Prosegue lo scontro fra Di Maio e Salvini. Il primo attacca il secondo che ‘si e’ piegato a Berlusconi per le poltrone’ e chiede di andare ‘subito al voto’. Salvini rilancia il dialogo sulle riforme e punta a una nuova legge elettorale maggioritaria.
Complice anche il pessimo risultato nelle elezioni in Friuli Venezia Giulia, il capo politico del M5s sferra nei confronti del leader della Lega un attacco durissimo. “Non è possibile nessun governo del cambiamento con Berlusconi e il centrodestra. Salvini ha cambiato idea e si è piegato a lui solo per le poltrone. Si torni subito al voto”, afferma in un tweet. Ma subito dopo rincara la dose, attraverso un post sul blog delle stelle, in cui allude a problemi finanziari e passate fideiussioni che vincolerebbero il Carroccio al presidente di Forza Italia. “Non rispondo a insulti e sciocchezze su soldi e poltrone, per noi – dice il segretario della Lega – lealtà e coerenza valgono più dei ministeri. Voglio dare un governo agli italiani, se i grillini preferiscono litigare lo faremo da soli. Bloccare anche la partenza dei lavori delle commissioni parlamentari è da irresponsabili”.
Ma Salvini non si limita a una replica verbale. “Chiunque parli di soldi, prestiti, fideiussioni, regali e ricatti inesistenti a me e alla Lega se finora è stato ignorato, da domani sarà querelato”. Il numero uno del Carroccio continua a ipotizzare un pre- incarico per sè, ma dice chiaramente no a governicchi. “Se c’è un impegno di tutti, a partire da questa legge elettorale, ad aggiungere un premio Di maggioranza per governare a chi prende un voto in più, io sono a disposizione. O c’è un governo che fa politica per 5 anni o c’è un governo che dura poco per andare ad elezioni. Non sono fatto per le vie di mezzo. Sono disponibile a mettere insieme un governo ma quelli Di tutti giusto per fare poco o niente non mi piacciono”. “Fino all’ultimo – assicura poi Salvini – proveremo a mettere insieme un governo ma, per evitare che il Parlamento diventi un soprammobile, propongo a tutte le forze politiche, in attesa che nasca un esecutivo, Di far lavorare almeno le commissioni parlamentari”.