E’ IL DATO PIU’ BASSO DA DICEMBRE 2016. UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI, STANGATA DI 242 EURO A FAMIGLIA
L’inflazione rallenta. A gennaio 2018, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettivita’ (Nic), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dello 0,8% su base annua. Lo rileva l’Istat. Il dato tendenziale e’ il piu’ basso da dicembre 2016. Il nuovo paniere prevede che, per valutare l’andamento dei prezzi nel 2018, non si considereranno piu’ la telefonia pubblica, quindi le cabine telefoniche, il canone Rai e il lettore Mp4 mentre si terranno d’occhio la lavasciuga, il Robot aspirapolvere, l’avocado, il mango e i vini liquorosi.
A gennaio 2018 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dello 0,8% su base annua (era +0,9% a dicembre 2017). E’ quanto emerge dalle stime preliminari diffuse dall’Istat. La lieve frenata, sottolinea l’istituto di statistica, dell’inflazione si deve per lo più al rallentamento della crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati (+0,1%, da +2,4% di dicembre 2017), dei beni energetici non regolamentati (+2,5% da +4,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (+1,4% da +2,8%), mitigato dall’accelerazione dei prezzi degli alimentari lavorati (+2,3% da +0,8%) e degli energetici regolamentati (+5,2% da +3,7% del mese precedente). A gennaio, sia l’ ”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sia quella al netto dei soli beni energetici si attestano a +0,6% (la prima in salita di due decimi di punto percentuale e la seconda stabile rispetto al mese precedente). Su base annua la crescita dei prezzi sia dei beni sia dei servizi conferma i valori di dicembre 2017 (rispettivamente +1,1% e +0,6%). Quindi, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni risulta negativo e pari a -0,5 punti percentuali. L’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +0,3% per l’indice generale e -0,1% per la componente di fondo.
“L’Inflazione allo 0,8% si traduce in una maggiore spesa pari a +242 euro annui per la famiglia tipo”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati Istat diffusi oggi. “Un rallentamento – aggiunge – evidente rispetto ai dati del 2017 che tuttavia vede ancora forti rincari per il settore dell’abitazione, i cui prezzi a gennaio segnano un incremento del 2,5%, e per quello dei trasporti (+1,6%)”. Secondo l’associazione il dato dell’Inflazione “non deve trarre in inganno, perché sull’indice di gennaio 2018 hanno pesato il calo degli alimentari e quello dei prodotti energetici, spingendo in discesa il tasso sui prezzi al consumo”.
“A favorire il rallentamento dell’Inflazione è il crollo dei prezzi al consumo delle verdure che fanno registrare una riduzione del 7,8% rispetto allo scorso anno”. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai dati Istat sui prezzi al consumo a gennaio. “Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di una evidente dimostrazione dell’andamento dell’impatto dei cambiamenti climatici sul carrello della spesa in un mese di gennaio particolarmente caldo 2018 rispetto allo scorso anno. L’andamento dei prezzi delle verdure – sostiene la Coldiretti – favorisce i consumi in una stagione particolarmente a rischio per l’influenza che ha messo a letto fino ad ora oltre 5,5 milioni di persone. A preoccupare – conclude la Coldiretti – è la situazione nei campi dove per alcuni prodotti le quotazioni non coprono neanche i costi di coltivazione”.
“Si rivela fondamentale un intervento deciso del governo per avviare un attento monitoraggio dei prezzi e delle tariffe e contrastare intollerabili fenomeni speculativi”. Lo dichiara Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori, commentando i dati relativi al tasso di Inflazione, che a gennaio segna la crescita più bassa da dicembre 2016 sul passo del +0,8% annuo, ma con un +1,2% per quanto riguarda i prodotti con maggiore frequenza di acquisto. Secondo l’associazione, questi dati si inquadrano “in un contesto in cui le condizioni delle famiglie sono ancora critiche e spesso instabili. Soprattutto a causa della persistente crisi occupazionale, infatti, sono molte le famiglie che devono sopperire alla carenza di occupazione di figli e nipoti, facendosi carico del loro sostentamento per un onere pari a circa 450 euro al mese”.
“Ottima notizia il rallentamento dei prezzi, visto che serve a ridare potere d’acquisto alle famiglie. Purtroppo, però, anche se in calo, restano ancora alti i prezzi del carrello della spesa e dei beni ad alta frequenza di acquisto”. E’ il commento di Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ai dati Istat sull’Inflazione. “Se l’Inflazione – prosegue Dona – a +0,8%, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 313 euro, 203 euro di questi se ne vanno solo per i beni ad alta frequenza di acquisto e 93 per il carrello della spesa, ossia per la sola spesa di tutti i giorni”.
Secondo i calcoli dell’associazione, per la famiglia tipo Istat da 2,4 componenti, l’incremento dei prezzi dello 0,8% si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 242 euro in più nei dodici mesi, ma 157 vanno per i beni ad alta frequenza e 72 per la sola spesa di tutti i giorni. Per una coppia con 1 figlio la “stangata” è di 288 euro in più su base annua (86 per il carrello della spesa), per un pensionato con più di 65 anni il rincaro è pari a 157 euro (47 per la spesa di tutti i giorni), 165 euro per un single con meno di 35 anni (49 euro), 244 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni (72 euro per il carrello).