AVVOCATI PRESENTANO MEMORIA. ‘MAI CONOSCIUTO TIZIANO RENZI’
Alfredo Romeo tace davanti al giudice e attraverso gli avvocati fa sapere “di non avere mai conosciuto Tiziano Renzi”. L’ imprenditore e’ in carcere dal primo marzo scorso per l’ accusa di corruzione nella maxi-inchiesta su appalti Consip. Nella memoria presentata, respinge le accuse e si descrive come ‘vittima’ nel meccanismo di affidamento degli appalti che, a suo dire, lo stava danneggiando a favore di alcune coop rosse. Presentata istanza di scarcerazione.
Si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere ai magistrati nell’ interrogatorio di garanzia l’imprenditore Alfredo Romeo, in carcere con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip. ‘Lui fregato, altro che corruttore – dicono i suoi legali, che hanno presentato una memoria – e avanzo’ anche un esposto, inviato per conoscenza anche ad Anac e Antitrust’. Romeo, aggiungono, sostiene inoltre di non aver mai dato soldi a nessuno e di non conoscere Tiziano Renzi.
“Viene rappresentato come il grande corruttore ma qui si tratta di una corruzione, se c’è stata, non dico di di quattro soldi ma quasi”. Così Giovanni Battista Vignola legale di Alfredo Romeo uscendo dal carcere di Regina Coeli, a Roma, dove si è tenuto l’interrogatorio di garanzia all’imprenditore accusato di corruzione nell’inchiesta sugli appalti Consip. “Se la contestazione è vera – aggiunge – le cifre consegnate a Gasparri, per delle consulenze, sono comunque abbastanza modeste”.
“Qui abbiamo un appalto miliardario, da 2,7 miliardi di euro e la dazione in tre anni di 100mila euro (la somma che Romeo avrebbe pagato al dirigente Consip Marco Gasparri, ndr) – sottolineano gli altri due legali dell’imprenditore, gli avvocati Francesco Carotenuto e Alfredo Sorge – pari a 30 Milan euro l’anno, direi che non c’è proprio proporzione, perciò è una cosa marginale. È una cosa che, ammesso che fosse vera, non ha alcun riferimento con l’appalto FM4″.Al centro dell’indagine coordinata dalle procure di Roma e Napoli, c’è una gara di ‘facility management’, ovvero servizi per la pa, del valore di 2,7 miliardi (FM4) bandita nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo.
Romeo prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l’affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici. Per raggiungere il risultato,Romeo, secondo le accuse, corrompeva Gasparri affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti.Un sistema quello di Romeo nel quale, secondo la ricostruzione di Gasparri ai pm, l’imprenditore riteneva indispensabile pagare, poiché, a suo dire, tutti lo facevano.