Ridurre il cuneo fiscale per i redditi piu’ bassi, aumentare le imposte di successione e garantire una maggiore efficacia del governo. Questi i principali consigli che arrivano dall’Ocse per riformare la struttura della finanza pubblica all’insegna di una crescita inclusiva, che consenta cioe’ redditi piu’ alti, ma anche piu’ equamente distribuiti. Il ‘vademecum’ Ocse all’indirizzo dei Paesi industrializzati include anche misure che hanno effetti in generale positivi per la crescita, come rafforzare gli investimenti pubblici, ridurre la spesa per le pensioni, fare maggiore uso di tasse ricorrenti sugli immobili, ridurre le imposte sulle imprese e offrire un’istruzione di migliore qualita’, oppure iniziative che hanno direttamente effetti sull’inclusione, come maggiori agevolazioni per le famiglie e i bambini.
Di una riforma del mix di tassazione e spesa l’Italia – sulla base dei risultati dello studio – mostra di avere urgente bisogno. La Penisola e’ all’ultimo posto sui 28 Paesi avanzati riguardo all’impatto della finanza pubblica sul Pil pro capite (e quindi sui livelli di vita): nel nostro caso le ricadute sono negative e sono piu’ pesanti per i bassi redditi rispetto alle fasce piu’ abbienti della popolazione. L’indice che misura gli effetti complessivi di dimensioni, struttura ed efficacia della finanza pubblica sull’output pro capite per l’Italia e’ pari a -0,95 rispetto alla media Ocse, mentre sul fronte opposto, con +1, si trova la Corea, per la verita’ avvantaggiata dalle dimensioni contenute della sua finanza pubblica, unita comunque a una grande efficienza. Sull’Italia pesa in primis la spesa che incide sull’indice per -0,49, ma sono negativi anche gli effetti in termini di dimensioni e efficacia della finanza pubblica (-0,31), cosi’ come per le entrate (-0,14).
Se poi si va al dettaglio delle ripercussioni sul reddito disponibile, l’indice per la Penisola scende a -1,05 per il 20% piu’ povero della popolazione, si attenua a -0,91 per la fascia di reddito medio e a -0,84 per i piu’ abbienti. Sul fronte delle pensioni, l’Ocse, che gia’ a suo tempo nel caso dell’Italia aveva consigliato di non toccare la legge Fornero, sottolinea che ‘una maggiore quota della spesa pensionistica nella finanza pubblica e’ associata a un minore output nel lungo termine, senza significativi collegamenti in termini ridistributivi tra la popolazione in eta’ lavorativa’. Sul fronte dell’istruzione, l’Ocse ribadisce che ‘e’ uno dei motori della prosperita’ di lungo termine’ e sottolinea il collegamento tra la qualita’ della scuola, misurata sulla base dei risultati dei test Pisa-Ocse (che vedono l’Italia ben sotto la media) e il Pil pro capite. Dall’Ocse arrivano anche altri suggerimenti che a prima vista sembrano controcorrente quanto a inclusivita’, ma che nel lungo termine a conti fatti hanno ricadute positive per tutti in termini di crescita, come la riduzione dei sussidi pubblici, del cuneo fiscale anche per i redditi medio-alti e delle tasse patrimoniali. Queste ultime rischiano di ridurre il risparmio e quindi la produzione e sono ‘un cattivo sostituto per tasse sui redditi e guadagni da capitale ben disegnate’. Pur non dando consigli specifici ai singoli Paesi, il rapporto fornisce alcune simulazioni sull’effetto che le misure suggerite avrebbero nel lungo termine. Ad esempio, una riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei redditi piu’ bassi finanziata con un taglio dei sussidi, in Italia aumenterebbe del 12% il reddito delle famiglie piu’ povere in 20 anni, ma avrebbe un impatto positivo anche per le classi medie (+6,9%) e benestanti (+6,3%). Tra le raccomandazioni spicca quella sulle tasse ambientali, che vanno associate a una riduzione delle imposte per i redditi piu’ bassi, per evitare effetti distributivi avversi. Una considerazione di cui il Governo francese non ha apparentemente tenuto conto, fino alla rivolta dei ‘Gilet gialli’. Spostare la tassazione dai redditi bassi alle imposte verdi – indica l’Ocse – avrebbe benefici economici e in termini di inclusione, oltre a migliorare l’ambiente e l’Italia sarebbe una dei maggiori beneficiari con un incremento del reddito disponibile delle fasce piu’ povere stimato al 10% dopo 20 anni. Per la Francia l’aumento sarebbe del 22% e per il Belgio di quasi del 33%.