Torna a far paura la Brexit, a poche settimane dal referendum in Gran Bretagna. Nel sondaggio di Icm per il Guardian gli anti-Ue tornano in testa col 52% contro il 48% dei pro-Ue. Determinante sarebbe la polemica sull’immigrazione che da giorni domina il dibattito in vista del voto. Ma la media dei sondaggi continua a dare in vantaggio gli anti-Brexit, al 46%, rispetto agli euroscettici al 43%. L’Ocse fa notare che un’eventuale Brexit e’ ‘un rilevante rischio’ per la crescita europea e mondiale e S&P mette in guardia dalla ‘paralisi degli investimenti nelle societa’ inglesi e in quelle europee esposte alla Gran Bretagna’.
L’opinione pubblica del Regno Unito oscilla sull’Unione Europea, a poche settimane dal referendum sull’appartenenza, in programma il 23 giugno. Due sondaggi di Icm per il quotidiano britannico “The Guardian”, uno telefonico e uno online, convergono nel registrare uno spostamento dei consensi verso lo schieramento per la Brexit, passato in vantaggio su quello europeista col 52 contro il 48 per cento, escludendo gli indecisi. Nel rilevamento per telefono, su un campione di oltre mille adulti, il 45 per cento si e’ dichiarato a favore dell’uscita dall’Ue, il 42 per cento contrario e il 13 per cento ancora indeciso. In quello in rete il 47 per cento si e’ detto pronto a votare “no”, il 44 per cento schierato per il “si'” e il nove per cento incerto. Nelle indagini precedenti dello stesso istituto, a meta’ maggio, nel rilevamento telefonico il fronte “Remain” precedeva di dieci punti il fronte “Leave”, 55 a 45 per cento; quello online dava, invece, lo stesso risultato di 52 a 48 a favore dei “Brexiteer”. Lo schieramento della Brexit sta insistendo in modo particolare sul tema dell’immigrazione. Boris Johnson e Michael Gove, le due figure piu’ importanti del fronte antieuropeista, entrambi del Partito conservatore, si sono impegnati a cambiare il sistema in caso di Brexit con un piano ispirato a quello australiano, sottoscritto anche da Priti Patel, sottosgretaria all’Occupazione, e dalla deputata laborista Gisela Stuart. L’ingresso dei migranti sarebbe subordinato non alla nazionalita’, ma alle competenze lavorative; per alcune posizioni, dovrebbe essere dimostrata una buona conoscenza della lingua inglese.
La ripresa economica nella Ue e nella zona euro e’ “modesta” e continuera’ ma restano “incertezze sostanziali”. E’ questa la valutazione di BusinessEurope che ha pubblicato oggi il suo rapporto economico di primavera. La stima di crescita del pil dell’associazione europea delle ‘Confindustrie’ nazionali, compresa quella italiana, e’ del 2% quest’anno e dell’1,9% nel 2017 nella Ue, 1,7%% nei due anni nella zona euro. I rischi, indica il direttore Markus Beyrer, “derivano dalla crisi migratoria e dalla rottura di Schengen, dal referendum nel Regno Unito che sta gia’ provocando il rinvio di investimenti, dall’ulteriore rallentamento globale”.