DA VERTICE VERSAILLES, SERVE UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE
Lo status quo non e’ piu’ sostenibile, e’ arrivato il tempo di un’ Europa a piu’ velocita’, per progredire verso una maggiore integrazione. In vista delle celebrazioni a Roma, il 25 marzo prossimo, dei 60 anni dei Trattati che diedero vita all’Unione europea, i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna lanciano questo appello, che vuole essere da impulso per gli altri Paesi. “Se ci fermiamo ora, tutto quello che abbiamo costruito potrebbe crollare”, il senso delle dichiarazioni.
Una forte spinta per l’Europa a due velocità, o meglio per un uso più ampio delle cooperazioni rafforzate o “cooperazioni differenziate”, come le ha definite il presidente francese Francois Hollande. I vertici delle quattro maggiori economie dell’Ue a 27 (Angela Merkel per la Germania, Francois Hollande per la Francia, Paolo Gentiloni per l’Italia e Mariano Rajoy per la Spagna) si sono ritrovati nella reggia di Versailles, luogo cruciale per la storia del XX secolo, per rilanciare con forza, dopo il Libro Bianco della Commissione Europea e in vista del Consiglio Europeo del 9 e 10 marzo e soprattutto del vertice di Roma del 25 marzo (con l’avvio della Brexit atteso entro fine mese), la via dell’Ue con un nucleo di Stati che approfondiscono la collaborazione in più ambiti. Politica estera, difesa, lotta al terrorismo e sicurezza interna, cooperazione economica nella zona euro: quelli che intendono andare avanti, vanno avanti, senza escludere gli altri, ma senza neanche lasciarsi frenare. L’Italia nella discussione sul futuro dell’Unione “prenderà posizione per un’Ue più integrata, ma che possa consentire diversi livelli di integrazione”, ha detto Gentiloni. “Perché è giusto e normale che i Paesi possano avere ambizioni diverse e che l’Unione possa dare a queste ambizioni diverse risposte diverse, mantenendo un progetto comune”. Prima di tutto, la difesa e la politica estera. “Abbiamo bisogno di un’Europa più forte e più presente nel mondo, capace di dare sicurezza e di fare passi avanti nella difesa comune: siamo tutti d’accordo, Italia, Francia, Germania e Spagna, a fare passi avanti nella difesa comune. E questo ci deve servire anche per esercitare il nostro ruolo politico nei confronti del Mediterraneo, dell’Africa, per proteggere la nostra sicurezza”.
Su questo punto Angela Merkel ha sottolineato l’importanza dell’Africa, continente verso il quale l’Ue deve avere “una strategia comune”, perché anche dai rapporti con l’Africa dipende “il futuro” dell’Europa. Gentiloni ha ricordato ancora una volta che anche la politica delle migrazioni deve essere affrontata in comune dai 27, migrazioni che “non sono un fenomeno transitorio”, ma che ciò nondimeno sono un fenomeno “che va regolato”. D’accordo sull’Ue a due velocità la cancelliera Merkel, la quale ha però particolarmente insistito sul fatto che queste cooperazioni più intense tra alcuni Paesi su determinati temi devono essere inclusive, “aperte”, e non “chiuse”, esclusive. “Dobbiamo avere il coraggio di accettare – ha detto la cancelliera – che alcuni Paesi vadano avanti più rapidamente di altri. Queste cooperazioni rafforzate devono rimanere aperte a coloro che sono un pochettino più indietro, non devono essere una cosa chiusa per coloro che sono un po’ indietro. Però dobbiamo poter andare avanti. Serve un’Europa più coerente, più forte, che preservi le diversità regionali e le tradizioni, una diversità che può essere una forza”. Il vertice è iniziato nel Salon d’Angle negli Appartements de Mesdames della Reggia alle porte di Parigi, dopodiché Hollande, Gentiloni, Merkel (la prima ad arrivare, puntuale, intorno alle 18) e Rajoy (l’ultimo, intorno alle 18.40) si sono trasferiti, dopo le dichiarazioni alla stampa, nel ristorante Ore creato dallo chef Alain Ducasse nel Padiglione Dufour di Versailles, recentemente ristrutturato, dove hanno cenato e tenuto la riunione vera e propria.
I leader hanno parlato dai rispettivi podi (da sinistra a destra Italia, Germania, Francia e Spagna) nell’affollata sala stampa al piano terreno del padiglione Dufour, senza accettare domande dai giornalisti, come da programma dell’Eliseo. Dietro di loro, uno sfondo azzurrino, assai più chiaro del blu europeo, con le stelle della bandiera Ue sfocate e di colore grigio chiaro, anziché gialle, come prevedono i colori ufficiali della bandiera dell’Unione. Convinto della bontà della via proposta il padrone di casa, il presidente Hollande: “L’unità” dell’Europa, ha detto, “non significa uniformità. Per questo chiedo che ci siano delle nuove forme di cooperazione per dei progetti nuovi, delle cooperazioni differenziate, che facciano in modo che alcuni Paesi possano andare più veloci e più lontano, in campi come la difesa, la zona euro approfondendo l’unione economica e monetaria, come l’armonizzazione fiscale e sociale, come la cultura, come gli scambi a livello della gioventù”. Occorre, continua, “che alcuni Paesi possiamo andare più forti e veloci senza che gli altri siano lasciati da parte, ma senza che altri possano opporsi. E’ quindi molto importante che mostriamo della solidarietà a 27, ma ugualmente una capacità di avanzare a ritmi differenti tra i Paesi che compongono l’Ue a 27”.
I leader hanno parlato dai rispettivi podi (da sinistra a destra Italia, Germania, Francia e Spagna) nell’affollata sala stampa al piano terreno del padiglione Dufour, senza accettare domande dai giornalisti, come da programma dell’Eliseo. Dietro di loro, uno sfondo azzurrino, assai più chiaro del blu europeo, con le stelle della bandiera Ue sfocate e di colore grigio chiaro, anziché gialle, come prevedono i colori ufficiali della bandiera dell’Unione. Convinto della bontà della via proposta il padrone di casa, il presidente Hollande: “L’unità” dell’Europa, ha detto, “non significa uniformità. Per questo chiedo che ci siano delle nuove forme di cooperazione per dei progetti nuovi, delle cooperazioni differenziate, che facciano in modo che alcuni Paesi possano andare più veloci e più lontano, in campi come la difesa, la zona euro approfondendo l’unione economica e monetaria, come l’armonizzazione fiscale e sociale, come la cultura, come gli scambi a livello della gioventù”. Occorre, continua, “che alcuni Paesi possiamo andare più forti e veloci senza che gli altri siano lasciati da parte, ma senza che altri possano opporsi. E’ quindi molto importante che mostriamo della solidarietà a 27, ma ugualmente una capacità di avanzare a ritmi differenti tra i Paesi che compongono l’Ue a 27”.