La tensione in Medioriente raggiunge nuovi picchi con un’accesa polemica tra Israele e il presidente francese Emmanuel Macron, mentre la Striscia di Gaza si trova sull’orlo di una carestia e gli sforzi per una tregua sembrano arenarsi. Il Ministero degli Esteri israeliano ha sferrato un duro attacco al presidente francese, accusandolo di condurre una vera e propria “crociata contro lo Stato ebraico”. L’accusa arriva dopo che Macron, da Singapore, aveva esortato gli europei a “indurire la loro posizione collettiva” nei confronti di Israele, qualora non ci fosse una risposta adeguata alla drammatica situazione umanitaria a Gaza. “I fatti non interessano a Macron. Non esiste alcun blocco umanitario. Questa è una palese menzogna”, ha tuonato il ministero su X, difendendo gli sforzi israeliani per far giungere gli aiuti nella Striscia.
A rincarare la dose è stato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che durante una visita all’insediamento di Sa-Nur in Cisgiordania, ha risposto per le rime a Macron. Il presidente francese aveva definito il riconoscimento di uno Stato palestinese, a determinate condizioni, un “dovere morale”. Katz, in visita a un insediamento la cui ricostruzione è stata approvata dal governo, ha definito la decisione un “momento storico” per il movimento dei coloni e un “chiaro messaggio a Macron e ai suoi amici”. “Riconosceranno uno Stato palestinese sulla carta, e noi costruiremo lo Stato ebraico-israeliano sul campo. La carta verrà gettata nel cestino della storia e lo Stato di Israele prospererà”, ha dichiarato Katz, aggiungendo perentorio: “Non minacciateci di sanzioni perché non ci metterete in ginocchio. Lo Stato di Israele non abbasserà la testa di fronte alle minacce.”
Nel frattempo, la situazione umanitaria a Gaza continua a deteriorarsi in maniera allarmante. Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), ha lanciato un grave avvertimento da Ginevra, definendo Gaza “il posto più affamato della Terra”. Secondo Laerke, l’intera popolazione del territorio palestinese, il 100%, è a rischio carestia, rendendola l’unica area definita al mondo con una tale emergenza.
Sul fronte diplomatico, le speranze per un cessate il fuoco subiscono un duro colpo. Un alto funzionario di Hamas ha dichiarato alla BBC che il gruppo respingerà l’ultima proposta statunitense per un nuovo accordo di tregua a Gaza e il rilascio degli ostaggi. La motivazione è che la proposta non soddisferebbe le richieste fondamentali di Hamas, tra cui la fine della guerra. Il gruppo ha comunque promesso una risposta formale a tempo debito.
La notizia del rifiuto di Hamas ha scatenato la reazione del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir. Il leader dell’ultradestra ha invocato un intervento militare risolutivo. “Signor primo ministro, dopo che Hamas ha nuovamente respinto la proposta di accordo, non ci sono più scuse per nessuno per continuare con questo pasticcio a Gaza. Abbiamo già perso abbastanza occasioni. È ora di intervenire con tutte le nostre forze per distruggere e uccidere Hamas”, ha scritto Ben Gvir in un post su X, sottolineando la frustrazione per lo stallo dei negoziati.
Il presidente Usa Trump annuncia che la tregua a Gaza ‘è molto vicina’, aggiungendo che ‘si saprà oggi o forse domani’. Hamas non ha ancora risposto alla proposta americana sul cessate il fuoco ma Israele lancia l’ultimatum: ‘Accettate il piano Witkoff o vi annienteremo’.