Il partito di maggioranza ribadisce in un dossier che le riserve auree “sono di proprietà del popolo italiano” per evitare che “soggetti privati, alcuni controllati da gruppi stranieri”, possano avanzare pretese legali.
La proprietà delle riserve auree della Banca d’Italia continua a infiammare il dibattito sulla Legge di Bilancio. Fratelli d’Italia (FDI) ha diffuso un dossier riservato per spiegare e difendere l’emendamento, a prima firma del capogruppo al Senato Lucio Malan, che mira a codificare la proprietà dell’oro.
Secondo il documento di FDI, l’emendamento serve a “ribadire un principio scontato, e cioè che le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano”, e che la sua approvazione non mette in discussione l’indipendenza di Bankitalia né viola i trattati europei. Il partito si dichiara “sorprendente” l’allarmismo generato dalla proposta.
Il dossier di Fratelli d’Italia solleva una questione cruciale legata all’attuale struttura della Banca d’Italia per giustificare la necessità della norma:
“Il capitale della Banca d’Italia, comprese quindi le riserve auree, è detenuto da banche, assicurazioni, fondazioni, enti ed istituti di previdenza, fondi pensione ecc. aventi sede legale in Italia. In molti casi si tratta di soggetti privati, alcuni dei quali controllati da gruppi stranieri.”
FDI sostiene che, non essendo la proprietà del popolo esplicitamente codificata nell’ordinamento italiano, l’Italia “non può correre il rischio che soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani.” L’emendamento, quindi, avrebbe lo scopo di fare chiarezza definitiva sulla proprietà per prevenire future rivendicazioni legali da parte di enti, anche esteri, che detengono quote del capitale di Bankitalia.
Il partito respinge inoltre la critica secondo cui l’Italia sarebbe l’unico Paese a voler specificare la proprietà popolare delle riserve. Il dossier cita almeno quattro grandi Paesi industrializzati – Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – dove “le riserve auree ufficiali risultano formalmente di proprietà dello Stato e non delle rispettive banche centrali, cui spetta ‘solo’ il compito di gestirle.”
L’emendamento di FDI si pone, dunque, come un intervento per allineare l’ordinamento italiano a quello delle altre maggiori economie, blindando legalmente la proprietà delle riserve auree a favore della collettività nazionale.