UN MILIONE DI FAMIGLIE SENZA LAVORO, RADDOPPIATE IN 10 ANNI. PER 4 SU 100 NO REDDITO OCCUPAZIONE. POVERTA’ ASSOLUTA AUMENTA
Nel 2017 in 1,1 milione di famiglie italiane “tutti i componenti appartenenti alle forze lavoro erano in cerca di occupazione”, pari a 4 famiglie su 100, in cui non si percepiva dunque alcun reddito da lavoro, contro circa la meta’ (535 mila) nel 2008. Lo ha sottolineato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva. Piu’ della meta’ (il 56,1%) e’ nel Mezzogiorno. Inoltre, aumenta la poverta’ assoluta, che coinvolge 5 mln di persone, pari nel 2017 all’8,3% della popolazione, quando era il 3,9% nel 2008.
Aumentano i rischi di rallentamento della crescita, legati soprattutto all’impatto delle tensioni commerciali innescate dall’imposizione dei dazi Usa. E’ l’allarme lanciato da Istat e Banca d’Italia in occasione delle audizioni sul Documento di economia e finanza in Parlamento. Per l’istituto di statistica, si confermano “segnali di decelerazione che prospettano uno scenario di minore intensita’ della crescita”. Tuttavia, ha sottolineato il presidente, Giorgio Alleva, ad aprile “l’indicatore anticipatore si mantiene su livelli elevati”.
In particolare, secondo l’Istat, l’impatto delle misure protezionistiche potrebbe costare 0,3 punti di Pil. La Banca d’Italia, dal canto suo, conferma la stima di un aumento del Pil dell’1,4% nel 2018 e dell’1,2% sia nel 2019 che nel 2020. Ma, ha avvertito il vice direttore generale Luigi Federico Signorini, “e’ aumentato il rischio di una minore crescita, anche in relazione all’andamento osservato dell’economia e agli sviluppi delle relazioni internazionali”. L’introduzione dei dazi Usa e l’incertezza sulle prospettive del commercio mondiale, secondo Bankitalia, “potrebbe trasmettersi ai mercati finanziari e alla fiducia delle imprese e delle famiglie scoraggiando investimenti e consumi. Il nostro Paese che ha una struttura produttiva assai orientata ai mercati esteri, ne risentirebbe”. E Via Nazionale mette in guardia anche sul debito “elevato” che va ridotto in maniera “duratura e visibile”. “La sostenibilita’ del debito pubblico italiano – ha ricordato Signorini – poggia in larga misura sulle riforme pensionistiche introdotte nell’arco degli ultimi decenni, che assicurano una dinamica degli esporsi in complesso gestibile nonostante l’invecchiamento della popolazione. E’ uno dei punti di forza della finanza pubblica italiana: e’ opportuno non indebolirlo”.
Le stime di Bankitalia sulla crescita coincidono con quelle dell’Upb che rivede “lievemente al ribasso” la crescita dell’economia italiana per il 2018 rispetto alle stime di marzo, calcolandola ora all’1,4 per cento (un decimo di punto percentuale in meno). La correzione, spiega il presidente, Giuseppe Pisauro, “riflette principalmente una dinamica piu’ contenuta dei consumi privati, penalizzati dall’erosione del potere d’acquisto indotta dal piu’ elevato prezzo del petrolio. Nel nuovo quadro Upb, essa presenta un’espansione (+1,1 per cento) di un decimo piu’ bassa rispetto allo scenario di marzo”. La crescita dovrebbe attestarsi poi all’1,2 per cento nel 2019 e all’1,1 per cento nel 2020 e 2021. L’Istat rilancia l’allarme poverta’. Secondo le stime fornite da Alleva, la poverta’ assoluta “coinvolgerebbe nel 2017 poco meno di 1,8 milioni di famiglie, con un’incidenza del 6,9%, in crescita di sei decimi rispetto al 2016: si tratta di circa 5 milioni di individui, l’8,3% sul totale della popolazione residente, in aumento rispetto al 7,9% nel 2016 e 3,9% nel 2008. La ripresa dell’inflazione nel 2017, ha osservato Alleva, “spiega circa la meta’ (tre decimi di punto percentuale) dell’incremento dell’incidenza della poverta’ assoluta; la restante parte deriva dal peggioramento della capacita’ di spesa di molte famiglie che sono scese sotto la soglia di poverta’”. Complessivamente, si stima che nel 2017 siano in poverta’ assoluta 154mila famiglie e 261mila individui in piu’ rispetto al 2016. Dal punto di vista territoriale, i dati provvisori mostrano aumenti nel Mezzogiorno e nel Nord, e una diminuzione al Centro. L’aumento delle famiglie in poverta’ assoluta e’, inoltre, sintesi di una diminuzione in quelle in cui la persona di riferimento e’ occupata, e di un aumento in quelle in altra condizione. Sono infatti 1,1 milioni le famiglie in cui tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro sono in cerca di occupazione (4 famiglie su 100) e non percepiscono quindi redditi da lavoro (erano 535mila nel 2008). Di queste, piu’ della meta’ (il 56,1%) e’ residente nel Mezzogiorno.