‘L’umilta’ e la tenerezza non sono virtu’ dei deboli ma dei forti’ e ‘non c’e’ bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti’. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della messa oggi dedicata alla Madre di Dio esortando a uscire dalla ‘corrosiva malattia della orfanezza spirituale’ che nasce dalla ‘perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa’, e che l’anima vive quando si sente senza madre e le manca la tenerezza di Dio’, trovando ‘spazio nel cuore narcisista che sa guardare solo a se’ stesso’.
“La perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa, fa sì che cresca questo senso di orfanezza e perciò di grande vuoto e solitudine. La mancanza di contatto fisico e non virtuale va cauterizzando i nostri cuori facendo perdere ad essi la capacità della tenerezza e dello stupore, della pietà e della compassione”. Lo ha detto Papa Francesco durante l’omelia della messa nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella 50sima Giornata Mondiale della Pace. “L’orfanezza spirituale – ha aggiunto – ci fa perdere la memoria di quello che significa essere figli, essere nipoti, essere genitori, essere nonni, essere amici, essere credenti. Ci fa perdere la memoria del valore del gioco, del canto, del riso, del riposo, della gratuità”.
“Questa orfanezza autoreferenziale è quella che portò Caino a dire: ‘Sono forse io il custode del mio fratello?’, come a dichiarare: lui non mi appartiene, non lo riconosco – ha ammonito il pontefice – Un tale atteggiamento di orfanezza spirituale è un cancro che silenziosamente logora e degrada l’anima”.
“Purtroppo la violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza. Addolorato, esprimo la mia vicinanza al popolo turco e prego per le numerose vittime e feriti e per tutta la Nazione in lutto e chiedo al Signore di sostenere tutti gli uomini di buona volont+á per affrontare la piaga del terrorismo, di questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un’ombra di paura e di smarrimento”. Cosi’ il Papa ha parlato all’Angelus dell’attentato di Istanbul.
“Una societa’ senza madri sarebbe una societa’ senza pieta’, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione”. Questo il monito di Papa Francesco nell’omelia della messa di Capodanno, festa della Santa Madre di Dio, nella quale ha denunciato anche il rischio, a cui ci espone Internet, della “mancanza di contatto fisico e non virtuale che va cauterizzando i nostri cuori facendo perdere ad essi la capacita’ della tenerezza e dello stupore, della pieta’ e della compassione”. Francesco ha voluto mettere in guardia da “quella orfanezza che trova spazio nel cuore narcisista che sa guardare solo a se’ stesso e ai propri interessi e che cresce quando dimentichiamo che la vita e’ stata un dono, che l’abbiamo ricevuta da altri, e che siamo invitati a condividerla in questa casa comune”. “Questa orfanezza autoreferenziale – ha spiegato Francesco – e’ quella che porto’ Caino a dire: ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’, come a dichiarare: lui non mi appartiene, non lo riconosco”. Secondo Bergoglio, “un tale atteggiamento di orfanezza spirituale e’ un cancro che silenziosamente logora e degrada l’anima. E cosi’ ci degradiamo a poco a poco, dal momento che nessuno ci appartiene e noi non apparteniamo a nessuno: degrado la terra perche’ non mi appartiene, degrado gli altri perche’ non mi appartengono, degrado Dio perche’ non gli appartengo… E da ultimo questa orfanezza finisce per degradare noi stessi perche’ dimentichiamo chi siamo, quale ‘nome’ divino abbiamo”.