Durante il suo viaggio in Egitto di venerdi’ e sabato prossimi “Papa Francesco usera’ per gli spostamenti un’automobile chiusa, ma non blindata. Cosi’ ha voluto”. Lo ha riferito oggi in un briefing con i giornalisti il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, che ha detto che la Santa Sede non vive con “preoccupazione” l’aspetto della sicurezza in questo viaggio. “Viviamo in un mondo dove questo aspetto fa parte della vita – ha osservato Burke -, pero’ andiamo avanti serenamente, come e’ nella volonta’ del Santo Padre”.
La sicurezza e’ un problema anche qui, come lo e’ anche in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti – ha sottolineato il portavoce vaticano -. Pero’ il Papa, anche dopo gli ultimi attentati in Egitto, ha confermato la volonta’ di andare avanti, anche come segno di vicinanza. Non siamo preoccupati”. A proposito, poi, di quanto faranno le forze di sicurezza del posto, Burke ha ribadito ancora: “Noi non siamo preoccupati, e la loro volonta’ e di far si’ che le cose vadano bene”.
Papa Francesco vuole rendere giustizia a due eroici sacerdoti perseguitati dalle Gerarchie ecclesiastiche ma la cui eredita’ morale, culturale e spirituale e’ ormai patrimonio comune di tutti gli italiani e non solo della Chiesa. Per questo si rechera’ in pellegrinaggio a Bozzolo (provincia di Mantova e diocesi di Cremona) e a Barbiana (provincia e diocesi di Firenze), per pregare sulle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani. La visita, che si svolgera’ il 20 giugno “in forma privata e non ufficiale” avra’ complessivamente la durata di 4 ore e mezzo, dunque sara’ forse la piu’ breve del Pontificato, ma la sua importanza sara’ grandissima. Un viaggio riparatorio delle vere e proprie persecuzioni che essi hanno subito (e don Milani continua ad essere calunniato, come accaduto nelle scorse settimane, dopo che lo scrittore Walter Siti ha avanzato alcuni interrogativi sugli orientamenti sessuali del priore di Barbiana, peraltro non supportati da nessuna prova). “Tutti – ha affermato Francesco in un messaggio reso noto alla vigilia dell’annuncio del viaggio – abbiamo letto le tante opere di questo sacerdote toscano, morto ad appena 44 anni, e ricordiamo con particolare affetto la sua ‘Lettera ad una professoressa’” e le sue proposte di “percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e, quindi, difficili da comprendere e da accogliere nell’immediato”. Francesco nemmeno ha omesso di citare “qualche attrito e qualche scintilla, come pure qualche incomprensione con le strutture ecclesiastiche e civili, a causa della sua proposta educativa, della sua predilezione per i poveri e della difesa dell’obiezione di coscienza. La storia si ripete sempre”. Anche don Mazzolari, definito ‘profeta’ da Paolo VI e ‘Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana’, da Giovanni XXIII, non si stanco’ mai di schierarsi al fianco dell’uomo. Don Primo subi’ un attentato fascista nel 1931 e dopo l’8 settembre 1943, partecipo’ attivamente alla lotta di liberazione, incoraggiando i giovani a partecipare, e venne arrestato e rilasciato, per iniziare pero’ a vivere in clandestinita’-á fino al 25 aprile e cos+¼ l’Anpi di Cremona gli riconobbe la qualifica di partigiano. Nel dopoguerra i suoi scritti sul tema della pace gli attirarono le sanzioni delle Gerarchie ecclesiastiche: nel 1954, infatti, fu imposto a don Primo il divieto assoluto di predicare fuori dalla propria parrocchia e il divieto di pubblicare articoli riguardanti materie sociali.A luglio del 1951 venne imposto a don Primo il divieto di predicare fuori diocesi senza autorizzazione e il divieto di pubblicare articoli senza una preventiva revisione dell’autoritA-á ecclesiastica. Ma oggi la figura e la spiritualita’-á del sacerdote lombardo, riconosciuto dalla Chiesa come ‘servo di Dio’, sono un punto di riferimento per tutti.