Gli Stati Uniti, tramite l’ambasciatrice all’ONU Dorothy Shea, hanno annunciato il loro veto su una risoluzione per il cessate il fuoco a Gaza presentata al Consiglio di Sicurezza. La risoluzione è stata definita “inaccettabile per diversi motivi”, con Shea che ha sottolineato come “per poter andare avanti Hamas e altri terroristi non devono avere un futuro a Gaza”. La decisione era ampiamente attesa e ribadisce la posizione statunitense a sostegno delle operazioni israeliane.
Intanto, la pressione internazionale su Israele sembra crescere. Il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato che il Regno Unito sta valutando sanzioni contro Israele per la guerra a Gaza, in accordo con gli alleati. Starmer ha definito le azioni dello Stato ebraico “spaventose, controproducenti e intollerabili”, indicando una possibile escalation nelle misure diplomatiche contro Tel Aviv.
La situazione umanitaria nella Striscia rimane disastrosa. La presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa ha descritto Gaza come “l’inferno sulla Terra”, un luogo dove “l’umanità sta fallendo”. A peggiorare il quadro, la Gaza Humanitarian Foundation (GHF) ha annunciato la mancata riapertura dei suoi siti di distribuzione degli aiuti questa mattina, a causa di lavori di manutenzione e riparazione. Le operazioni dovrebbero riprendere più tardi, ma senza una tempistica precisa, lasciando migliaia di palestinesi in attesa di assistenza vitale.
La decisione degli Stati Uniti di porre il veto sulla risoluzione per un cessate il fuoco immediato e l’accesso umanitario a Gaza ha scatenato un’ondata di aspre critiche da parte degli altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Washington ha dovuto affrontare dure reazioni per la sua scelta, che secondo molti, mette a rischio la vita dei civili palestinesi.
L’ambasciatore pakistano Asim Iftikhar Ahmad ha duramente attaccato la posizione statunitense, affermando che essa “trasmette il messaggio estremamente pericoloso che le vite di due milioni di palestinesi non contano”. Ahmad ha definito la decisione un “via libera all’annientamento” dei palestinesi a Gaza e una “macchia morale sulla coscienza” del Consiglio.
Sulla stessa linea, l’omologo algerino Amar Bendjama ha aggiunto: “Il silenzio non può difendere i morti, non può tenere le mani dei morenti, non può affrontare le ingiustizie”. L’ambasciatore sloveno Samuel Zbogar ha poi insistito sul senso di responsabilità comune, sottolineando che “mentre l’umanità viene messa alla prova in diretta da Gaza, questa bozza di risoluzione è nata dal nostro comune senso di responsabilità. Responsabilità verso i civili di Gaza” e gli ostaggi, “responsabilità di fronte alla storia”.
Anche Parigi e Londra hanno espresso il loro “rammarico” per la decisione americana, mentre Pechino, tramite l’ambasciatore all’ONU Fu Cong, ha invitato l’amministrazione statunitense ad “abbandonare i calcoli politici”, suggerendo che la mossa sia motivata da considerazioni interne. La netta opposizione al veto americano evidenzia una profonda divisione all’interno del Consiglio di Sicurezza, con crescenti preoccupazioni per l’escalation della crisi umanitaria a Gaza.