APPELLO DI GENTILONI, ‘CONDIVIDERE SFORZO DEL GOVERNO’
“La Cgil e’ pronta alla mobilitazione se non ci saranno cambiamenti nelle proposte del Governo nel confronto sulla previdenza in programma domani”. Cosi’ la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha assicurato che “ci si prova sempre fino all’ultimo”. La segretaria della Csl, Furlan, sottolinea come sia stato scardinato il concetto della legge Fornero che equipara tutti i lavoratori, grazie all’unita’ sindacale. Il premier Gentiloni auspica che le organizzazioni sindacali condividano lo sforzo del governo sull’adeguamento dell’eta’ pensionabile. Per Pisapia, e’ fondamentale raggiungere un’intesa che unisca i sindacati.
“Ai tavoli bisogna sedersi con molta serietà, prendendoli sul serio e provando a fare sempre e comunque la propria parte che è quella di cercare di avere risposte o di migliorare alcune cose. Il nostro atteggiamento è positivo ma non sono ottimista”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, in merito al tavolo tecnico di domani sulle pensioni tra il governo e i sindacati. “Non so quale scelta assumerà il governo – ha aggiunto Camusso – il nostro giudizio è netto anche perché lo confrontiamo con gli impegni del governo che aveva preso con noi nel settembre 2016 e che non trovano riscontro invece nelle cose che adesso sta proponendo. Abbiamo bisogno di cambiare un sistema che è assolutamente ingiusto: per i giovani, per le lavoratrici, per coloro che si sono visti cambiare le regole in corso d’opera. Bisogna ricostruire un sistema equo. Lo si può fare non tutto in una volta ma manca qualunque segnale che quella è la direzione nella quale si va”. “Se c’è una cosa che tutti sappiamo – ha concluso Camusso – è che il sistema previdenziale ha bisogno di regole certe. La stessa difficoltà in cui si muove l’ Ape sociale è la dimostrazione che il sistema previdenziale non si può affidare alla logica delle deroghe”.
“Possiamo portare a casa un risultato importante: smontare l’assunto della riforma pensionistica del governo Monti, la legge Fornero, che non tutti i lavori sono uguali. Io credo che il ruolo sociale dei sindacati confederali sia innanzitutto quello di aprire i negoziati e di portare risultati a casa ed oggi e’ il momento di prenderli”. Lo ha detto oggi, a margine di un incontro con i delegati del sindacato, la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan. “Finalmente c’e’ un riconoscimento sul fatto che non tutti i lavori sono uguali e non tutte le condizioni lavorative sono uguali. Questo fatto era prima associato all’istituzione dell’ Ape Sociale, oggi si concretizza nel blocco dell’ aspettativa di vita per alcune categorie ed alcuni mestieri che implementeremo con la Commissione istituzionale ad hoc rispetto a questo lavoro. Sono circa 300 milioni le risorse che il Governo intende stanziare che si sommano agli oltre 3 miloiardi dell’ anno scorso per la quattordicesima dei pensionati ed alle risorse triennali per l’Ape social. Sono risultati importanti frutto del confronto che abbiamo avuto con il Governo. Per l’Ape sociale avevamo chiesto ed abbiamo portato a casa anche un fondo per poterla prolungare anche per tutto il 2019. La posizione della Cisl e’ nota: quando si fa una trattativa e si portano a casa dei risultati nulla al mondo puo’ giustificare il fatto di rinunciare a prenderli, in modo particolare ora che siamo alla fine di una legislatura. E se questi provvedimenti non verranno inseriti nella Legge di Bilancio bene che vada, noi riprenderemo a discuterne tra un anno e cioe’ nella prossima Finanziaria”.
“Non ci si riesce ad abituare al livello del dibattito politico/sindacale del nostro paese. Se uno non leggesse qualche giornale ogni giorno, non vedesse qualche TG o non navigasse per internet non potrebbe mai credere che si stia davvero discutendo, ai massimi livelli, da qualche mese, cinque per la precisione, per l’uscita dal lavoro. La cosa è ormai risaputa, la legge Fornero ha introdotto, nella individuazione dell’età ‘giusta’ per andare in pensione, anche il calcolo della speranza di vita costruendo un meccanismo che, collegandosi all’aumento della vita media, aumenta di pari passo l’età del pensionamento”. Così in una nota l’Usb.
“La cosa viene rappresentata come una scelta equa e irrinunciabile – continua l’Usb – Equa perché secondo lor signori bisogna spaccarsi la schiena fino alla soglia della morte, irrinunciabile perché i conti dell’Inps e la sostenibilità del sistema dipendono direttamente anche dall’introduzione di questo mefistofelico meccanismo di continuo aumento dell’età pensionabile.Ora che l’intero impianto della legge Fornero e di quelle che l’hanno preceduta a partire dalla Riforma Dini del ’95 – la madre di tutte riforme pensionistiche – siano inique e sbagliate è dato ormai consolidato per tutti gli oltre 60 milioni di italiani, ad eccezione di tre: Camusso, Furlan e Barbagallo. Che i conti dell’Inps e la sostenibilità del sistema siano a rischio è invece cosa di cui andrebbe discusso approfonditamente, ad esempio valutando quanto incidano su di essi i continui sgravi contributivi alle imprese che comunque non hanno creato e non creano occupazione stabile e duratura per i nostri giovani; quanto abbia inciso l’aver l’Inps assorbito Enti previdenziali che erogavano ricchissime Pensioni ai professionisti e ai dirigenti d’azienda e che, ad un passo dal crack, sono stati inglobati dal maggiore ente previdenziale italiano che così si è dovuto far carico di pagare Pensioni onerosissime senza però averne incamerato i contributi. Oppure quanto abbia pesato e pesi la fusione con l’Inpdap, l’ente previdenziale dei lavoratori pubblici, ora che si è scoperto che le Amministrazioni pubbliche – i Ministeri, gli enti locali ecc. – si guardavano bene dal versare nelle sue casse i contributi regolarmente prelevati dalle buste paga dei propri dipendenti, provocando così una voragine di enorme valore e mettendo a rischio le Pensioni dei lavoratori.Bisognerebbe cancellare venti anni di riforme delle Pensioni, costruite al fine di smantellare pezzo a pezzo la previdenza pubblica per ingrassare i fondi previdenziali privati gestiti dai sindacati confederali, per poter mettere le mani davvero al rilancio dell’ente pubblico oggi in mano ad una ditta di demolitori professionisti capeggiata da Boeri. Questo è quello che tutti gli Italiani chiedono e si aspettano che accada.Invece no. Ad un tavolo a cui nessuno li ha delegati, i tre segretari generali di cgilcisluil, i maggiori sindacati gialli d’Europa, stanno a discutere – e qualcuno minaccia scioperi e sfracelli! – di cinque mesi di distanza tra 66 anni e 7 mesi e 67 anni per andare in pensione, e soprattutto se sia sufficiente individuare 15 categorie definite gravose a cui fare la grazia di lasciarle andare in pensione a 66 anni e 7 mesi invece che a 67. In altri tempi si sarebbe chiamata la Croce Rossa. Oggi invece c’è da tornare nelle piazze per impedire che qualcuno si rifaccia una verginità persa da tempo difendendo i cinque mesi di anticipo per qualcuno. Noi vogliamo andare in pensione a 60 anni, con 40 anni di contributi. Vogliamo una pensione dignitosa che ci consenta di vivere dignitosamente, vogliamo che i giovani abbiano la possibilità di costruirsi anch’essi un futuro con il lavoro buono e di qualità e quindi di avere anche loro la possibilità, di andare in pensione. Di altro non vogliamo nemmeno discutere”.
In queste settimane “abbiamo lavorato investendo sul ruolo delle organizzazioni sindacali che io considero molto importante nel panoramna sociale dell’Italia. Io mi auguro che condividano questo sforzo perche’ si sono ottenuti risultati e non riconoscerlo sarebbe un errore e una rinuncia a esercitare quel ruolo che le organizzazioni sindacali esercitano in un paese come il nostro”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, intervenendo all’assemblea congiunta dell’Associazione Industriali di Novara, Confindustria Alessandria e Confindustria Vercelli Valsesia, riferendosi al tavolo sulle pensioni. “L’adeguamento dell’eta’ pensiobnabile all’aumento dell’aspettativa di vita- ribadisce- e’ un pilastro del nostro sistema e della nostra sostenibilita’ finaziaria, non puo’ che essere confermato adottando se possibile misure di attenuazione di questa dinamica”.