ALL’URBI ET ORBI,’RIPRENDA DIALOGO ISRAELIANI-PALESTINESI’
“L’uomo e’ diventato avido e vorace: un’insaziabile ingordigia attraversa la storia umana fino ai paradossi di oggi, quando pochi banchettano lautamente e troppi non hanno pane per vivere”: cosi’ papa Francesco durante la messa di Natale nella basilica di San Pietro.
Senza la fraternita’, ogni sforzo per un mondo piu’ giusto ‘ha il fiato corto’, perche’ ‘siamo tutti fratelli’. Alla benedizione Urbi et Orbi, il Papa lancia un augurio di fraternita’, “tra persone di ogni nazione e cultura”, “di diverse religioni”. Spiega che le differenze non sono un pericolo ma una ricchezza, e auspica che il Natale faccia riscoprire i legami di fraternita’ ‘che ci uniscono come esseri umani e legano tutti i popoli’. ‘Consenta a Israeliani e Palestinesi – aggiunge il pontefice – di riprendere il dialogo e intraprendere un cammino di pace che ponga fine a un conflitto che da piu’ di settant’anni lacera la Terra scelta dal Signore per mostrare il suo volto’.
Una forte denuncia sull’iniqua distribuzione delle ricchezze ha caratterizzato l’omelia della messa della notte di Natale celebrata da Papa Francesco in San Pietro. “Un’insaziabile ingordigia attraversa la storia umana, fino ai paradossi di oggi, quando pochi banchettano lautamente e troppi non hanno pane per vivere”, ha detto il Pontefice nella Basilica gremita da 5mila fedeli che partecipano al rito presieduto da Francesco e concelebrato da vescovi e cardinali. “Betlemme – ha sottolineato – e’ la svolta per cambiare il corso della storia. Li’ Dio, nella casa del pane, nasce in una mangiatoia. Come a dirci: eccomi a voi, come vostro cibo. Non prende, offre da mangiare; non da’ qualcosa, ma se stesso. A Betlemme scopriamo che Dio non e’ qualcuno che prende la vita, ma Colui che dona la vita”. “Il corpicino del Bambino di Betlemme – ha scandito il Papa – lancia un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare. Dio si fa piccolo per essere nostro cibo. Nutrendoci di Lui, Pane di vita, possiamo rinascere nell’amore e spezzare la spirale dell’avidita’ e dell’ingordigia. Dalla ‘casa del pane’, Gesu’ riporta l’uomo a casa, perche’ diventi familiare del suo Dio e fratello del suo prossimo. Davanti alla mangiatoia, capiamo che ad alimentare la vita non sono i beni, ma l’amore; non la voracita’, ma la carita’; non l’abbondanza da ostentare, ma la semplicita’ da custodire”.