La Giunta Raggi inciampa ancora e proprio sul bilancio di previsione 2017-19della Capitale, la cui prevista chiusura “entro Natale” costituiva un vanto della sindacatura M5S. Si volevano far dimenticare, così, le altre vicissitudini Il tonfo, però, è secco perché per la prima volta nella storia del Comune di Roma l’Organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio (Oref) boccia senza appello il previsionale 2017-19. A giudizio dei revisori “non sono sufficienti gli spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell’equilibrio finanziario in relazione alle necessità che potrebbero rivelarsi rispetto al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, alle passività potenziali comunque presenti e a tutte le criticità evidenziate nel presente parere”. Quindi bisogna ricominciare da capo: impostazione del documento da rivedere, conti da rifare, raccogliere nuovamente i pareri dei Municipi e delle Commissioni, e poi tornare di nuovo in aula Giulio cesare.
“Ci sono comunque i tempi per predisporre un nuovo schema di bilancio ed approvarlo entro i termini stabiliti dalle norme (28 febbraio 2017)”, assicura dalla sua pagina facebook l’assessore capitolino al bilancio Andrea Mazzillo. Si potrà così evitare alla Capitale un nuovo commissariamento. L’Oref ha sempre approvato il bilancio capitolino sollevando osservazioni e indicazioni di correttivi, ma stavolta è scattato lo stop. Mazzillo nota nel suo post che “i revisori contabili sono stati particolarmente rigorosi nella loro analisi e noi vogliamo raccogliere questa sfida al rigore”. In realtà le opposizioni nelle prime sedute d’aula avevano sollevato alcuni dubbi sulla consistenza del Documento di programmazione, altri sulla consistenza delle entrate straordinarie da condoni edilizi a fronte del cambiamento della legislazione autorizzativa, che la Giunta portava a copertura di alcune spese straordinarie. Molti consiglieri di maggioranza, dopo la lettura del parere, sostengono che il rigore dell’Oref sia sospetto, quantomeno eccessivo rispetto al passato. Per una Giunta che ha faticato a riempire la casella dell’assessore al bilancio dopo l’addio dell’esperto del Commissario Tronca, il bocconiano Marcello Minenna, ripiegando su Andrea Mazzillo come “soluzione interna”, lo smacco è grave e politico, non solo tecnico. Il telefono di Minenna, dimessosi in disaccordo con la sindaca, con eleganza, almeno al momento, squilla a vuoto, ma è un dato che il suo assestamento di bilancio dell’estate scorsa era passato con minime osservazioni sotto la falce dei revisori capitolini.
Non è bastata la benedizione del bambinello dell’Aracoeli, tra le figure sacre più miracolose secondo i romani, che la sindaca Raggi aveva raccolto personalmente partecipando in mattinata alla funzione natalizia dedicata ai dipendenti capitolini, accedendo anche ai sacramenti. Poco prima era passata in Aula Giulio Cesare ad annunciare con 9 minuti secchi di intervento, e senza ascoltare le repliche dell’opposizione, l’avvenuto rimpasto di Giunta. Aveva anche risposto con laconica nettezza alle domande dei cronisti sull’interrogatorio in corso del suo ex vice capo di gabinetto Raffaele Marra, attualmente agli arresti: “Non temo ne’ le parole di Marra ne’ l’esposto di Raineri”, aveva affermato, sottolineando “Marra non mi ricattava”. Che qualcosa non andasse con quel bilancio cui erano stati dedicati giorni e giorni di esame di commissioni congiunte e già alcuni d’aula, lo si era capito dal fatto che dopo la pausa del pranzo i consiglieri del M5S si erano ritirati tutti nella ragioneria capitolina, lasciando l’opposizione sola per oltre 4 ore a inscenare cori da stadio e improvvisati sit-in sui banchi della presidenza, con tanto di furto e trillo della campanella dalla presidenza. E’ stato proprio il presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, a rientrare in aula per annunciare scuro in volto che la seduta era sospesa, quella di domani sconvocata, perché l’Oref aveva dato lo stop all’iter del provvedimento. Le opposizioni, a quel punto, esultano: chiedono che Raggi prenda atto di non saper amministrare, di non aver ascoltato i richiami costruttivi arrivati dai banchi di destra e di sinistra, che ne tragga – direttamente o per mano di Grillo – le debite conseguenze e faccia un passo indietro, lasciando la parola nuovamente ai romani. I rilievi dei revisori sono severi e chiari: il documento di programmazione, innanzitutto, non è chiaro sulle entrate, rispetto alle quali non c’è una programmazione ritenuta efficiente, a partire dai tributi – in primis Tari, Tasi e Imu – la cui raccolta è penalizzata dal mancato coordinamento tra le strutture del Comune che le raccolgono. Se il Comune vorrà prevedere ulteriori risparmi, poi, secondo i revisori non potrà farlo senza ridurre la qualità dei servizi ai cittadini. Anche in tema di uscite le previsioni della Giunta Raggi fanno acqua: secondo l’Oref non ‘è una corretta previsione degli ingenti e imminenti oneri derivanti dai debiti fuori bilancio, dalle passività derivanti dalla gestione delle partecipate, dalla realizzazione della linea metropolitana C e dell’ammodernamento di quelle esistenti. E pensare che proprio in mattinata l’assessore capitolino alle Partecipate Massimo Colomban aveva cominciato, come da mandato di Beppe Grillo, a rivedere tutti gli atti amministrativi della Giunta Raggi fino ad oggi, a partire da quelli formati dall’indagato Raffaele Marra. Sul bilancio, tuttavia, non è arrivato in tempo.