Si infittisce il mistero sulla guida dell’Iran all’indomani della morte dell’Ayatollah Ali Khamenei. Con una mossa che spiazza gli osservatori internazionali, il Ministero degli Affari Esteri di Teheran ha ufficialmente bollato come “fake news” l’elezione di Mojtaba Khamenei, figlio cinquantaseienne della Guida Suprema, alla guida del Paese.
La smentita è arrivata tramite i canali diplomatici in India, precisando che le notizie circolate nelle ultime ore sulla selezione operata dall’Assemblea degli Esperti «non hanno fonti ufficiali». Il clima nel Paese resta incandescente: mentre il governo proclama 40 giorni di lutto nazionale, i funerali dell’Ayatollah, previsti per oggi, sono stati improvvisamente rinviati a data da destinarsi per motivi di ordine pubblico e “affluenza senza precedenti”.
Segnali di rivolta: «Morte a Mojtaba»
Nonostante la smentita ufficiale, il nome del figlio di Khamenei sembra aver già innescato una violenta reazione popolare. La testata Iran International ha diffuso registrazioni audio in cui si udrebbero cittadini di Teheran scandire lo slogan «Morg bar Mojtabi» (Morte a Mojtaba), accompagnato dal rumore di pentole sbattute e fischi dalle finestre. Il timore di una successione dinastica starebbe alimentando una nuova ondata di dissenso interno, proprio mentre il Paese è sotto l’attacco delle forze israelo-americane.
La minaccia di Larijani: «Prezzo altissimo per USA e Israele»
Sul fronte della sicurezza, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha lanciato un monito pesantissimo attraverso i propri canali social. Larijani ha accusato Donald Trump di aver trascinato il popolo americano in una «guerra ingiusta» spinto dai «vile impulsi da pagliaccio» di Netanyahu.
«La storia non è ancora finita», ha incalzato Larijani, evocando il martirio di Khamenei e sostenendo che l’offensiva costerà caro agli Stati Uniti. Il funzionario iraniano ha inoltre sollevato dubbi sui costi umani per Washington, affermando che oltre 500 soldati americani sarebbero stati uccisi nei primi giorni di combattimenti: «Lo slogan è ancora America First o è diventato Israel First?».
Analisi: un regime sotto assedio
La situazione a Teheran appare frammentata:
- Il vuoto di potere: La smentita della nomina di Mojtaba indica una possibile spaccatura interna all’Assemblea degli Esperti o il timore di una rivolta civile incontrollabile.
- Le perdite americane: I numeri forniti da Larijani sui soldati USA caduti non trovano al momento conferma nelle fonti del Pentagono, ma segnalano la volontà iraniana di colpire l’opinione pubblica statunitense.
- Funerali rinviati: Il rinvio delle esequie di Khamenei suggerisce una difficoltà del regime nel garantire la sicurezza dei vertici durante le cerimonie, dopo che i raid hanno già colpito i palazzi del potere.