Zhong Zhong e Hua Hua sono le prime scimmie clonate al mondo con la stessa tecnica utilizzata per la pecora Dolly. La nascita, annunciata oggi su ‘Cell’, è frutto della ricerca di scienziati cinesi, che hanno spiegato di aver creato due macachi femmine completamente identiche dal punto di vista genetico e in buona salute. Le ‘piccole’, al momento nutrite col biberon, starebbero crescendo senza differenze rispetto alle coetanee normali. Sono solo le prime, visto che a breve si attende la nascita di altri cloni. L’equipe dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze sostiene che l’obiettivo è la creazione di un ‘esercito’ di scimmie geneticamente identiche da usare in laboratorio per la ricerca su malattie diffuse come i tumori, ma anche il Parkinson e l’Alzheimer. L’annuncio, però, solleva non poche perplessità e interrogativi etici, facendo crescere la preoccupazione di un’imminente clonazione umana.
Finora gli scienziati avevano ‘clonato’ i primati con la scissione embrionale, ma il risultato era piuttosto artificiale. L’equipe cinese ha percorso una via diversa, non priva di ostacoli. La cellula viene privata del nucleo, sostituito da quello prelevato da una cellula di un altro animale. L’ovulo viene fecondato artificialmente e l’embrione in fase iniziale di sviluppo viene impiantato nell’utero di una madre surrogata, crescendo come una ‘copia carbone’ dell’animale che ha donato il nucleo. A differenza dei precedenti tentativi effettuati, i ricercatori hanno arricchito e potenziato il cocktail di nutrienti e fattori di crescita che aiuta l’embrione clonato a svilupparsi prima dell’impianto. Non solo. L’equipe ha scoperto che se la tecnica sembrava funzionare usando le cellule prelevate da un feto, peggiori erano i risultati ottenuti con cellule adulte. Ben 79 embrioni sono stati impiantati in 21 madri surrogate: Zhong Zhong e Hua Hua sono le uniche scimmiette nate vive su 6 gravidanze. Del resto, la pecora Dolly era stato l’unica nata con successo su 277 embrioni impiantati. “Abbiamo provato diversi metodi – spiega Qiang Sun, direttore del Nonhuman Primate Research Facility dell’Accademia cinese delle scienze – solo uno ha funzionato. Ci sono stati tanti fallimenti prima di trovare la strada per clonare con successo una scimmia”.
“Con questo lavoro è stata superata una barriera”, commenta ad Afp un co-autore della ricerca, Muming Poo, direttore dell’istituto di neuroscienze del Cas. Finora la tecnica era stata usata per clonare oltre 20 specie di animali diverse, compresi cani, maiali e gatti, ma il processo per i primati si è rivelato particolarmente difficile. In passato altre scimmie erano state clonate, ma con una tecnica diversa e più semplice nota come ‘embryo splitting’ o ‘fissione gemellare’, che in pratica simula la modalità in cui si creano i gemelli.
Il primo primate mai clonato in questo modo fu Tetra, un macaco rhesus nato nel 1999. Con l’embryo splitting si possono fare massimo quattro clonazioni per volta, mentre la nuova tecnica potrebbe in teoria avere numeri molto più alti. La pecora Dolly, nata il 5 luglio del 1996 nell’istituto Roslin di Edimburgo, è morta il 14 febbraio del 2003 per una malattia progressiva ai polmoni, prima di compiere 7 anni. Un report indicava che aveva un’artrite al ginocchio sinistro, il che ha portato a ipotizzare che la clonazione potesse avere causato un invecchiamento precoce. Recentemente, però, uno studio pubblicato sulla rivista digitale Scientific Reports ha escluso le teorie precedenti secondo cui il processo di clonazione potrebbe portare a un invecchiamento precoce e a disturbi a questo collegati.La svolta giunta con la clonazione di Hua Hua e Zhong Zhong potrebbe dare una spinta alla ricerca medica sulle malattie nell’uomo, ma la nascita delle due scimmie – che hanno adesso sei e otto settimane – pone domande di natura etica, legate a quanto vicino gli scienziati siano arrivati a potere un giorno clonare degli esseri umani. In principio anche degli esseri umani potrebbero essere clonati con questa tecnica, ha detto Poo, precisando che questo team era concentrato sulla clonazione per fini medici: un giorno lo stesso approccio potrebbe essere usato per creare popolazioni di scimmie geneticamente identiche, il che potrebbe essere utilizzato per ricerche mediche evitando di prendere delle scimmie che sono libere in natura. “Nei soli Stati Uniti le compagnie farmaceutiche importano fra 30mila e 40mila scimmie all’anno”, spiega Poo. “I loro background genetici sono tutti variabili, non sono identici, quindi c’è bisogno di un numero alto di scimmie. Per ragioni etiche penso che avere clonato delle scimmie ridurrà in modo considerevole il numero di scimmie usate per fini farmaceutici”.
Solitamente le scimmie vengono usate per ricerche mediche su malattie del cervello con il Parkinson, il cancro, o disturbi metabolici e al sistema immunitario. “Il metodo usato per questi esperimenti è simile a quello utilizzato per clonare Dolly” nel 1996, ma con diversi “aggiornamenti”, spiega William Ritchie, embriologo nella squadra che clonò la pecora Dolly all’istituto Roslin dell’università di Edimburgo. La tecnica prevede di rimuovere il nucleo da un uovo sano e sostituirlo con un altro nucleo proveniente da un altro tipo di cellula somatica; il clone diventa uguale alla creatura che ha donato il nucleo sostitutivo. “Abbiamo provato diversi metodi, ma solo uno ha funzionato”, ha dichiarato l’autore Qiang Sun, direttore della Nonhuman Primate Research Facility all’Accademia cinese delle scienze. “Ci sono stati molti fallimenti prima di trovare il modo per clonare con successo una scimmia”, racconta, ricordando che si è provato con cellule di donatori adulti ma quei cloni sono morti poche ore dopo la nascita. Quello che ha funzionato come nuclei sostitutivi sono state le cellule arrivate da tessuto connettivo fetale. Il co-autore della ricerca Muming Poo spiega che il primo autore Zhen Liu ha impiegato tre anni per perfezionare la procedura.Il procedimento con cui sono nati Hua Hua e Zhong Zhong, tuttavia, resta “molto inefficiente e rischioso” perché i due piccoli sono gli unici nati di un gruppo di 79 embrioni clonati, segnala lo scienziato britannico Robin Lovell-Badge, leader di gruppo del Francis Crick Institute. “Sono riusciti a ottenere dei macachi clonati, ma i numeri sono troppo bassi per trarre molte conclusioni”, ha dichiarato Lovell-Badge, che non è stato coinvolto nello studio. Lovell-Badge, inoltre, evidenzia che a suo parere le conclusioni non portano gli scienziati più vicini alla clonazione umana: “Questa rimane una cosa chiaramente molto stupida da tentare, sarebbe troppo inefficiente, troppo insicura e anche inutile”, afferma.Un po’ diversa l’opinione di Darren Griffin, professore di genetica all’università di Kent, che accoglie lo studio con “cauto ottimismo” e lo definisce “molto impressionante” da un punto di vista tecnico. “La prima notizia di clonazione di un primate non-umano senza dubbio solleverà una serie di preoccupazioni etiche” ma “i benefici di questo approccio sono chiari. Un modello primate che può essere generato con un background genetico uniforme e conosciuto sarebbe senza dubbio utile nello studio, comprensione e alla fine cura, di malattie umane, specialmente quelle con un elemento genetico”.