’uscita dell’Udc da Ap (”E’ la naturale conseguenza politica del referendum”), ha ribadito che dopo le dimissioni di Matteo Renzi le sorti della legislatura sono nelle mani del Quirinale (”Mattarella resta il nostro ancoraggio, e troverà con la sua saggezza e autorevolezza la migliore uscita dalla crisi”) e che la prima mossa è del Pd (”Domani ci sarà la direzione Dem, a loro spetta proporre per primi al presidente della Repubblica, agli alleati e al Paese la via d’uscita”). Il ministro dell’Interno avrebbe poi ribadito che tra le opzioni in campo ci sarebbero le elezioni anticipate, naturalmente sotto la regia del Quirinale e d’intesa con il Pd, partito di maggioranza relativo. Su questo punto Roberto Formigoni e Maurizio Sacconi avrebbero manifestato tutte le loro perplessità.
“Elezioni subito, prima possibile. Il messaggio degli italiani e’ chiaro”. Lo afferma alla Stampa, Matteo Salvini, leader della Lega, che spiega che non voterebbe un governo per fare la legge elettorale: “No. Mi sta bene la legge elettorale che uscira’ dalla sentenza della Consulta. E poi alle urne”. “Dico soltanto – aggiunge – che il proporzionale puro non mi piace. Pero’ l’importante e’ votare”. Su chi vedrebbe a Palazzo Chigi, Salvini afferma: “Il totonomime che stanno facendo e’ di pessimo gusto. Noi non ci uniamo al casting. Il Pd ha la maggioranza in Parlamento, scelga. Vigileremo che Renzi non faccia l’ennesima capriola e che qualcuno non tiri a campare. Ma nessun inciucio: e’ d’accordo anche Berlusconi”. “Noi della Lega – dice Salvini – siamo pronti”, “qualunque leadership e programma del centrodestra dovra’ essere votato dagli elettori. Il tempo delle investiture dall’alto e’ finito”. Il leader della Lega afferma di volere le “primarie per dare vita a una federazione di partiti con identita’ diverse, ma uniti da un programma chiaro”, farle a “gennaio andrebbe benissimo”.