MINISTRO, HO CAPITO CHE ANDAVA GOVERNATO FLUSSO MIGRATORIO
”Ho temuto per la tenuta democratica del Paese”. Mentre i dati d’agosto confermano un drastico calo degli sbarchi (3.194 contro i 21.294 dell’agosto 2016), il ministro dell’Interno, Marco Minniti, intervistato alla Festa dell’Unità a Pesaro, rivela le sue preoccupazioni di pochi mesi fa, ”di fronte a barricate per l’arrivo di migliaia di stranieri e a sindaci che mi dicevano no. Ho capito che andava governato subito il flusso migratorio e l’abbiamo fatto”. Minniti sottolinea poi l’importanza dell’impegno economico che deve mettere in campo l’Europa per frenare i flussi. Bisogna spendere, spiega, ”almeno quanto speso per la rotta dei Balcani: 6 miliardi”. E non manca di rimarcare il ruolo dei sindaci delle citta’ libiche, che ”sono i nostri principali alleati”.
In quei giorni di giugno ho valutato che se noi non avessimo adottato un’iniziativa che cercasse di governare ci flussi migratori avremmo avuto un rischio molto serio per la tenuta sociale e democratica del Paese”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco MINNITI, intervistato alla Festa dell’Unità a Pesaro.
“Ho temuto per la tenuta democratica del Paese”. Mentre i dati d’agosto confermano un drastico calo degli sbarchi (3.194 contro i 21.294 dell’agosto 2016), il ministro dell’Interno, Marco Minniti, rivela le sue preoccupazioni di pochi mesi fa, “di fronte a barricate per l’arrivo di migliaia di stranieri e a sindaci che mi dicevano no. Ho capito che andava governato subito il flusso migratorio e l’abbiamo fatto”. All’indomani del vertice francese, il ministro incassa i risultati e l’appoggio europeo. “Abbiamo fatto da apripista – sottolinea Minniti – e Parigi ieri ha capito e approvato il nostro lavoro”.
La svolta si e’ avuta in seguito ai mega-sbarchi di meta’ luglio, quando furono soccorse in mare diverse migliaia di persone in pochi giorni ed il ministro ordino’ il dietrofront all’aereo che lo stava portando a Washington. Da allora una fitta serie di iniziative in Libia ed in Europa, il varo del codice per le ong ed i numeri hanno cominciato a dare ragione alla strategia italiana: dopo il dimezzamento degli arrivi a luglio, ad agosto c’e’ stato un vero crollo ed ora i dati del Viminale indicano 98.407 arrivi nel 2017, con un calo dell’8% rispetto al 2016. I dati dimostrano anche l’impegno della Marina Militare libica che solo negli ultimi due giorni ha intercettato e riportato a terra circa 700 migranti che tentavano di attraversare il Mediterraneo. Minniti sottolinea poi l’importanza dell’impegno economico che deve mettere in campo l’Europa per frenare i flussi. Bisogna spendere, spiega, “almeno quanto speso per la rotta dei Balcani: 6 miliardi”.
E non manca di rimarcare il ruolo dei sindaci delle citta’ libiche, che “sono i nostri principali alleati”. La scommessa e’ quella di costruire un circuito economico alternativo in Libia che possa soppiantare il florido business dei trafficanti di uomini. Progetti di sviluppo saranno messi in piedi insieme all’Anci e l’ambasciatore a Tripoli Giuseppe Perrone sta raccogliendo richieste e disponibilita’. Il ministro puntualizza pero’ che “se un uomo fugge da guerre e carestie io ho il dovere di accoglierlo come Dio comanda” ed appoggia con decisione la legge sullo ius soli: “un ragazzino nato in Italia, che studia qui – si chiede – perche’ deve aspettare 18 anni” per diventare italiano? “Lo ius soli e’ politica di integrazione perche’ rende il nostro paese piu’ sicuro”. Punto chiave della strategia e’ la creazione di centri in Africa dove identificare i migranti con la collaborazione di Unhcr e Oim. “Le necessita’ umanitarie in Libia – dice Carlotta Sami, portavoce regionale per il sud Europa dell’Unhcr – sono pero’ maggiori della nostra capacita’ operativa. Bisognerebbe riuscire a garantire la stabilita’, in modo da aumentare il nostro accesso a tutte le parti della Libia”. Il portavoce dell’Oim, Flavio Di Giacomo, chiede la chiusura dei centri di detenzione per migranti che si trovano in Libia, le cui condizioni sono “inaccettabili” ed il rafforzamento dei programmi di ritorno volontario umanitario dalla Libia ai Paesi di origine.