‘SERVONO ANCORA STIMOLI PER RIALZO INFLAZIONE E INCERTEZZA’
“Le parole del Governo italiano fanno danni”: cosi’ Draghi, con lo spread che impenna.
Nessun cambiamento di rotta da parte del presidente della Bce Mario Draghi Nessuna sorpresa rispetto alle previsioni della vigilia: tassi d’interesse invariati, almeno fino all’estate 2019, Qe tagliato da ottobre a 15 miliardi al mese fino a dicembre, poi stop se i dati confermeranno le prospettive d’inflazione. Limate le stime per il 2018 al 2% a conferma comunque che la ripresa e’ “solida e diffusa”. Riviste leggermente al ribasso le previsioni per il 2019 (1,9%) e il 2020 (1,7%). Una “convergenza” dell’inflazione che necessita ancora di “un ampio accomodamento monetario”, un progresso sostanziale del mercato del lavoro. “Aumentano pero’ i rischi” legati al crescente protezionismo, alle vulnerabilita’ nei mercati emergenti e alla volatilita’ dei mercati finanziari. Draghi punta a tranquillizzare i mercati ricordando che la mission della Bce non cambia. Neanche davanti alle sollecitazioni che arrivano dall’Italia per un cambio di parametro, allo scopo di fermare lo spread. Secondo questa corrente di pensiero, la Banca centrale dovrebbe mettere la sua garanzia sul debito emesso dai diversi Paesi.
“Il mandato della Bce e’ la stabilita’ dei prezzi e abbiamo usato il Qe a questo scopo. In passato ci e’ stato chiesto perche’ abbiamo fatto ricorso a tassi di interessi negativi sottraendo rendimenti agli investitori. La risposta – ha detto il presidente della Bce – e’ che il nostro mandato e’ la stabilita’ non altro. In questo caso, relativamente al Qe, non e’ uno strumento per garantire che il debito governativo sia finanziato in ogni circostanza”. Ovviamente la situazione italiana ha occupato gran parte della conferenza stampa di Draghi. “Negli ultimi mesi – ha detto – le parole sono cambiate molte volte e quello che ora aspettiamo sono i fatti, principalmente la legge di bilancio e la successiva discussione parlamentare”. E ancora: “Purtroppo abbiamo visto che le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti, per le famiglie e le imprese” anche se “tutto cio’ non ha contagiato granche’ altri paesi dell’Eurozona, rimane un episodio principalmente italiano”. DRAGHI invita anche a “considerare che sia il premier italiano Giuseppe Conte, sia i ministri delle Finanze Giovanni Tria e degli Esteri Moavero Milanesi, hanno detto tutti che l’Italia rispettera’ le regole” europee sui conti pubblici. Nemmeno una parola sui due vice premier.
Le incertezze segnalate da Draghi non si fermano all’Italia. Fanno parte dell’elenco delle preoccupazioni: i cambiamenti nei mercati emergenti, non solo in Argentina e Turchia ma anche in Cina e la volatilita’ dei mercati finanziari dovuta ai cambiamenti di politica monetaria. Ma il principale fattore d’incertezza e’ il protezionismo. Le proiezioni attuali includono solo le misure protezionistiche gia’ attuate e non quelle gia’ annunciate o non ancora implementate. Draghiha ricordato che nei Paesi dell’area euro con elevati livelli di debito pubblico “rispettare rigorosamente” le regole del Patto di stabilita’ e di crescita “e’ cruciale per salvaguardare posizioni di bilancio solide”. In generale poi, ha detto nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo, l’allargarsi della ripresa economica richiede “il ripristino di margini di bilancio”. E anche questo e’ “particolarmente importante nei Paesi dove il debito pubblico e’ elevato”. L’euro e’ salito moderatamente, a 1,1676 dollari dopo che DRAGHI ha detto che il proseguimento della ripresa economica rafforza la fiducia che la dinamica di risalita dell’inflazione nell’area euro proseguira’ anche dopo la conclusione degli acquisti netti di titoli di Stato.