Via libera anche alla Camera per il governo Conte, che con 350 voti a favore, 236 contrari e 35 astensioni ottiene la fiducia ed è ora nella pienezza delle proprie facoltà costituzionali.
Il governo guidato da Giuseppe Conte, che ha ottenuto 350 sì alla fiducia, ha incassato 4 voti in più del previsto. Ci si aspettava infatti 346 sì a favore (222 deputati M5S e 124 leghisti). Dalla flat tax alla pace, dalla buona scuola al debito, passando per immigrazione, legittima difesa e tanto altro: dopo la fiducia ottenuta ieri al Senato, oggi alla Camera il premier Giuseppe Conte ha provato a replicare su tutti i punti, o quasi tutti, che le opposizioni gli avevano contestato rispetto alle sue dichiarazioni di intenti, ottenendo la fiducia con 350 voti a favore. E spiegando anche che “le mie parole devono considerarsi da integrare con il contratto, non possono essere completamente sostitutive per mancanza di tempo”. E aggiungendo: “Ci chiedete di essere più precisi sugli obiettivi ma questo adesso non è possibile, abbiamo appena giurato”. Due uscite che però ha fatto mugugnare i banchi della sinistra e di Forza Italia. Sulla tanto contestata flat tax, per esempio, Conte ha ricordato che “abbiamo declinato una serie di detrazioni per recuperare una progressività e individuato una no-tax area, presto saremo in grado di presentare la nostra proposta di riforma”, mentre per quanto i rapporti con l’Europa “Questo governo ha l’ardire di poter anche promuovere delle nuove politiche economiche: questo vuol dire volere presidiare tutti i tavoli esprimendo una direzione, per favorire la crescita sociale ed economica, ma nel rispetto dell’obiettivo di discesa del debito. Noi siamo per negoziare anche a livello europeo, e ci auguriamo di avere la fermezza e la risolutezza per essere ascoltati”.
Poi c’è il capitolo del conflitto interessi, che pure scalda la platea (“una vexata quaestio, cercheremo di introdurre una disciplina più rigorosa a qualsiasi livello, perché chi sia investito di funzioni pubbliche sia posto nelle condizioni di espletarle con dignità e onore, per prevenire un potenziale conflitto di interesse”), e perfino il fatto che ieri Conte non abbia mai citato la parola “pace” (“ma non mi pare che nel contratto di governo ci siano propositi bellicisti. Siamo nella Nato e vogliamo rimanerci optimae, ma delle volte bisogna misurarsi con delle iniziative militari anche indirettamente, e recentemente è accaduto. Vogliamo farlo con serenità, cautela, e lo faremo di volta in volta”). Qualche apertura e riconoscimento al governo uscente c’è: sulla buona scuola che “non vogliamo distruggere, ma certo ci sono delle cose da migliorare”, sulla lotta alla mafia, dove “nessuno vuole disconoscere il decreto sulla confisca dei beni”, o sull’immigrazione: “Minniti ha già ricevuto elogi, ma è inutile chiedere più Europa se poi veniamo lasciati solo insieme agli altri paesi frontalieri, con il ricatto di qualche fondo in più per la gestione dei profughi”.