Il mistero sulla sorte della nuova Guida Suprema iraniana si infittisce, trasformandosi in un vero e proprio “giallo” internazionale. Mentre la propaganda ufficiale di Teheran cerca di costruire il mito digitale del nuovo leader, le indiscrezioni che filtrano dagli ospedali della capitale descrivono una realtà drammatica.
Il primo, attesissimo messaggio alla nazione di Mojtaba Khamenei è arrivato, ma non nel modo in cui ci si aspettava. Non un video, non un audio originale, ma un testo in sette punti letto da una speaker della TV di Stato, accompagnato da una foto fissa. Una scelta che, invece di rassicurare, ha alimentato i sospetti sulla reale capacità di governo del figlio dell’Ayatollah defunto.
Mentre le autorità iraniane parlano di “lievi ferite” (un piede fratturato e contusioni al viso), fonti internazionali come il Daily Mail lanciano l’allarme: Mojtaba sarebbe ricoverato in terapia intensiva presso l’ospedale universitario Sina, nel centro di Teheran.
Le voci suggeriscono che il leader possa aver perso una gamba nell’attacco in cui sono rimasti uccisi il padre Ali e la moglie. Alcuni media si spingono a ipotizzare lo stato di coma.
Per colmare il vuoto visivo e contrastare le voci di infermità, Teheran ha lanciato una massiccia operazione di “social diplomacy”. In pochi minuti sono stati aperti profili ufficiali su X e Instagram con l’handle @Rahbarenghelab (Leader della Rivoluzione). Gli account sono stati immediatamente inondati dalle trascrizioni del discorso in farsi, nel tentativo di dare un’immagine di comando dinamico e presente, nonostante l’assenza fisica del leader.
L’agenzia Fars ha corretto le prime informazioni sulla strage che ha colpito la famiglia Khamenei: la madre della nuova Guida, Mansoureh Khojasteh, sarebbe sopravvissuta all’attacco. Una notizia usata dal regime per mostrare che il “nucleo sacro” della leadership non è stato del tutto annientato.
Nel testo letto in TV, la Guida ha ribadito la linea della fermezza assoluta: lo stretto rimarrà sigillato a ogni costo. Giurata per il sangue dei “martiri” (Ali Khamenei e i vertici militari). Appello formale ai vicini arabi per chiudere ogni installazione americana. Rifiuto di trattative sotto la pressione dei bombardamenti. Accelerazione dei programmi di difesa strategica. Appello al popolo per resistere contro gli “aggressori crociati-sionisti”. Sostegno totale a Hezbollah e alle milizie in Iraq.