Il presidente del Veneto Luca Zaia ha lanciato un avvertimento diretto agli alleati di centrodestra in vista delle prossime elezioni regionali: “Se il candidato sarà della Lega, sarà Alberto Stefani. Se non sarà della Lega, sarà un problema”. Le parole, pronunciate sul pratone di Pontida, hanno confermato la volontà del Carroccio di mantenere la guida della regione, rivendicando la “continuità” di un’amministrazione che ha realizzato “grandi cose”, incluse le Olimpiadi. “Non è lesa maestà, ma una richiesta legittima”, ha precisato Zaia ai giornalisti.
Il governatore veneto non ha lesinato commenti nemmeno sull’avanzata di Roberto Vannacci all’interno del partito. Sebbene altri esponenti leghisti abbiano cercato di smorzare le polemiche, Zaia ha mantenuto una posizione più cauta, affermando che Vannacci “può essere un valore aggiunto se fa il leghista”. Tuttavia, ha prontamente aggiunto che la Lega “ha un sacco di persone in gamba” e che i segretari “si scelgono nei congressi”.
Il monito di Zaia si inserisce in un contesto più ampio di tensioni interne al centrodestra, con Fratelli d’Italia che aspira a estendere la sua influenza anche al Nord, tradizionalmente roccaforte leghista. Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda, ha ribadito la necessità che sia il Veneto che la Lombardia “debbano restare alla Lega”.
Anche l’autonomia differenziata è tornata al centro del dibattito. Zaia ha chiesto a questo governo “un’autonomia vera”, ricordando che “la Costituzione la prevede”. Una posizione condivisa anche da altri governatori leghisti come Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, che hanno criticato il “centralismo” romano che rischia di rallentare il processo.