Giornata di estrema tensione sui mercati energetici internazionali, con il prezzo del Brent che ha vissuto un’altalena senza precedenti. Dopo aver sfiorato i 120 dollari al barile nelle prime contrattazioni — segnando il balzo giornaliero più alto della storia — il greggio è ripiegato sotto quota 100 dollari, in scia all’annuncio di un possibile intervento massiccio sulle riserve strategiche globali.
Dal 28 febbraio, data dell’inizio dei bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il valore del petrolio è aumentato del 65%, alimentando lo spettro della crisi energetica del 2008.
Fatih Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), è intervenuto al vertice dei Ministri delle Finanze del G7 su invito della presidenza francese. Sul tavolo c’è l’immissione nel mercato di parte dei 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza detenute dai Paesi membri.
Tuttavia, il fronte non è compatto:
- Francia e G7: Valutano il coordinamento, ma non hanno ancora preso una decisione definitiva.
- Stati Uniti: Il Senato preme su Donald Trump per lo sblocco delle riserve, ma il Presidente appare orientato a percorrere la via diplomatica con Mosca.
- India: Ha già annunciato che non aderirà all’iniziativa di sblocco delle scorte.
- Russia: Vladimir Putin si è detto pronto a rifornire l’Europa, ma solo a fronte della firma di contratti di fornitura a lungo termine.
A pesare sull’offerta è il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, arteria vitale attraverso cui transita un quinto del greggio mondiale. Nonostante una petroliera greca sia riuscita a forzare il blocco nelle ultime ore, gli esperti di Kpler avvertono: anche in caso di riapertura immediata, serviranno almeno due mesi per tornare alla piena capacità operativa.
Nel frattempo, Saudi Aramco ha iniziato a tagliare la produzione in due grandi giacimenti. La mossa saudita, unita alla nomina del “falco” Mojtaba Khamenei come Guida Suprema in Iran, suggerisce che la disponibilità di barili rimarrà limitata nel medio periodo.
Secondo Giovanni Staunovo (UBS), l’utilizzo delle riserve strategiche potrebbe rivelarsi insufficiente: “Rispetto all’entità dell’interruzione se Hormuz rimanesse chiuso a lungo, queste misure sono solo una goccia nell’oceano”. Per i consumatori, il rischio è di dover affrontare prezzi record alla pompa per settimane o mesi, a causa della logistica interrotta e dei danni alle infrastrutture belliche.
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