IERI GIORNO RICORDO. VESCOVO RIETI, RINVIARE NON PAGA MAI
Il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva annuncia rinvii a giudizio dopo aver chiuso le indagini per il crollo della vela campanaria di una chiesa di Accumoli e di due palazzine di edilizia popolare ad Amatrice. Purtroppo, fa notare Saieva, ”c’e’ colpa dell’uomo”. Le richieste di giudizio, spiega, ”sono per sette persone per Accumoli e cinque per le palazzine”. Ieri intanto, a un anno dal sisma del 24 agosto 2016, e’ stato il giorno del silenzio, della preghiera e del ricordo nei paesi dell’Italia centrale colpiti. Il vescovo di Rieti Domenico Pompili ha ricordato che ”rinviare non paga mai, neanche in politica” e che occorre ”ricostruire senza usare le frasi fatte”.
“Ci saranno dei rinvii a giudizio”. Lapidario, il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva risponde dopo aver chiuso le indagini per il crollo della vela campanaria di una chiesa di Accumoli e quella di due palazzine di edilizia popolare di piazza Sagnotti ad Amatrice. I due paesi sono stati quelli più colpiti, nel Reatino, dal devastante terremoto del 24 agosto dello scorso anno.Le richieste di giudizio, spiega Saieva “sono per sette persone per Accumoli e cinque per le palazzine”. “Purtroppo – ha ribadito- c’è la colpa dell’uomo”, responsabilità che nei casi in esame, per il procuratore, “è evidente”.
“La colpa dell’uomo c’è, – aggiunge – che queste colpe risalgono indietro nel tempo questo è un altro discorso, il comune di Amatrice è stato costruito due, tre secoli fa, dopo il terremoto distruttivo del ‘700 non sono state rispettate regole antisismiche, anche perché la normativa è degli anni Settanta. Non si costruisce male solo per risparmiare e guadagnare di più, c’è un problema più generale di sottovalutazione culturale”. “Non si vogliono solo aumentare i profitti, c’è anche incuria ed è sempre stata dimostrata ogni volta che le commesse provengono dallo Stato o da altri enti pubblici, il caso lampante è quello delle palazzine costruite ad Amatrice dalla stessa azienda, quelle destinate al pubblico sono crollate, quelle private sono ancora in piedi”.
“In via giudiziaria cercheremo di accertare le verità”, conclude Saieva, “per il futuro non si può fare altro che incrociare le dita perché il patrimonio edilizio nazionale è in gran parte stato costruito in tempi anteriori la regolamentazione antisismica, che va rispettata: le persone spendono di più per le rifiniture, per i pavimenti, per cose superflue trascurando la struttura portante della casa in cui andranno a vivere e poi, a volte, disgraziatamente a morire. Le pene ci sono e sono adeguate, quello che serve è un cambio di mentalità”.