MIGRANTI’ MONITO BRUXELLES, PAESI RICOLLOCHINO O CI SARANNO SANZIONI
I Paesi dell’Ue rischiano di dover rimpatriare oltre un milione di migranti. Il calcolo e’ contenuto nel Piano di azione pubblicato dalla Commissione Ue e si basa sul fatto che ‘nel 2015 i migranti irregolari che hanno ricevuto l’espulsione sono stati 533.395, mentre nel 2014 470.080. Con circa 2,6 milioni di richieste d’asilo presentate nel 2015-2016, e visto che nei primi tre trimestri del 2016 ha ottenuto l’asilo solo il 57%. La Commissione ha oggi ribadito il monito agli Stati membri in relazione all’aumento dei rispettivi ricollocamenti.
Secondo la comunicazione, nonostante il nuovo record mensile registrato in febbraio (circa 1.940 relocation), “il ritmo attuale rimane ben al di sotto delle attese e inferiore all’obiettivo approvato dal Consiglio europeo di almeno 3.000 trasferimenti mensili dalla Grecia e a quello stabilito dalla Commissione di almeno 1.500 mensili dall’Italia. Ad oggi, i ricollocamenti sono stati in tutto 13.546, di cui 3.936 dall’Italia e 9.610 dalla Grecia”. L’aspetto piu’ importante e’ che “a questo ritmo non sara’ possibile ricollocare entro settembre 2017 tutti i richiedenti ammissibili attualmente presenti in Grecia e in Italia, sebbene di per se’ cio’ sia perfettamente realizzabile”. Finora solo due Stati membri – Finlandia e Malta – provvedono nei tempi ai propri obblighi nei confronti sia dell’Italia che della Grecia, mentre alcuni – Austria, Polonia e Ungheria – rifiutano qualunque tipo di partecipazione al programma ed altri stanno rispettando gli impegni in misura molto limitata – Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca e Slovacchia -. L’Italia, la Grecia, le agenzie dell’Ue e le organizzazioni internazionali hanno aumentato le loro capacita’ e sono pronte e in attesa di contribuire alla realizzazione degli obiettivi mensili. “Spetta ora agli altri Stati membri – si spiega nel documento – adempiere in ugual misura ai loro obblighi. La Commissione sollecita la presidenza maltese e gli Stati membri a dar seguito all’appello della Commissione in occasione del Consiglio Giustizia e affari interni di marzo”.
La Commissione Europea raccomanda agli Stati membri di non vietare, nelle rispettive legislazioni nazionali, la possibilità di detenere minorenni, ove “strettamente necessario” per assicurare un rimpatrio efficace degli stessi. “Nel rispetto dei diritti fondamentali e delle condizioni previste dalla direttiva 2008/115 – si legge nella raccomandazione della Commissione per rendere i rimpatri più efficaci nell’implementazione della direttiva del 2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio – gli Stati membri non dovrebbero precludere, nelle proprie legislazioni nazionali, la possibilità di porre i minori in stato di detenzione, ove ciò sia strettamente necessario per assicurare l’esecuzione di una decisione definitiva di rimpatrio, nella misura in cui gli Stati membri non siano in grado di assicurare misure meno coercitive della detenzione che possano essere applicate in modo efficace, nell’ottica di assicurare rimpatri effettivi”. La Commissione Europea dice “semplicemente che, per avere rimpatri effettivi, si potrebbe dover ricorrere alla detenzione anche nel caso di minori non accompagnati o di bambini, ma fissiamo delle condizioni alle quali questo tipo di detenzioni dovrebbero avere luogo. Rimaniamo comunque nei limiti della direttiva”, hanno spiegato fonti Ue.
“Nessuno si aspetti miracoli nel giro di poche settimane perche’ sarebbe un’illusione. Ma noi siamo confortati dal fatto che si fanno passi avanti e l’Ue ci sostiene”. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ribadisce nel corso di una dichiarazione alla stampa con il premier maltese Joseph Muscat, il comune orientamento nell’ambito delle politiche migratorie. Gentiloni aggiunge: “Abbiamo raggiunto dei risultati insieme. Ricordo gli ottimi risultati del Consiglio informale presieduto da Joseph a Malta circa un mese fa, nel quale l’Ue ha manifestato il pieno appoggio all’intesa tra Italia e Libia. Investiremo su questo anche nei prossimi giorni, rafforzando ulteriormente le capacita’ della Guardia costiera libica”.