La Santa Sede ha sciolto le riserve sul Board of Peace per Gaza, confermando una posizione di netta distanza rispetto all’iniziativa promossa dall’amministrazione Trump. L’annuncio è arrivato ieri, 17 febbraio, per bocca del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine del tradizionale bilaterale Italia-Vaticano per l’anniversario dei Patti Lateranensi.
Mentre il governo Meloni si prepara a volare a Washington come osservatore, il Vaticano sceglie di restare fuori, citando criticitĂ di fondo che minerebbero l’efficacia e la legittimitĂ dell’organismo.
Il cardinale Parolin ha delineato tre principali punti di attrito che rendono la partecipazione della Santa Sede impossibile allo stato attuale: il Vaticano ritiene che le crisi internazionali, e in particolare quella mediorientale, debbano essere gestite all’interno delle sedi multilaterali delle Nazioni Unite. Il Board of Peace viene visto come un potenziale “contro-ONU” che rischia di indebolire il diritto internazionale.
Una delle critiche piĂą dure riguarda la mancanza di una rappresentanza palestinese nel Board. Senza il coinvolgimento diretto dei diretti interessati, la Santa Sede ritiene che non possa esserci una pace duratura o legittima.
Parolin ha ribadito che il Vaticano non è uno Stato come gli altri e non può aderire a organismi che sembrano piĂą orientati a una gestione “societaria” o “coloniale” della ricostruzione (come suggerito dal Patriarca Pizzaballa) piuttosto che a un reale processo diplomatico.
Il rifiuto vaticano è stato comunicato durante il vertice a Palazzo Borromeo, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni. Nonostante la divergenza sul Board, il clima è stato definito cordiale:
Parolin ha precisato che il Vaticano non giudica la scelta di Roma di partecipare come osservatore, definendola una posizione «autonoma». Il governo e la Santa Sede hanno invece confermato la collaborazione su temi interni come le politiche per la famiglia, l’istruzione, la disabilitĂ e l’emergenza carceraria.
La posizione di Parolin riflette un malumore piĂą ampio all’interno delle gerarchie ecclesiastiche: «Mi sembra un’operazione colonialista. Non ci sono i palestinesi, non si può concepire una vergogna piĂą grande di questa», ha detto il Card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme.