La guerra tra Israele e Iran ha subito una nuova, drammatica impennata nella notte. In risposta all’uccisione dello stratega Ali Larijani, Teheran ha scatenato l’operazione “True Promise 4”, colpendo per la prima volta il cuore civile di Israele con testate a grappolo.
La ritorsione promessa dal regime iraniano è arrivata con una violenza senza precedenti. Cinque ondate di missili balistici si sono abbattute sul centro di Israele dalla mezzanotte di oggi, 18 marzo. Il bilancio più tragico arriva da Ramat Gan, alle porte di Tel Aviv, dove una coppia di settantenni è rimasta uccisa nel crollo della propria abitazione.
Secondo il portavoce della polizia, Dean Elsdunne, l’edificio residenziale è stato centrato da un missile balistico dotato di testate a grappolo. La coppia non avrebbe fatto in tempo a raggiungere la safe room prima che il tetto collassasse sotto l’impatto. Altre quattro persone sono rimaste ferite nella zona, mentre frammenti di ordigni hanno colpito la stazione ferroviaria centrale Savidor di Tel Aviv, paralizzando il servizio dei treni.
I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato l’attacco come vendetta per il “martirio” di Ali Larijani. In una nota ufficiale, Teheran ha dichiarato di aver utilizzato missili di nuova generazione (Khorramshahr-4, Qadr, Emad e Khaybar-shekan), sostenendo di aver penetrato lo scudo difensivo israeliano e colpito oltre 100 obiettivi militari e di sicurezza. La tv di Stato iraniana ha esaltato l’uso di munizioni a grappolo come risposta diretta alla campagna israelo-americana.
Nonostante l’attacco subito, l’IDF ha proseguito la sua strategia di “decapitazione” dei vertici iraniani. Nella notte, un raid aereo a Beirut ha preso di mira Ismail Khatib, attuale Ministro dell’Intelligence della Repubblica Islamica, insieme al comandante della milizia ‘Imam Hussein’. Fonti della sicurezza israeliana definiscono l’esito del raid “promettente”, in attesa di conferme ufficiali sulla sorte di Khatib, figura chiave sia nel passato governo Raisi che nell’attuale esecutivo Pezeshkian.
Con le vittime di Ramat Gan, il numero dei morti in territorio israeliano dall’inizio del conflitto diretto con l’Iran sale a 14. La situazione resta di massima allerta: le autorità israeliane hanno invitato la popolazione a rispettare rigorosamente i tempi di ingresso nei rifugi, avvertendo che la portata e la tecnologia dei missili iraniani stanno rendendo le intercettazioni sempre più complesse.
Israele ha confermato ufficialmente l’uccisione di Ismail Khatib, Ministro dell’Intelligence della Repubblica Islamica. L’operazione è avvenuta con un attacco aereo mirato nel cuore di Teheran durante la notte. Khatib, figura centrale dell’apparato di sicurezza iraniano sia sotto la presidenza Raisi che sotto l’attuale governo Pezeshkian, rappresenta la terza perdita di altissimo profilo per il regime in meno di 48 ore.
Funerali di Stato tra rabbia e minacce
Mentre la notizia della morte di Khatib faceva il giro del mondo, a Teheran si sono svolte oggi le esequie solenni di Ali Larijani (ex segretario del Consiglio Supremo per la sicurezza) e Gholamreza Soleimani (capo dei paramilitari Basij). La cerimonia, carica di tensione, è stata dominata dai proclami di vendetta dei Pasdaran, che hanno minacciato di colpire i siti petrolchimici dell’Arabia Saudita se Riad continuerà a sostenere, anche solo logisticamente, l’asse israelo-americano.
Colpiti i media di Hezbollah
L’offensiva israeliana si è estesa anche al Libano. A Beirut, un raid ha ucciso Mohammad Sherri, uno dei direttori della tv di Hezbollah Al Manar. L’attacco ai vertici mediatici del “Partito di Dio” punta a disarticolare la macchina della propaganda e della comunicazione interna della milizia sciita.
Caso diplomatico Svezia-Iran: giustiziato un prigioniero
Si apre intanto un nuovo fronte di scontro con l’Europa. Stoccolma ha denunciato con forza l’esecuzione di un cittadino svedese, arrestato in Iran nel 2025 con accuse di spionaggio. Il governo svedese ha immediatamente convocato l’ambasciatore iraniano, definendo l’atto una «violazione brutale del diritto internazionale» e un segnale della crescente deriva repressiva del regime sotto scacco.
La NATO schiera i Patriot in Turchia
A fronte di uno spazio aereo sempre più violato, la Turchia ha annunciato il dispiegamento di nuove batterie di missili Patriot nella base di Incirlik, nel sud-est del Paese. La decisione è stata presa in ambito NATO dopo che, la scorsa settimana, i sistemi difensivi dell’Alleanza hanno intercettato un terzo missile balistico iraniano che aveva invaso lo spazio aereo turco durante le ondate di attacchi diretti verso Israele.