Sono stati gli agenti Luca Scata’ e Cristian Movio a bloccare il terrorista a Sesto San Giovanni. Il primo e’ un agente in prova da 9 mesi. Il secondo, colpito ad una spalla nella sparatoria, commenta: felice di essere stato utile. Ma scoppia la polemica sulla diffusione delle immagini dei poliziotti. I profili Facebook dei due agenti sono stati oscurati. Il questore di Milano De Iesu: ‘Abbiamo il dovere di tutelarli’. Una nuova circolare della Polizia avverte di rischi di azioni ritorsive.
Il Viminale diffonde nome e cognome dei due agenti coinvolti nella sparatoria conclusasi con la morte del killer di Berlino, ma non tutti sembrano condividere la scelta di comunicazione. E la polemica, inizialmente limitata ai social, monta con il passare delle ore con qualche sconfinamento nella politica. E’ il popolo del web il primo a chiedersi, soprattutto via twitter, se divulgare l’identita’ di Luca Scata’, l’agente in prova al commissariato di Sesto San Giovanni che ha sparato e ucciso Anis Amri, e Cristian Movio, l’altro poliziotto della pattuglia rimasto ferito a una spalla, non esponga i due e le rispettive famiglie al rischio di ritorsioni. “E’ una scelta sbagliata”, scrivono in molti; “ora dovranno cambiare nome e residenza”, azzardano altri; “ma l’indirizzo e il codice fiscale non li pubblicate?”, ironizzano altri ancora. Tra i primi a mettere il neo ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel mirino e’ Gianni Alemanno, di Azione nazionale. “Si dimetta – attacca l’ex sindaco della capitale -. E’ veramente una vergogna l’incompetenza e la mancanza di professionalita’ di un ministro che in conferenza stampa svela i nomi e i volti degli agenti di polizia che hanno ucciso l’attentatore di Berlino, espone queste persone a una sicura ritorsione da parte del terrorismo islamico”. Di “follia” parla anche Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia: “Si sarebbe dovuta tutelare l’identita’ degli agenti, cosi’ come avviene per i militari impegnati all’estero nelle attivita’ di contrasto al terrorismo”, sostiene il sindacalista. Non e’ rimasto “sorpreso” piu’ di tanto dal fatto che siano stati fatti i nomi e distribuite le immagini dei poliziotti il sindaco di Milano Giuseppe Sala: “Credo che ormai bisogna sapere che con la diffusione dei vari canali di informazione sia molto difficile” non far uscire queste informazioni.
Nel frattempo, i profili Facebook di Scata’ e Movio vengono ‘bloccati’: impossibile aggiungere commenti e messaggi anche se restano visibili i contenuti gia’ ‘postati’ dai giovani, un selfie con amici dal letto di ospedale, scattato da Movio, e la schermata di un sms in cui si riportano i ringraziamenti di una mamma che ha un figlio che vive a Berlino. Tanto che quella del questore di Milano, Antonio De Iesu, appare ai cronisti piu’ di una semplice ‘raccomandazione’: “Quello che e’ stato sinora non mi interessa, abbiamo detto ai ragazzi di evitare di farsi prendere dall’emotivita’”, “di non condividere selfie con gli amici. E’ nel loro interesse, tenuto conto della delicatezza dei soggetti con cui sono entrati in contatto: non parliamo di criminalita’ comune, ma di terrorismo internazionale”. Preoccupazione, questa, ben presente anche al capo della polizia, Franco Gabrielli, che in una circolare inviata a tutti i questori subito dopo il conflitto a fuoco aveva invitato a prestare la “massima attenzione” per evitare eventuali “azioni ritorsive” contro poliziotti e appartenenti alle forze dell’ordine in genere.
Avere dato i nomi e pubblicato le foto dei due poliziotti in rete e in pasto all’opinione pubblica è da pazzi e da incoscienti.
Facendo questo si espongono loro e le loro famiglie a rappresaglie e diventano cosi potenziali bersagli.
Avere dato i nomi e pubblicato le foto dei due poliziotti in rete e all’opinione pubblica è da pazzi e da incoscienti.
Facendo questo si espongono loro e le loro famiglie a rappresaglie e diventano cosi potenziali bersagli.