La direzione Pd all’unanimita’ “affida” al segretario Enrico Letta e alle capigruppo il mandato “di seguire le trattative per l’elezione del presidente della Repubblica. Il Pd ritiene che sia necessario individuare una figura di alto profilo istituzionale e quindi non di parte”. Lo prevede il documento finale della riunione Dem. “Occorre giungere rapidamente a una scelta condivisa dall’arco di forze parlamentari piu’ ampio possibile, a partire da quelle dell’ attuale maggioranza”, dice il documento che invoca “stabilita’ nell’azione di governo e una conclusione ordinata e nei tempi ordinari della legislatura”.
Un patto di legislatura, un pacchetto chiuso che preveda elezione del Capo dello stato e prosieguo della legislatura fino al termine naturale. Ma, soprattutto, che salvaguardi la figura di Mario Draghi, essenziale per portare a termine il Pnrr e per fare fronte alla crisi pandemica. Enrico Letta apre con queste indicazioni la riunione congiunta fra gruppi parlamentari e direzione del Pd. Il segretario ottiene un mandato che ‘blinda’ il percorso che lo portara’ al voto il 24 gennaio. Letta, infatti, chiede che a votare siano non solo la direzione, ma anche quei gruppi parlamentari che si sono venuti a formare quando al Nazareno sedeva ancora Matteo Renzi e che, da allora, sono sempre stati difficili da guidare.
La riunione si apre con un ricordo di David Sassoli, a cui il segretario riconosce il merito di aver consentito al Parlamento Europeo di lavorare al Next generation Eu quando tutti chiudevano. A Sassoli, poi, Letta ha annunciato di voler dedicare la sala del Nazareno, sede nazionale del partito.
La scelta del centrodestra di candidare Berlusconi, confermata nel summit a Villa Grande, ha “deluso” profondamente i dem. E’ vero, ha spiegato Letta, che “ogni capo di partito e’ divisivo”, ma nessuno “e’ divisivo quanto Silvio Berlusconi”. Nonostante questo, il segretario Pd e’ consapevole di dover continuare sulla linea del dialogo con le altre forze parlamentari. “Non abbiamo la maggioranza assoluta”, ricorda a parlamentari e membri della direzione, quasi a voler rispondere a chi – come il ministro della Cultura, Dario Franceschini – sollecita una ‘mossa’ del partito e dei suoi alleati.