Il papa ricorda il dolore del popolo brasiliano per la tragedia che lo ha colpito nel disastro aereo in cui sono morti ieri i calciatori della squadra di serie A del Chapecoense. E invita a pregare per i giocatori morti e le loro famiglie, ricordando la tragedia di Superga e del Grande Torino nel 1949: ‘sono tragedie dure, preghiamo per loro’, dice Francesco. Ieri, nell’incidente aereo avvenuto in Colombia, sono morte 71 persone, mentre 6 sono sopravvissute. Nelle parole del papa, anche il racconto del dramma di un imprenditore costretto a chiudere la sua fabbrica.
Papa Francesco ricorda la strage aerea avvenuta ieri in Colombia dove un aereo è precipitato con 77 passeggeri: a bordo la squadra di calcio brasiliana. “Sono tragedie dure – ha detto il Pontefice al termine dell’udienza generale nell’Aula Nervi -. Ricordiamo il Superga del ’49”. Bergoglio ha espresso il suo “dolore per il popolo brasiliano per la tragedia della squadra di calcio”. E ha invitato a pregare “per i giocatori defunti e per le loro famiglie”.
Ieri è venuto a messa a Santa Marta un brav’uomo, un imprenditore che doveva chiudere la sua fabbrica perché non ce la faceva. E piangendo mi ha detto: ‘Non me la sento di lasciare senza lavoro 50 famiglie, potrei dichiarare fallimento e salvare i miei soldi ma non dormirei la notte pensando a quelle famiglie'”. Lo ha raccontato Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì tenuta in Aula Paolo VI con per circa 7mila partecipanti.
“Ecco – ha commentato il Santo Padre – un bravo cristiano che è venuto a pregare con il cuore e con i fatti. E non si mette a cercare la via di uscita più facile dicendo che gli altri si arrangino”.
L’udienza generale nell’Aula Nervi, preghiamo anche per i vivi che ogni giorno affrontano le prove della vita “Anche oggi c’è chi rischia la vita per dare sepoltura alle povere vittime delle guerre”. Papa Francesco dedica la catechesi alla misericordia, nel corso dell’udienza generale nell’Aula Nervi, incentrando la meditazione sul tema ‘Pregare Dio per i vivi e per i morti’. “L’ultima opera di misericordia spirituale chiede di pregare per i vivi e per i defunti. Ad essa possiamo affiancare anche l’ultima opera di misericordia corporale che invita a seppellire i morti. Può sembrare una richiesta strana quest’ultima; e invece, in alcune zone del mondo che vivono sotto il flagello della guerra, con bombardamenti che giorno e notte seminano paura e vittime innocenti, questa opera è tristemente attuale. Anche oggi c’è chi rischia la vita per dare sepoltura alle povere vittime delle guerre”. “Pregare per i defunti – ricorda Francesco – è, anzitutto, un segno di riconoscenza per la testimonianza che ci hanno lasciato e il bene che hanno fatto. È un ringraziamento al Signore per averceli donati e per il loro amore e la loro amicizia. La Chiesa prega per i defunti in modo particolare durante la santa messa. Un ricordo semplice, efficace, carico di significato, perché affida i nostri cari alla misericordia di Dio. Preghiamo con speranza cristiana che siano con Lui in paradiso, nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero di amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto”. “Il ricordo dei fedeli defunti – ammonisce il Papa – non deve farci dimenticare anche di pregare per i vivi, che insieme con noi ogni giorno affrontano le prove della vita. Tutti, vivi e defunti, siamo nella comunione, cioè nella comunità di quanti hanno ricevuto il Battesimo, si sono nutriti del Corpo di Cristo e fanno parte della grande famiglia di Dio”.